Come concludere l’UTMB (parte 1)

Di quante cose possiamo proclamarci esperti? Se siamo onesti, di poche. Tra queste poche mi ritengo un buon conoscitore dell’UTMB e di come portarlo a termine. Provo allora a condividere quel che ho imparato nelle quattro edizioni che ho portato a termine dal 2009 al 2014. Parlerò di come arrivare alla gara, di come attrezzarsi e, soprattutto, vi accompagnerò pezzo per pezzo nella gara regina degli ultratrail, le 100 miglia intorno al Re Monte Bianco.

All’arrivo nel 2011 (ph. Flash-Sport)

Ricordati che sei un privilegiato.

A dicembre hai atteso che si aprissero le iscrizioni, poi hai aspettato l’esito del sorteggio e dopo l’Epifania hai saputo che il tuo nome è stato estratto. Bene, sei stato fortunato e, in fondo, sei già stato bravo, perché se hai potuto iscriverti al sorteggio per l’Ultra Trail du Mont Blanc, vuol dire che sei già stato in grado di concludere delle gare molto lunghe. Ma sappi che, se non l’hai già affrontato, l’UTMB sarà probabilmente più duro delle altre gare che hai corso. Magari te ne sei già fatto un’idea vedendo le statistiche dei ritiri, oppure hai visto al sabato mattina della gara i concorrenti che arrivano a Courmayeur tra le 12 e le 13, quando non sono neppure a metà percorso e sembra che stiano affrontando la ritirata di Russia. Tuttavia, non dimenticare che sei un privilegiato. Hai la possibilità di percorrere il Giro del Monte Bianco in meno di 2 giorni e, se sei molto forte, addirittura in meno di un giorno. Ma se fossi così forte non staresti certamente leggendo queste mie righe. Dicevo del percorrere il Giro in meno di 2 giorni. A pensarci bene è una cosa da matti, magari da ragazzo lo hai percorso in 7-10 giorni, oppure lo ha fatto qualche tuo amico. Non sto dicendo che stai facendo una cosa da superman, perché concludere l’UTMB non è roba da superman, ma voglio dire che al massimo in 46 ore vedrai e proverai tante di quelle cose che normalmente si proverebbero in 10 giorni. E questo è un privilegio del quale non ti devi dimenticare durante tutta la gara.

Dopo la gara (ph. Monica Pagliai)

Allenarsi

Su questo dirò poco, perché questo non è davvero un argomento di mia competenza. Io posso trasmettere la mia esperienza, dare dei suggerimenti tattici, ma sono un professore di lettere delle medie, non un allenatore. Ecco allora i miei suggerimenti.

