Quel mattino in Central Park con Rita Pavone e Maria Giovanna Maglie

Il concerto a Little Italy era stato un successo e tra il pubblico c’era proprio lui. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe andato ad ascoltare Rita Pavone? Dopo il bis di Viva la pappa col pomodoro, cantarono tutti insieme O mia bela Madunina per festeggiare Sant’Ambrogio e sul palco, in un’inaspettata jam session, si unirono John e Yoko. La serata continuò con una cena a 4, poi, in piena notte, Yoko propose di passare dal suo amico direttore del Guggenheim per prendere le chiavi e andare a vedere Maiastra di Brancusi.

Teddy Reno si riflette nella scultura di Brancusi

A notte inoltrata John e Yoko, Rita e Teddy si separarono. Al mattino presto John telefonò a Rita per dirle che si era dimenticato di farsi autografare il 45 giri di La partita di pallone e le diede appuntamento in Central Park.

Io ero lì vicino, stavo correndo e puntavo a migliorare il mio primato personale del perimetro esterno del parco. Volevo scendere sotto i 36′ sui 9600 metri.

Poi quel maledetto sparo. Mark Chapman arrivò prima di Rita. Forse il corso della storia non sarebbe cambiato, ma a Rita da allora è rimasto il dubbio.

Io ero a una cinquantina di metri, Rita un po’ meno. Arrivammo da John, arrivarono altri. Alla sede RAI Rita contattò Maria Giovanna Maglie. Non fu facile, perché per il primo quarto d’ora il telefono dava occupato, Maria era impegnata al telefono con Bettino Craxi. Quando finalmente rispose, in pochi minuti era nel parco a bordo della sua Ford Mustang con la quale si faceva un baffo dei divieti di accesso e degli incauti jogger che non si scansavano.

Possiamo finirla qua. Come racconto d’invenzione vale poco e come ricordo autobiografico non è molto credibile: io son stato a New York solamente 37 anni dopo, Maria Giovanna Maglie nel 1980 non era corrispondente RAI da New York e Rita Pavone in giro a New York con John Lennon, suvvia!

Eppure.

Eppure Rita Pavone, che per qualche bizzarria della vita pubblica ultimamente si affaccia alla ribalta con interventi di stampo filogovernativo (del governo italiano, non di quello della Svizzera, paese in cui paga le tasse) e con considerazioni bizzarre sulla giovane attivista svedese Greta Thunberg, è protagonista di un clamoroso qui pro quo che nel corso degli anni si è trasformato in un misto tra una bufala e una leggenda metropolitana.

Intorno al 1980 – vado a memoria – fu pubblicato dalla casa editrice Arcana un libro contenente i testi delle canzoni dei Pink Floyd. Ricordo che un mio compagno di classe del liceo comprò un’edizione successiva, arricchita con i testi di The Final Cut, uscito nel 1983. Per noi devoti appassionati del gruppo il libro era assai utile, perché i primi lp del gruppo non riportavano i testi delle canzoni. Il libro quindi ci permetteva di imparare a memoria anche i testi di Meddle, il disco con la straordinaria Echoes – uno dei pezzi forti anche del Live at Pompei -, ma pure con una canzoncina leggera leggera in uno stile per loro un po’ inconsueto: Saint Tropez. Con grande sorpresa scoprimmo che in uno degli ultimi versi della canzone si diceva “Making a date for Rita Pavone”. So che nel corso degli anni Rita Pavone ha spiegato quel verso dicendo che in effetti qualcuno dei Pink Floyd fu presente a un suo concerto a Saint Tropez. Rita Pavone collocò l’evento alcuni anni dopo la pubblicazione di Saint Tropez, ma si sa che la memoria a volte gioca brutti scherzi, specialmente a distanza di anni. Un peccato veniale.

Nel frattempo sono apparsi i testi delle canzoni dei Pink Floyd in una versione più attendibile. Forse l’autore della casa editrice Arcana aveva fatto una congettura errata. Forse aveva fatto uno scherzo, chissà. Fatto sta che quel “for Rita Pavone” era l’interpretazione di ciò che all’orecchio suonava più o meno così: “for leita ba fon”. Insomma “Making a date for later by phone”, che suona più sensato.

Una storiella già nota – non ho scoperto niente – che la dice lunga sulla cialtroneria di Rita Pavone.

E passiamo a Maria Giovanna Maglie, che qualche giorno fa ha espresso la tentazione di investire Greta Thunberg. Va bene, era a una trasmissione satirica e bla bla bla.

