Come concludere l’UTMB (parte 5)

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Avete presente i racconti che avete letto e sentito sulla partenza a Chamonix? Non esagerano. La partenza è davvero emozionante. Ma lasciamo da parte le emozioni e dedichiamoci all’arida strategia.

Ti sei dunque schierato in anticipo, pronto a stringerti bello stretto con gli altri 2500 nella piazza davanti alla chiesa e alla casa delle guide. Dovresti essere arrivato senza sonno, ma tanto l’adrenalina tra un po’ sarà a mille. È bene anche che tu non abbia fame, partire con un buco nello stomaco sarebbe un errore. Per la sete spero invece che tu abbia fatto il dovuto pellegrinaggio per abbeverarti alla fontana.

È d’obbligo bere un sorso qui prima di schierarsi alla partenza

Cosa si fa mentre si aspetta la partenza? Si chiacchiera, si pensa – dipende se si è da soli o in compagnia -, ci si diverte, ci si emoziona, ci si commuove. È il momento in cui, per esempio, si ricordano alcuni amici che non corrono più con noi. Nel 2009 ricordammo Giorgio Simonetti, “il Colonnello”, un trascinatore, sicuramente un istrione, ma soprattutto un innamorato del trail che scelse Courmayeur come patria di elezione e che contribuì a far nascere l’UTMB. Lo ricordo ancora quando, nel 2008, pochi giorni dopo il Gran Trail Valdigne, era già sui sentieri della gara nonostante la pioggia. Nel 2011 invece fu ricordato un campione forse poco noto in Italia, Werner Schweizer. Nel 2003, alla prima edizione, arrivò quinto. Non male per un uomo di 64 anni. Negli anni successivi fu sempre finisher – persino nono e undicesimo assoluto, tanto per rendere l’idea (nel 2006 e nel 2007 primo assoluto il V2 Marco Olmo, primo dei V3, come in tutte le otto edizioni a cui partecipò, Schweizer). Nel 2009, sempre per rendere l’idea, già malato, mi rifilò un paio d’ore. Ma avrò modo di ricordare Schweizer anche più avanti. Della partenza del 2013 ricordo l’allegria, a un certo punto ci mettemmo tutti a ballare la hit dell’anno, Get Lucky dei Daft Punk. Nel 2014 il clima era uggioso ed ero molto coinvolto ed emozionato, sentivo che finalmente dovevo raggiungere il mio obiettivo in quella che poteva essere (e in effetti lo è stata) la mia ultima partecipazione all’UTMB (scusate, oggi ho spiegato Virgilio e mi ha preso l’argomento di Enea che compie il proprio destino).

Ma ecco, risuona Conquest of Paradise di Vangelis, si parte.

Da Chamonix a Les Houches

Se non sei nel primo gruppo riservato ai top runner, impiegherai un po’ per arrivare alla linea di partenza e prima di riuscire a correre occorreranno alcuni minuti. Non preoccuparti, goditi la partenza, batti il 5 a chi te lo porge, cerca di scorgere e salutare i tuoi amici, fai casino: è una festa. Uscito dal centro, potrai cominciare a correre. Vai tranquillo, non dico di andare al tuo passo, perché in mezzo a tanta gente non è sempre possibile, ma cerca di tenere un ritmo di corsa agevole. I circa 8 km fino a Les Houches non presentano difficoltà altimetriche, ma devi evitare errori che potresti scontare in seguito. 

Il primo errore da evitare è quello di farsi male. Occhio ai bastoncini tuoi o altrui (fino a Les Houches sarebbe davvero opportuno non usarli) e attento a non tamponare nessuno.

Il secondo possibile errore è ovviamente quello di partire troppo forte. Non devi dimostrare a nessuno che sai correre a 3’30″/km. Pensa a Jim Walmsley: nella diretta web del 2018 lo vidi che già al primo chilometro aveva staccato gli altri. Di notte, quando l’ho visto dal vivo arrivare a Dolonne, ho pensato “questo è cotto, non arriva in fondo”. Gli do atto che è arrivato fino a Champex, ma, appunto, non fino a Chamonix.