  1. Serve allenarsi tanto. Quanto? Come? Beh, questo dipende dalle proprie caratteristiche e dalle ambizioni cronometriche. Personalmente, quando ho ottenuto i tempi migliori, non avevo accumulato volumi mostruosi di allenamento e tanti lunghi da ore ed ore. Un po’ per le mie caratteristiche atletiche, un po’ per il modo di gestire il tempo, avevo puntato molto sui dislivelli e su dei lunghi “non troppo lunghi”, ma a ritmo elevato. In concreto, significa qualche uscita da 40-45 km quasi esclusivamente di corsa, con davvero pochissimi tratti camminati. Non è un metodo di allenamento che raccomando, è semplicemente un metodo che con me ha funzionato, ma son convinto che avrei fatto ancora meglio se fossi riuscito a infilare tra i 45 e i 20 giorni prima della gara un lungo più blando, magari da 10 ore.
  2. Il test. Su questo invece mi sento di dire una mia opinione con sicurezza. C’è un allenamento che ci fa capire se siamo pronti per la gara? Sono convinto che ce ne sia uno importantissimo. A 7 giorni dalla gara, al massimo a 10 giorni, bisognerebbe provare a fare un’uscita con due discese da un migliaio di metri di dislivello. Se il giorno dopo non hai le gambe a pezzi, vuol dire che sei messo bene muscolarmente. All’arrivo a Chamonix sarai naturalmente a pezzi e i giorni dopo ogni passo sarà un dolore, ma se in prossimità della gara sei in grado di affrontare un allenamento del genere, i crampi e i dolori alle gambe non arriveranno troppo presto. Dimenticavo. Il test delle due discese deve essere fatto non passeggiando, ma spingendo, senza mai fermarsi da cima a fondo.
  3. Non ho superato il test: meglio che mi ritiri? Certo che no, il test che ho proposto è utile per chi punta ad andare veloce e soprattutto per chi, come me, ha come punto di forza la discesa ripida. Però tieni conto dell’esistenza del test che ho proposto e passa al punto successivo.
  4. I muscoli. “Get more power”. Visto che la frase è in inglese, mi sembra che la dicesse Jerry Moffat, uno dei più grandi arrampicatori degli anni Ottanta e Novanta. O forse la diceva in tedesco Wolfgang Güllich, colui che per primo salì un 8b, un 8b+, un 8c e un 9a. Ma questi sono climber, non trailer, che c’entrano? Beh, Moffat spiega anche che aveva bisogno di essere più forte per diventare più resistente e questo potrebbe già essere più interessante anche per noi che corriamo. Detto in altro modo: cura la carrozzeria, non pensare solo alle gambe, altrimenti rischierai di infortunarti.
  5. Fai il lavoro di potenziamento seriamente, se puoi affidati a un allenatore o a un istruttore competente. Non mi stancherò mai di dire quanto la mia allenatrice Sonia sia stata fondamentale con il lavoro che mi ha fatto fare in palestra. Quindi, addominali e dorsali d’acciaio, ma non solo. Fai lavorare anche certi muscoli delle gambe che correndo non lavorano abbastanza e irrobustisci le braccia.
  6. A che servono le braccia? Mica siamo Usain Bolt, non dobbiamo spingere con le braccia per andare più veloci. No, non siamo Bolt e facciamo cose differenti, ma intanto magari usi i bastoncini e dopo 35 ore forse rimpiangerai di non aver messo su un po’ più di forza. Pensa che io, che non ho mai usato i bastoncini nei trail, in uno dei miei primi ultratrail, il Cro Magnon, a un certo punto cominciai a sentire una grandissima fatica alle braccia. In più, delle braccia forti possono essere un importante elemento di sicurezza. Se cadete e appoggiate le mani per terra per non rovinarvi la faccia, delle braccia non troppo deboli vi proteggeranno e, soprattutto, non sentirete male alle spalle per mesi dopo una caduta.
  7. Parlerò spesso della testa quando spiegherò la gara nei dettagli, ma la testa va allenata anche prima. Non pensare che si tratti solo di abituarsi a correre e camminare per tanti chilometri, e non pensare che si tratti di abituarsi alla corsa di notte. No, in allenamento devi affrontare, e magari cercare, situazioni disagevoli. Sei abituato a correre i lunghi in compagnia? Prova a correrne uno da solo. Non ti piace la pioggia? Allenati sotto la pioggia (non sotto il temporale, mi raccomando). Abitua la testa a pensare velocemente a un piano di riserva, potrebbe aiutarti durante le difficoltà in gara. Faccio un esempio. Nel 2014, a meno di 20 giorni dalla gara, ero andato a Courmayeur con l’intenzione di partire al mattino da Arnouva per arrivare fino a Chamonix. Al mattino pioveva, non era decisamente possibile partire per un lungo da 75 km. Per il pomeriggio era previsto però un miglioramento, così alle 14 sono salito al Colle Arp (la prima salita del Tor des Géants), e ho continuato verso il Mont Fortin lungo il percorso del Gran Trail Courmayeur. Ha cominciato a nevicare, mi trovavo a 2800 metri e ovviamente non c’era nessuno sui monti. Ebbene, è stato uno degli allenamenti più belli della mia vita, ho continuato fino al Col Chavannes, ho tagliato fino al Col de la Seigne e da lì ho seguito il percorso dell’UTMB fino a Dolonne. In quell’allenamento ho visto che le scarpe che avevo scelto per la gara erano delle ottime scarpe e neppure bagnate mi facevano male ai piedi e ho provato che cosa mi fosse sufficiente per affrontare le condizioni di maltempo. In più, il freddo aveva scaricato la batteria del cellulare, che non riuscivo a riaccendere. Una volta al Combal era forte la tentazione di scendere alla Visaille e prendere la corriera o chiedere un passaggio, ma continuai. Alla fine i chilometri percorsi furono molto meno dei 75 che avevo programmato, ma la lunga salita, la neve, la solitudine resero quell’allenamento indimenticabile e mi diedero tantissime informazioni sul mio stato di forma.

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