Però.

Però me la ricordo bene, Maria Giovanna Maglie, quando era un pezzo forte della Rai2 socialista, quella devota a Craxi (per i più giovani: i socialisti craxiani che rubavano a tutto spiano). Me la ricordo corrispondente a New York. Ci fu anche uno scandalo per presunti rimborsi gonfiati che finì nel nulla, quindi immagino che l’inviata si abbandonasse davvero a regolari spese di servizio un po’ al di sopra del normale. Me la ricordo bene quando, alcuni anni dopo, se ne uscì con una biografia di Oriana Fallaci, definita nel titolo come una “grande italiana”. Grande italiana perché dopo il 2001 aveva scritto quella robaccia di La rabbia e l’orgoglio, articolessa e libro su cui spenderò qualche parola in appendice. E me la ricordo conduttrice di un programma su Radio 24. In particolare ricordo una puntata in cui discutevano allegramente lei, Piero Ostellino e Gigi Moncalvo. Sembrava di ascoltare una discussioni tra persone di sani e solidi principi liberali. E io pensavo “ma questa è Giovanna Maglie, la craxiana che ha scritto un’agiografia di Oriana Fallaci; questo è Moncalvo, che dirigeva La Padania e diceva oscenità razziste; questo è Piero Ostellino, che ha sempre diffamato i pacifisti con una serie di banalità e falsità degne di Indro Montanelli”. Così mi sembra persino ovvio che oggi Maria Giovanna Maglie provi istinti omicidi alla vista di una sedicenne.

Adesso scriverò una cosa che potrebbe sembrare poco politicamente corretta (e io penso che il politically correct abbia alcuni indiscutibili meriti). Parlerò dell’aspetto fisico della Maglie. Sì, perché un po’ è vero che il corpo è lo specchio dell’anima. E allora non posso non notare una certa somiglianza con Divine, che in Italia è stato modello anche del più mite Platinette. Non mi interessa l’aspetto dell’identità sessuale, che qui è del tutto irrilevante, ma quello delle dimensioni. Divine era obeso, come un altro personaggio che dicono sia ispirato a lui, cioè la strega del mare Ursula nel lungometraggio animato La sirenetta. Ecco, nelle azioni di Ursula, nelle parole (e nella carriera) di Maria Giovanna Maglie c’è una volontà espansiva, imperialista. L’incontinenza dei desideri e delle parole è addirittura fin troppo facilmente assimilabile all’incontinenza dell’appetito. D’altra parte lo stesso Divine è noto per la scena finale del film Pink Flamingos in cui si ciba (per davvero!) degli escrementi di un cane. Insomma, c’è chi mangia gli stronzi e chi dice stronzate.

Appendice

Non mi sono dimenticato di Oriana Fallaci. Quasi all’inizio del famigerato articolo trasformato in libro sull’attentato alle Torri gemelle scrisse questa cosa qua:

Ero a casa, la mia casa è nel centro di Manhattan, e alle nove in punto ho avuto la sensazione d’un pericolo che forse non mi avrebbe toccato ma che certo mi riguardava. La sensazione che si prova alla guerra, anzi in combattimento, quando con ogni poro della tua pelle senti la pallottola o il razzo che arriva, e rizzi gli orecchi e gridi a chi ti sta accanto: «Down! Get down! Giù! Buttati giù». L’ho respinta. Non ero mica in Vietnam, non ero mica in una delle tante e fottutissime guerre che sin dalla Seconda Guerra Mondiale hanno seviziato la mia vita! Ero a New York, perbacco, in un meraviglioso mattino di settembre, anno 2001. Ma la sensazione ha continuato a possedermi, inspiegabile, e allora ho fatto ciò che al mattino non faccio mai. Ho acceso la Tv.

Chiedo scusa per questa roba indigesta quanto il cibo di Divine. Io andai avanti nella lettura – tutti parlavano di quell’articolo e quindi dovevo leggerlo -, ma fossi stato in Ferruccio De Bortoli che lo pubblicò sul Corriere della Sera avrei detto “Senti un po’, a parte il fatto che la storia del presentimento è ridicola, è un’autofiction, o altri direbbero un autoschediasmo, ma perché ti vergogni di ammettere che come una qualsiasi persona a volte accendi la televisione alle 9 del mattino? Con quest’inizio come si fa a prendere sul serio tutto il resto?”

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