Come concludere l’UTMB (parte 3)

Qui potete leggere la prima e la seconda parte

In questa puntata parleremo di previsioni del tempo di gara, di alimentazione e soprattutto di digestione.

La tabella di marcia

Se non sei particolarmente veloce e se è la prima volta che corri l’UTMB, probabilmente dirai che ti interessa prima di tutto arrivare in fondo, ma è in realtà probabile che tu abbia in testa un ipotetico tempo finale. Ecco, sappi che le tue previsioni potrebbero sballare di parecchie ore, il più delle volte in negativo, purtroppo.

Alcuni progettano una tabella dettagliatissima e alcuni addirittura riescono a rispettarla. So che Antoine Guillon è capace di spaccare il minuto, ma credo che sia un ingegnere, oltre che un campione capace di entrare 4 volte nei primi 10 e di salire 4 volte sul podio della TDS. Io posso dire solamente una cosa: se arrivate al Bonatti in 16 ore scordatevi di chiudere in 30 ore. Al Bonatti nel migliore dei casi siete a metà del tempo. Ho controllato non solo i miei tempi, ma anche quelli dei miei amici finisher e la regola è quasi implacabile. Dico “quasi” perché una persona è riuscita a impiegare meno tempo dal Bonatti a Chamonix che da Chamonix al Bonatti, ma si tratta di Davide Grazielli che si è piazzato al ventisettesimo posto (e comunque si tratta di una differenza di pochi minuti). Quindi la regola è la seguente: quando siete al Bonatti moltiplicate per 2 il tempo che avete impiegato e aggiungeteci qualcosa. In questo modo vi farete un’idea ragionevole del tempo finale. Non illudetevi di poter moltiplicare per un fattore minore di 2, lo possono fare solamente quelli che arrivano al Bonatti in meno di 13 ore e mezza. Perché insisto sulle aride cifre? Perché avere un’idea irrealistica del tempo che si impiegherà ci conduce a un senso di delusione nel momento in cui ci rendiamo conto che non ce la facciamo. Mi spiego con un esempio ipotetico. Mi sono allenato molto bene e progetto di arrivare al traguardo in 38 ore, un tempo niente male. Passo al Bonatti in 19 ore e mezzo. Moltiplicato per 2 significa 39 ore, quindi, ben che vada, sarò all’arrivo in circa 40 ore. Invece penso “no, adesso recupero, posso farcela ancora ad arrivare in 38 ore, sono appena mezzora sopra la tabella di marcia”. Arrivo a Trient con la lampada accesa dopo 34 ore. A questo punto per arrivare a Chamonix in 38 ore dovrei tenere il ritmo di Thévenard e allora mi scoraggio, penso che ho ancora 2 salite, che sono nel pieno della notte e, infossato nella valle svizzera, sento freddo e voglio ritirarmi. Se invece fossi stato più lucido, avrei ricalibrato le mie aspettative già al Bonatti e mi renderei conto che se non mi assalisse il sonno potrei arrivare al traguardo anche in 40h30′, affrontando per di più la discesa dalla Tête au Vents alla luce del giorno. La lucidità e il realismo permettono dunque di essere flessibili e di cambiare programma in corsa.

I punti di forza

Nei mesi di allenamento hai avuto tempo di curare i tuoi punti di forza e i tuoi punti deboli. Adesso però sei in gara, quindi ricordati bene che dovrai puntare sui punti di forza e difenderti nei tratti a te ostici. Quando vedremo il percorso nei dettagli, ritornerò più o meno esplicitamente sull’argomento, per ora faccio un esempio portando il mio caso.

In linea di massima, io me la cavo piuttosto bene in salita, sono in difficoltà nei falsopiani corribili e vado molto forte in discesa. In allenamento lavoro per migliorarmi in salita e discesa e cerco ovviamente di migliorarmi anche nei tratti per così dire facili, quelli a me meno congeniali. Ma in gara non avrebbe senso sprecare energie forzandomi a correre in certi tratti corribili (soprattutto la Val Ferret svizzera), quindi spingo in salita e in discesa e cerco di limitare i danni in pianura. Semplice no?

Immagino che, assaliti dal timore e dall’umiltà, direte di essere scarsi in tutto: lenti a correre, in affanno in salita, impacciati in discesa. Ammettiamo che sia vero, ma di sicuro siete resistenti, altrimenti non avreste potuto iscrivervi, perciò fate della resistenza il vostro punto di forza, se pensate di non averne altri.