Il terzo errore è quello di non liberare vescica o intestino se necessario. Capisco che in mezzo a tutta quella gente può essere imbarazzante, specialmente per le donne, ma, come ho già scritto, vincete l’imbarazzo. La mia teoria – sapete che all’argomento ho dedicato molte riflessioni – stabilisce che se ve la tenete troppo a lungo, al di sopra della massa che spinge si formerà una bolla d’aria che successivamente vi darà molto fastidio. In pratica, se non la fate quando vi scappa, scoreggerete a lungo, ma senza liberarvi del mal di pancia.

Arrivati sotto la superclassica palestra di roccia di Les Gaillands, abbandonerete l’asfalto e prenderete uno sterrato. Avrei una bella foto in questo punto scattatami dall’amico Daniele Nicoli, fotografo professionista accreditato tra i fotografi ufficiali dell’UTMB, ma non riesco a trovarla, mannaggia a me! [edit. Daniele mi ha ritrovato la foto!]

Abbandonato l’asfalto, comincia il fango. Ci si va a divertire! (ph. Daniele Nicoli)

Ogni tanto ci saranno delle salitine, con rallentamenti che potrebbero darti fastidio. Se preferisci mantenere il passo di corsa come io ho sempre fatto nei primi chilometri, cercati una traiettoria il più possibile libera. Potrai anche approfittarne per soddisfare alcune curiosità. Per esempio nel 2009 scoprii l’esistenza di mostruose scarpe che assomigliavano a dei coturni, le Hoka Mafate! Oppure osservo la corsa degli altri e commento “questo corre bene, questo è pronatore, quello è già in crisi”.

Suderai tanto. Sono i primi chilometri, magari c’è il sole e sei ben idratato, perciò durante le prime ore la sudorazione sarà abbondante. Non preoccuparti, è normale e più avanti riaffronteremo l’argomento. A Les Houches c’è un primo ristoro con dell’acqua: senza perdere troppo tempo, bevi e riparti.

Les Houches – Saint-Gervais

Prima e dopo il paese ci saranno moltissimi tifosi sul percorso. Magari vedrai degli amici che son venuti anche per te. Oppure, potresti incontrare qualche celebrità, addirittura nel 2013 sua maestà Kilian, da pochi giorni reduce dal record sul Cervino, incitava tutti “Aller, aller!”. Ancora di più gradii la presenza al suo fianco di Emelie Forsberg. Si comincia a salire. “Salita corribile” si racconta. Certo, fosse l’unica della giornata potresti correre; certo quelli davanti corrono. Tu non preoccuparti e quando vuoi camminare, cammina. Guarda qua sotto: ti pare che io stia correndo?

La prima salita: mica è obbligatorio correre! (ph. Flash-Sport)

Probabilmente incontrerete anche un ristoro improvvisato ma molto ben fornito di orsetti gommosi Haribo. A me gli orsetti non piacciono tanto, ma apprezzerete lo spirito e l’allegria dei ristori non ufficiali.

La discesa comincia con un bel taglio in mezzo all’erba. Se avete delle scarpe come quelle della foto e soprattutto se siete spericolati, è il momento di guadagnare posizioni. Se piove, ne potete recuperare davvero tante, io nel 2011 in 50 minuti guadagnai 122 posizioni. Ma, attenzione, se non siete abituati a scapicollarvi giù dalle discese, siate più prudenti, correre veloci sull’erba bagnata non è facile e il vostro didietro non deve ammaccarsi.

L’arrivo a Saint-Gervais è uno dei momenti più emozionanti. All’ora dell’aperitivo o subito dopo cena, il paese è pieno di tifosi e pieno di bambini che vi chiedono il 5. Zigzagate, battete più mani che potete, perché dopo comincia uno dei tratti secondo me più difficili.

