Recensione: la penna del Ministero del lavoro

Facendo ordine in casa, ho trovato questa penna. Non ho né idea né memoria di quando e come sia finita in casa, potrei averla portata io, ma non ricordo proprio. Sembra anche non del tutto integra, perché evidentemente c’era una clip che si è staccata e il puntale della penna non si avvita più perfettamente.

L’ineffabile gadget

L’esistenza di questa penna mi ha fatto però ripensare a una persona della quale avevo già scritto in un mio pezzo precedente. È l’esperta di comunicazione aziendale che istruiva noi insegnanti dell’Istituto paritario in cui insegnavo quando non ero ancora un docente di ruolo. Ricordo un incontro in cui spiegava a noi docenti intenti a preparare un open day (chiunque ha figli in età scolare e, ovviamente, qualunque insegnante sa che cosa sia un open day) che era fondamentale che qualsiasi evento organizzato dalla scuola lasciasse un gadget ai partecipanti. In pratica, chi fosse entrato a chiedere informazioni sulla scuola sarebbe dovuto uscirne con un regalino, magari proprio una penna. L’addetto alla comunicazione della scuola, come nell’altro mio pezzo, era entusiasticamente d’accordo.

Forse in un’ottica aziendale questa cosa ha senso. Se sia efficace è difficile stabilirlo, d’altra parte si racconta che Henry Ford dicesse che “metà della pubblicità che faccio è inutile, ma non so quale sia questa metà” (lo lessi sulla “Settimana enigmistica”, quindi ritengo la fonte autorevole). Ma il Ministero del lavoro perché mai dovrebbe regalare una penna con il suo nome? Che cosa evoca il Ministero del lavoro? Seccature, burocrazia, disoccupazione, ricerca del lavoro: tutte cose concrete e molto pratiche che nessuno andrebbe a cercare se non fosse obbligato a farlo.

Che cosa è successo nel Ministero e che cosa accade in migliaia di uffici dipendenti dai ministeri italiani? Si pagano i consulenti alla comunicazione. Loro insegnano come cambiare le sorti degli enti pubblici e insegnano a renderli efficienti, perché è importante fare le cose, ma altrettanto importante è comunicarle, magari addirittura narrarle. Hanno imparato queste cose a scuola, in università, nei master e le insegnano indiscriminatamente a chi li arruola. Non importa che l’arruolatore sia la Nike, una scuola privata, il Ministero del lavoro, perché loro ti diranno che chi entra in contatto con te si sentirà più gratificato dal regalo, invece che da un volantino che spieghi al malcapitato in cerca di lavoro che cosa deve fare. Anche perché il volantino è cheap, dirà lui, che si è dimenticato che esiste il termine banale, minimo minimo ci vuole una brochure. La penna però sarà meglio, perché la brochure conserva qualcosa di funzionale e di pratico, mentre la penna non c’entra niente con ciò che siamo andati a fare al Ministero. È un dono che abbiamo pagato con le tasse, così come le tasse hanno pagato il consulente.

E questo è un bene, perché fare cose inutili è ciò che distingue noi umani ricchi, che abbiamo superato le strette necessità della sopravvivenza alimentare, dalle bestie, quindi evviva il consulente che insegna cose inutili e fa produrre cose inutili, perché ci ricorda che la nostra società è felice.

3 pensieri riguardo “Recensione: la penna del Ministero del lavoro

  1. Ovvio, il volantino è da povery.
    Ma pure la penna, anche se piace di più, diciamolo: questa qui è brutta, ma brutta, ma brutta. E’ un perenne memorandum di tristezza e anonimato.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...