Mangiare e…

Come non sono un allenatore, così non sono un esperto di alimentazione. Dirò di più: nelle diverse edizioni dell’UTMB ho mangiato sempre in modo diverso e, soprattutto, ho avuto grossi problemi di digestione. Vi consiglio dunque di leggere questo articolo scritto da un amico competente in materia e molto forte, uno di quelli che vincono anche delle gare.

Posso comunque dire qualcosa.

Chi va sufficientemente veloce non ha di solito bisogno di mangiare molto tra un ristoro e l’altro. Personalmente, alla mia ultima partecipazione, mi sembra di aver mangiato una barretta e 3 gel in tutta la gara. Per il resto mi sono servito di quel che trovavo ai ristori. In molti casi parto dai ristori tenendo in mano qualcosa da sgranocchiare nei primi minuti – di solito qualcosa di salato. Quel che mangio ai ristori è, come ho già detto, molto variabile, ma ho sempre apprezzato molto i cracker tipo Tuc. Sempre all’ultima edizione a cui ho partecipato, ho seguito alcuni principi che mi sembrano sensati: il brodo e i Tuc per reintegrare il sodio – l’unico sale minerale davvero vitale – dei pezzetti di cioccolato per il magnesio e dei pezzetti di banana per il potassio. La coca cola è poi un classico: ha zuccheri, aiuta a digerire e ha quel po’ di caffeina che può aiutare, però attenzione al gonfiore che potrebbe provocare. Ogni tanto mi fanno piacere il caffè lungo e il tè caldo zuccherati (normalmente bevo caffè e tè senza zucchero), ma fate attenzione, un eccesso di caffeina potrebbe avere effetti diuretici.

Infine, non fate gli splendidi e non bevete nulla di alcolico. Senza mezzi termini: assumere alcool in una situazione di privazione del sonno, fatica e necessità di riflessi pronti (una discesa su sentiero di notte, per esempio) è una gran cazzata che potrebbe costarvi caro.

…cagare

Il cibo entra nel nostro corpo e dal nostro corpo deve uscire. È con un certo orgoglio che vi annuncio che state per leggere quel che nessuno ha mai osato dirvi su un importantissimo aspetto dell’ultratrail. Ladies and Gentlemen, si parla di cacca. Deboli di stomaco, non astenetevi, siete proprio i maggiori interessati.

Introduciamo il discorso con una premessa che va in senso antigravitazionale. Come sappiamo intuitivamente da prima di Newton, una mela cade dal ramo. Analogamente, la mela dovrebbe entrare dalla bocca e uscire da dove sappiamo. Tuttavia, durante lo sforzo un senso di nausea più o meno forte potrebbe farci capire che la mela vuole risalire e uscire dalla bocca.

Ebbene, se durante l’UTMB ci assale la nausea e magari vomitiamo, ciò non avviene quasi mai perché siamo sfortunati, ma perché stiamo sbagliando. Stiamo cioè andando troppo forte. Se quindi sentite qualcuno che dice che stava andando benissimo, ma poi la sfiga ha voluto che gli venisse nausea, commentate pure “mi dispiace”, ma sappiate che non è vero che si è trattato di jella, perché in realtà il nauseato stava semplicemente correndo a un ritmo che non era in grado di sostenere. Se io corressi una mezza maratona scattando alla partenza al ritmo dei 400 metri piani e dopo meno di un chilometro mi fermassi a vomitare, non sarei sfortunato, ma avrei sbagliato ritmo. Allo stesso modo, se mi ritirassi dall’UTMB per la nausea non dovrei accusare il destino avverso, ma me stesso perché sono andato troppo forte o perché ho preso freddo. Sbagliare il ritmo e prendere freddo sono due errori molto comuni anche tra i top runner e spesso conducono proprio a un forte senso di nausea. Se però ci si ferma, si aspetta che lo stomaco si aggiusti, ci si copre o scopre adeguatamente, è possibile riprendere la gara, a patto che si tenga un ritmo a noi più adatto.

Ma passiamo a ciò che avviene secondo le regole della normale forza di gravità.

“Ah, come si scoreggia in montagna!” disse una volta il mio amico Sandro mentre salivamo il Gran Paradiso. Purtroppo io ero legato con lui e non ero il capocordata!

Tutti lo abbiamo avuto davanti, o forse eravamo noi quello davanti.

La saggezza dei classici ci insegna però che verba volant, scripta manent e immaginate un po’ voi a che cosa possiamo paragonare le verba e che cosa è invece ciò che manet.

