Cicciolina, Trump e la mela di Berlusconi

Ricordate quando, otto anni fa, Berlusconi raccontò a una platea di sindaci la barzelletta della mela che sa di fica, ma all’assaggio sa di culo perché è morsa dalla parte sbagliata? A me l’aveva raccontata il mio compagno di classe Giovanni alle medie, quindi non meno di 25 anni prima di Berlusconi.

Un alunno delle medie e l’uomo più potente di un paese: incontreremo di nuovo i due personaggi.

Un’introduzione altisonante che è anche un tombeau

Non sempre Freud mi convince, ancor meno mi convincono gli psicanalisti freudiani e non mi convince per niente la smania di iperinterpretare psicologicamente, di cercare significati ulteriori in ciò che è già chiaro, di cercare legami con l’infanzia, ovviamente traumatica, in qualsiasi nostro comportamento. Paradossalmente, uno dei due autori che più mi hanno indotto a dubitare delle iperinterpretazioni e delle sovrasignificazioni è stato il più grande dei critici letterari di impostazione psicanalitica. Anzi, per me era (purtroppo da circa un mese devo usare il passato dopo 98 splendidi anni di vita e tanti splendidi libri) il più grande dei critici letterari senza ulteriori aggettivi: Jean Starobinski.

Andando a memoria, quindi potrei essere impreciso, forse è proprio il primo saggio di Starobinski che lessi che cominciò a farmi diffidare. Il saggio era Amleto e Freud e lo lessi come prefazione allo storico saggio Amleto e Edipo di Ernest Jones. Andando all’essenziale, l’osservazione di Starobinski – osservazione che mi pare di ricordare di aver letto anche in altri suoi studi – è che Edipo è già una pulsione, non ha bisogno di ulteriori approfondimenti, quindi non ha senso interpretare ulteriormente la storia di Edipo per giungere alla conclusione che Edipo soffre del complesso di Edipo.

Trasportando l’osservazione di Starobinski all’argomento che tratterò, voglio parlare di alcuni comportamenti che sembrano irrazionali e per i quali si tentano interpretazioni complesse e che invece sono forse semplicemente pre-razionali e irriducibili a ulteriori spiegazioni. In un certo senso, propongo una nuova fondamentale pulsione dell’animo umano (o della psiche umana, se preferite). Non so se vado oltre Freud, fuori Freud, a lato di Freud, sotto Freud, di sponda, di qua di là di su di giù, ma non mi interessa, tanto non sono neppure convinto che il complesso di Edipo esista, anzi, per me non è sicuramente una pulsione fondamentale dell’essere umano (e mi conforta il pensiero di essere in ottima compagnia nel pensare questa cosa).

Una nuova pulsione: “fare una cosa tanto per ridere”

Ritorniamo al mio compagno di scuola media Giovanni e a Silvio Berlusconi.

Al mio compagno Giovanni (il nome è vero), sostituirò il mio alunno Giovanni (il nome è di fantasia, ma i fatti sono reali); Berlusconi è invece ovviamente insostituibile.

Il mio alunno Giovanni qualche giorno fa, mentre rientrava in aula sapendo che io ero due passi dietro di lui, si è messo a cantare una canzone di Bello Figo. Giovanni ha qualche difficoltà a rendersi conto che certi comportamenti sono fuori luogo, a lui viene innocentemente in mente di fare una cosa tanto per ridere e la fa. A 12-13 anni quasi tutti hanno già imparato a dominare questa pulsione, ma alcuni hanno tempi diversi.

L’eventuale psicologo dovrà cercare qualche risposta strana al fatto che Giovanni si comporta in maniera inopportuna perché non si sa trattenere? Io credo che Giovanni stia facendo una cosa normalissima, così tanto per ridere, senza purtroppo rendersi conto che esiste la necessità di controllare istinti e pulsioni. Quella necessità che, per esempio, lo ha spinto, quando era piccolo a imparare a non farsi la cacca addosso. Ma Giovanni è giovane, sicuramente non passerà molto tempo prima che impari a non dire la prima cosa che gli passa per la testa tanto per ridere.

Che cosa accade invece quando un adulto non è in grado di pensare alle conseguenze di una cosa detta tanto per ridere?

Partirò da un caso inventato, cioè da un testo letterario. Nell’antologia Gioventù cannibale, che negli anni Novanta suscitò un certo clamore, il testo a mio parere più riuscito è Il mondo dell’amore di Aldo Nove. Vi si racconta di due imbecilli che decidono di evirarsi, ispirati dalla visione di un mondo movie, quegli pseudodocumentari che soprattutto negli anni Sessanta mettevano voyeuristicamente in fila nefandezze e miserie dal mondo. A un certo punto il protagonista e narratore dice:

Anche io e Sergio abbiamo deciso di tagliarci i cazzi, per ridere un po’ la sera.

Conseguenza inevitabile del gesto è la morte del narratore Michele e del suo amico Sergio.

E se l’irresponsabilità e il mancato dominio del “tanto per ridere” si manifestasse non più nel privato di due adulti mentecatti che cosa accadrebbe? Eliminiamo il condizionale e passiamo all’indicativo: che cosa accade quando gli adulti fanno le cose “tanto per ridere” in ambito politico?

Pulsioni elementari e politica

Partiamo dal caso di Berlusconi che potrebbe essere soltanto un fenomeno evidentemente regressivo.