Saint-Gervais – Les Contamines

Questo è un tratto di falsopiano, quindi è molto corribile, perciò è uno di quei tratti che io patisco. Ogni tanto ci sono degli strappi in salita, ma il sentiero è stretto e si è ancora poco sgranati, quindi può essere difficile mantenere il proprio ritmo liberamente. In più è un tratto umido e, dal momento che siete ancora ben idratati, suderete tantissimo. Beh, la faccio tragica, magari voi passerete questo tratto tranquillissimamente. E poi ho anch’io un bellissimo ricordo in questi chilometri.

Nel 2011, di notte sotto la pioggia – la partenza era stata posticipata a mezzanotte -, corsi diversi chilometri dietro a un atleta che, oltre al suo pettorale, sullo zaino portava quello di Werner Schweizer. Non ricordo il nome di questo suo amico – aveva un cognome diverso, quindi non poteva essere suo figlio, ammesso che ne avesse uno -, ma trovai commovente che un amico volesse portare con sé uno degli uomini che aveva reso grande l’UTMB. Non so se sia arrivato al traguardo, ma spero proprio sì.

Eccoci a Les Contamines. Qui comincia la notte. Se non lo avete già dovuto mettere, tirate fuori il frontale, mangiate, bevete e riparatevi dal freddo. Se la maglietta è molto sudata, potreste cambiarla o con una maglietta di ricambio, o direttamente con il capo che avete portato come secondo strato. Ad ogni modo, quando preparate lo zaino, tenete conto del fatto che, soprattutto se non piove, a Les Contamines potreste sentire l’esigenza di ripartire asciutti. Da adesso in poi, sarà difficile che vi venga caldo, anzi, è probabile che ogni tanto dovrete tirar fuori qualcosa per coprirvi ulteriormente. Non copritevi però adesso con tutto quello che avete, altrimenti come farete nel pieno della notte 1300 metri più in alto?

Les Contamines – Les Chapieux

Fino a Notre-Dame de la Gorge, ancora qualche chilometro pianeggiante molto facile, poi, dopo uno spettacolare passaggio fra le torce accese, comincia la salita con più dislivello. Sarà lunga, ma ogni tanto spianerà e, un po’ prima di metà salita, ci sarà il ristoro del Rifugio Balme. Qua probabilmente vi metterete ancora qualcosa per coprirvi e quasi sicuramente avrete voglia di bere qualcosa di caldo. Se volete il brodo, ricordatevi che potete chiedere di farvelo dare senza pasta. Il sentiero è ormai un vero sentiero di montagna, stretto, spesso ripido, bisogna dosare bene lo sforzo. Quando vi starete avvicinando al Col du Bonhomme, potreste cominciare a sentire vento: tirate su la cerniera della giacca, è un gesto che potrebbe salvare la vostra gara.

Tra il Col du Bonhomme e il Col de la Croix du Bonhomme c’è uno dei miei pezzi preferiti. Il sentiero è pietroso, in qualche punto si passa da un pietrone all’altro. Qui sono nel mio, tiro fuori il mio spirito di capra e salto da un pietrone all’altro. Una goduria. Al colle sarà notte fonda ed inizierete una bella discesa da 900 metri di dislivello. Dico bella – ormai lo sapete – perché amo le discese. Se siete della mia tribù potrete quindi recuperare un po’ di posizioni. Il primo pezzo è ripido e, in caso di terreno scivoloso e di nebbia, bisognerà fare molta attenzione, ogni sorpasso vi costerà un po’ di fatica. In alcuni anni superavo i corridori a grappoli, nel 2014 dovevo essere invece molto attento e cercare di restare in piedi. Non a caso, in quell’anno le gambe cominciarono a dolermi prima rispetto all’anno precedente. La seconda parte della discesa è invece una specie di strada poderale in cui quelli che hanno una buona preparazione podistica, possono lasciare andare le gambe con una certa tranquillità anche di notte.

A Les Chapieux la notte è ancora più fonda e si cominciano a vedere volti davvero stanchi. Si mangia qualcosa di caldo, si passa dal controllo del materiale e, con un po’ di fortuna, si assiste a scene divertenti come quella del giapponese che nel 2014 registrava con lo smartphone un video in cui, supersorridente, diceva qualcosa di incomprensibile.

E adesso, nella notte, si parte verso il colle più alto.

continua

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