Sullo stato del giornalismo

Un esempio di giornalismo, attuale, attualissimo, dalla giornata appena conclusa.Prendo un caso genovese, sul tema purtroppo più noto degli ultimi cinque mesi, cioè il Ponte Morandi. Sul sito di Primocanale, la principale tv privata della Liguria, appare la notizia che riporto per intero qua sotto. Non riporto il link, perché temo che queste news spariscano nel giro di poco tempo.

GENOVA –  Le aziende incaricate di demolire i resti del ponte Morandi “stanno cospargendo i terreni vicini alle case di sostanze blu”. Lo mette in evidenza la pagina fb ‘Oltre il ponte c’é’ pubblicando alcune immagini della posa del materiale.

“Serve per trattenere polveri sottili e fibre di amianto delle macerie del ponte – si chiedono i gestori della pagina fb -? Non siamo chimici, non siamo tecnici delle bonifiche, siamo cittadini che vogliono delle risposte. Ci parlano di rigenerazione urbana quando ci sarà il nuovo ponte con colline, parchi una grande piazza per il nostro ‘Ground Zero…’: queste sono armi di distrazione di massa. Noi non vogliamo sapere cosa succederà domani, vogliamo sapere cosa succede oggi”.

Notizia allarmante, non c’è che dire. Un’ora dopo (mi baso sull’ora dei post su Facebook che rilanciano la notizia apparsa sul sito), ecco che la notizia è ripubblicata in forma ampliata:

GENOVA – Il commissario alla Ricostruzione Marco Bucci spiega in una nota di cosa si tratta il materiale di colore blu cosparso sui terreni dell’area sottostante ponte Morandi. 

“Nel cantiere lato est per la demolizione e ricostruzione di Ponte Morandi, nell’area occupata dalla massicciata ferroviaria, si sta intervenendo con una serie di attività preventive a salvaguardia della salute e dell’ambiente che vengono eseguite per bloccare l’emissione di qualsiasi sostanza che vi possa essere eventualmente contenuta – spiega la nota commissariale-. Le aree in questione vengono cosparse di sostanze colorate, incapsulanti a base vinilica, assolutamente innocui, che hanno il solo scopo di preparare il fondo dell’area di cantiere e proteggere il substrato di proprietà RFI, Rete Ferroviaria Italiana”.

I residenti della zona attraverso il gruppo Facebook “Oltre il ponte c’è” hanno manifestato preoccupazione chiedendo chiarimenti in merito alle sostanze utilizzate. E così dalla struttura commissariale è arrivta la precisazione: “Come da comunicazione preventivamente inviata alla Asl, l’area colorata con la sostanza blu è conseguenza di un lavoro già eseguito da RFI al di fuori dell’area presa in consegna dall’ATI (Associazione temporanea di imprese che oggi gestisce i cantieri per la demolizione del Morandi).  ATI, con le stesse modalità previste dal Protocollo e comunicate all’Asl, sta utilizzando sull’area di propria competenza l’ incapsulante colorato di rosso. Le sostanze sono colorate solo per consentire l’immediata individuazione delle parti trattate da quelle non trattate.

Al di sopra dello strato colorato sarà steso, inoltre, un telo in tessuto-non tessuto ed uno strato di tout venant (un sottofondo di pietrisco) per consentire il transito in sicurezza dei mezzi operativi che si muoveranno in questa area. La Struttura Commissariale – in condivisione con RFI, proprietaria delle aree – specifica che tutte le lavorazioni che sono in corso sono basate su protocolli impostati e condivisi con la Asl di competenza” conclude la nota.

Qual è la differenza tra i due articoli? La differenza è che la prima notizia è stata lanciata prima che il giornalista facesse il suo lavoro, cioè quello di capire che cosa sia quella sostanza blu. Come se non bastasse, la versione fb del prima notizia è introdotta da una frase con la terribile parola “amianto”. 

La seconda versione, finalmente degna di un lavoro giornalistico, è invece meno allarmante, tuttavia entrambe hanno avuto un numero di condivisioni praticamente uguale e temo che il danno ormai sia stato fatto e che domani si parlerà dell’amianto blu.

[Seconda parte, scritta dopo una quindicina di ore] Adesso, per le condivisioni dell’articolo sulla pagina fb siamo 33 pari. In pratica la notizia dovrebbe essersi diffusa quanto la non-notizia, una diceria che ha il valore di una bufala. È probabile che l’autore dei due pezzi sia la stessa persona, ma non posso saperlo perché i due articoli non sono firmati. Il – si fa per dire – giornalista si renderà conto della responsabilità che ha? Si renderà conto che, quantomeno su piccola scala, ha diffuso un po’ di panico? Temo che si laverà invece la coscienza pensando di essersi limitato a dare una notizia. 

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