Certo, Berlusconi è un cinico, un calcolatore che non fa mai le cose a casaccio; è un venditore, quindi, qualunque cosa dica, la dice con l’obiettivo di vendertela, magari fregandoti. Sì, è vero, ma è sempre così? Il primo aprile dell’anno 2011, quando raccontò la barzelletta della mela, Berlusconi era nella fase discendente della sua parabola politica, sette mesi dopo si sarebbe dimesso, ormai era un uomo segnato dal bunga bunga: ormai era un uomo senza freni che non sempre pensava alle conseguenze delle sue azioni. L’istinto, la pulsione è qualcosa di irresponsabile. Quel giorno a Berlusconi venne da raccontare una barzelletta fuori luogo, così, tanto per ridere.

Il guaio è che chi lo ascoltò rise. Molti per piaggeria, qualcuno perché trovò la barzelletta divertente, ma tutti perché in fondo era una cosa detta così tanto per ridere che non faceva male a nessuno, senza preoccuparsi che esistono regole di etichetta, buon gusto, decoro istituzionale che un Presidente del Consiglio non dovrebbe trattare alla leggera.

Berlusconi è stato un innovatore in questi comportamenti, che non si sono manifestati soltanto dopo i 75 anni, ma – ricordate le corna nella foto di gruppo dei primi ministri nel 2002? – ben prima?

In Italia ha avuto una specie di predecessore in un politico spesso all’avanguardia, il più libertario e il più liberista (purché non si trattasse dei fondi pubblici per la sua radio e le sue campagne referendarie) dei politici, Marco Pannella.

Come tutto il mondo ricorda, nel 1987 Pannella portò in Parlamento Cicciolina, in quel momento la più nota attrice porno italiana, una per cui il termine “pornostar” è doveroso. Pannella fece la cosa per provocazione e soprattutto – è un mio convincimento – per goliardia. Il suo spirito non fu dunque quello del “tanto per ridere”, perché la goliardia mi sembra che sia qualcosa di sensibilmente diverso. Però Pannella sapeva che gli elettori avrebbero abboccato, e non solo per goliardia, ma “tanto per ridere”. Il personaggio di Cicciolina aveva infatti un aspetto comico, oltre a quello zozzo. Il fatto che alle successive elezioni politiche non abbia funzionato l’operazione del “Partito dell’amore” che presentava come capolista l’altra pornostar dell’epoca, Moana Pozzi, è a mio parere significativo. Moana Pozzi non faceva ridere come Cicciolina. Per il suo aspetto fisico e per il personaggio che le era stato cucito e si era cucita addosso, Moana Pozzi fondamentalmente suscitava più sozzerie che risate. Non che non ci fosse un aspetto comico nel personaggio, ma era decisamente in secondo piano rispetto alla sua indubbia bellezza e porconeria.

E oggi? Oggi i maggiorenni italiani votano qualcuno tanto per ridere?

Mi permetto di riallacciarmi a un mio pezzo di un paio di mesi fa in cui mettevo in guardia dall’abitudine di diffondere i meme su Salvini che molti diffondono “tanto per ridere”. Molti sostengono Salvini non solo per ferocia, ma perché “in fondo è divertente”, mette i giubbotti, si fotografa mentre mangia i panini e non ti crea nessun complesso di inferiorità perché non ci vuol niente a ragionare come lui. Più o meno le stesse persone in Italia trovano divertenti Trump e persino Putin.

Forse il segreto della Lega che ormai ha divorato i 5 Stelle è questo: il partito fondato da un grande comico è il partito di chi si prende terribilmente sul serio. Beppe Grillo ha sostituito l’ironia con il sarcasmo e il rancore; Salvini è invece l’uomo feroce che vive di stimoli elementari: loro i negri, i panini, fare le cose “tanto per ridere” e che non ci vengano a rompere. Sulla più vasta scala americana e mondiale c’è Trump: loro i messicani, io i soldi, io la figa, io divertente.

Meme dopo meme si fa largo l’idea che certi personaggi siano divertenti. Non si tratta di satira, perché la satira è sgradevole e attacca il potere costituito. Non è neppure goliardia. È, molto più banalmente ridere tanto per ridere. Quando diffondiamo il milionesimo meme sui capelli arancioni di Trump forse siamo complici dello sdoganamento di un personaggio chiaramente inadeguato al ruolo che ricopre e, anche se non siamo elettori statunitensi, stiamo dando un piccolo contributo ai suoi interessi.

Per ridere un po’.

4 pensieri riguardo “Cicciolina, Trump e la mela di Berlusconi

  1. Analisi ineccepibile. Tutto e’ cominciato con Pannella, concordo. Certo il salto da lui a Berlusconi e’ stato abissale. In Pannella era presente la goliardia (credo che in gioventu’ abbia fatto parte del movimento gogliardico universitario) e la provocazione, in Berlusconi no. Vi era il calcolo in alcuni suoi gesti, il rendersi popolare, il voler essere popolano.. poi il gioco gli e’ sfuggito di mano. Fa ridere che in questi giorni, alcuni politici, ex avversari, o suoi avversari ancora, lo ricordano come uomo delle istituzioni?! Mi sono perso qualcosa in questi ultimi 25 anni?

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    1. Mi hai dato l’occasione di rileggere questo pezzo e di correggere una sgrammaticatura e di eliminare una parola di troppo!
      Sì, anch’io so che Pannella era attivo nella goliardia universitaria.
      A proposito di questo pezzo ti racconto un aneddoto. Pochi giorni prima di terminarlo e pubblicarlo, il primo aprile pubblicai su Facebook un post in cui annunciavo la prossima uscita presso l’editore La Nave di Teseo di un mio libro dal titolo, appunto, “Cicciolina, Trump e la mela di Berlusconi”. Ci cascarono in molti e ancora dopo parecchi giorni continuavo a ricevere complimenti anche di persona, nonostante su Facebook avessi confessato lo scherzo già la sera stessa del primo aprile.

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