Proprio per evitare che quel che rimane imbratti i sentieri, l’efficiente organizzazione dell’UTMB dota i corridori di sacchettini per raccogliere le nostre eventuali deiezioni. Quindi, per prima cosa, ricordati di raccogliere la tua cacca e di lasciarla ai ristori, ovviamente non in mezzo ai pezzi cioccolato fondente. Ma fin qua siamo al livello della semplice buona educazione a cui sono abituati i buoni padroni di cani. A differenza dei cani, noi però ci vergogniamo a farla in pubblico. Possiamo quindi nasconderci durante la gara? Per godere di un po’ di riservatezza possiamo spostarci qualche metro dal sentiero, nasconderci dietro a eventuali massi o alberi, spegnere la frontale se è notte, ma soprattutto dobbiamo essere più rilassati: chi corre sa che potrebbe benissimo essere al nostro posto, perciò non ci deriderà vedendoci accovacciati e con le mutande abbassate. Se poi siete donne più o meno callipigiche, non temete, non susciterete impulsi riprovevoli nei maschietti, che al massimo saranno contenti di recuperare una posizione in classifica mentre vi passano a fianco. Siate rilassati e soprattutto rilassate (di solito le donne per ovvie ragioni sono un po’ più in difficoltà nel fare i propri bisogni all’aperto), come lo era la forte e carina atleta statunitense il cui didietro mi si parò davanti nel mezzo di un tratto di strada bianca durante un Gran Trail Valdigne. La superai girandomi dall’altra parte, poi mi raggiunse e corremmo un lungo tratto insieme chiacchierando.

Ammesso che sappiamo vincere il nostro senso del pudore, il problema maggiore diventa quello della pulizia, perché non solo in Francia, ma anche in Italia non ci sono i bidet sul sentiero.

Credo che le donne portino tutte con sé qualche salvietta umida, io le ho viste nella tasca esterna dello zaino di una delle prime classificate del 2011, perciò se le portano le prime di classifica – e si sa che i primi fanno di tutto per portare con sé meno peso possibile -, è verosimile che lo facciano tutte. (Scusatemi, ma sono stato pudibondo e non ho svolto un’inchiesta a proposito.) E non possono fare la stessa cosa gli uomini? Sì, ma quando la si fa tante volte come mi è capitato quasi sempre, carta e salviette (lo ripeto: non buttatele mai in giro, pensate se lo facessero tutti i 2500 partecipanti) possono finire. Anche per le donne!

E adesso che faccio? Leggo le 10 regole auree.

  1. Metti il necessario per pulirti e cambiarti nella sacca che andrà a Courmayeur.
  2. Se hai amici che ti seguono negli altri ristori, chiedi loro di portarti delle salviette. Non so se il regolamento lo permetta, ma non credo proprio che qualcuno subirà mai una penalizzazione per un gesto del genere.
  3. Indossa mutande nere. Maschereranno anche ai tuoi occhi frenate e pulizie imperfette.
  4. In caso di pulizia molto imperfetta, per evitare il prurito usa un po’ di vaselina. Il contenitore ideale sarebbe un vecchio portarullino fotografico, ma ormai è un oggetto d’antiquariato. Dopo esserti spalmato, ricordati che avrai le mani sporche e stai attento a non toccare il cibo.
  5. Se sei a bassa quota, per esempio tra Saint Gervais e Les Contamines, puoi trovare foglie larghe. Naturalmente gli aghi di abete e di larice non sono utilizzabili.
  6. Controlla se, al tatto, le foglie che stai per utilizzare possono essere irritanti per la pelle (queste sono cose che ho realmente fatto).
  7. Se sei fortunato, puoi trovare quelle che io chiamo “lattughe”. Sono quelle grosse foglie che crescono in abbondanza dove pascolano le mucche. Se piove, oppure se c’è già o ancora la rugiada, saranno quasi meglio di una salvietta (ho fatto anche questo).
  8. Se sei oltre la quota degli alberi e non ci sono foglie, ma solo erba, magari di quella pungente, ricorri alla soluzione estrema: prendi una pietra, la più anatomicamente adatta (ho fatto pure questo!)
  9. Il bidet più igienico è quello con lo zampillo. E allora perché non approfittare di un bel ruscello per placare l’arsura? Nella Val Ferret svizzera ho contaminato un fresco ruscello, non immaginate che sollievo!
  10. Fermenti lattici e yogurt possono essere utili nei giorni precedenti la gara.

Dopo questo decalogo, buona pulizia a tutti!

continua

6 pensieri riguardo “Come concludere l’UTMB (parte 3)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...