Dieci Monti (2-3). Breithorn mt. 4165 e Allalinhorn mt 4027

I due quattromila più semplici nella stessa puntata.

Breithorn. Il battesimo dei 4000 si tiene tradizionalmente sul Breithorn Occidentale. Si parte dal Plateau Rosa e in meno di 700 metri di dislivello praticamente senza difficoltà se non quella di fare attenzione ai crepacci, si arriva in vetta dopo 2h30′-3 ore. Quale regalo migliore allora per aver superato il difficilissimo esame di quinta elementare? Un gran regalo in effetti mi era già stato fatto da mio fratello e mia sorella, che mi avevano preso Still Life, live dei Rolling Stones con una bella Under my Thumb con un riff di chitarra che sostituisce la marimba dell’originale; ma salire un 4000 è altra cosa.

Il ricordo è un po’ distante e la ricerca delle foto in casa dei miei genitori sarebbe troppo lunga, perciò è possibile che qualche dettaglio sia non del tutto corretto. Se non sbaglio eravamo in 4 cordate e per molti di noi si trattava del record di altitudine. Sicuramente lo era, oltre che per me, anche per mio fratello e mia madre. Ai piedi avevo degli scarponi non particolarmente impermeabili, ma per poche ore di ghiacciaio potevano bastare, però almeno avevo i ramponi, che probabilmente usavo per la prima volta, visto che sui ghiacciai affrontati negli anni precedenti non li avevo mai usati. Non avevo l’imbrago, ma la corda – almeno non era di canapa! – legata in vita.

Tra i compagni di salita, non di cordata perché era legato con mio fratello, c’era Carlo che era un mio idolo per almeno un paio di buoni motivi: non aveva mai freddo ed essendo sì giovane, ma comunque adulto, poteva girare in maglietta senza essere sgridato dalla mamma; soprattutto, però, Carlo camminava veloce e io sognavo di essere in grado di reggere il suo passo. In più, Carlo aveva partecipato a una spedizione del CAI di Genova in Groenlandia, così in cima si fece scattare una foto con la maglietta della spedizione. Insomma, a 4000 metri in maglietta non puoi non essere l’idolo di un undicenne fissato con la montagna.

Sono ritornato sul Breithorn altre due volte e c’è sempre stato qualcuno al battesimo dei Quattromila. La prima volta, ancora negli anni Ottanta, toccò a Iaia, cioè Ilaria, agli inizi dei suoi anni alpinistici; la seconda c’erano Monica, che nonostante la fatica non rinunciò all’idea di sposarmi, e mio cognato Michele.

Quando tornerò sul Breithorn ci sarà di nuovo qualcuno al suo primo Quattromila? Se tutto andrà come spero, potrebbe essere il mio primo Quattromila dopo tanti anni. Non proprio un battesimo, speriamo che non sia un’estrema unzione.

Breithorn Occidentale

Allalinhorn. Non so quale sia il tipico primo Quattromila per i francesi. Forse il Mont Blanc du Tacul, che però non è sempre banale per via della pendenza e dei possibili grandi crepacci da superare, o forse il Dôme de neige des Écrins, che però ha lo svantaggio di non sembrare una vetta autonoma. Per gli italiani, come già detto, c’è il Breithorn Occidentale, oppure c’è il più faticoso Gran Paradiso. Gli svizzeri hanno invece, come gli italiani, il Breithorn Occidentale, per di più ancora più breve grazie alla funivia del Piccolo Cervino, e hanno anche l’Allalinhorn. Nella valle prima di Zermatt, Saas Fee è un gioiellino non disturbato dalle auto che vengono fatte parcheggiare al di fuori del paese. Nel paese si può quindi camminare con lo sguardo alzato per ammirare la corona di Quattromila del Mischabel. Per arrivare all’attacco della salita, oltre a una funivia, si prende il Metro Alpin, una funicolare sotterranea che sbuca a oltre 3400 metri di quota. È evidente quindi che la mia prima salita in vetta fu molto breve. Il giorno dopo però mi rifeci e, dopo aver dormito alla Britannia-Hütte, salimmo ai 4190 metri dello Strahlhorn, montagna che rimane nella mia memoria per il caldo preso nella lunga e poco ripida discesa e soprattutto perché feci per la prima volta l’esperienza di sentire la gamba sprofondare in un crepaccio. Mio fratello fece ancora meglio e infilò la gamba in ben tre crepacci.

Qualche anno dopo, direi nel glorioso 1989, salii però questo piccolo 4000 in una maniera molto più originale. Eravamo al rifugio Längfluh a poco meno di 3000 metri ed era già pomeriggio. Eravamo in sei e, di nuovo, c’era pure Iaia. L’obiettivo per il giorno dopo era quello di salire l’Alphubel. A un certo punto Flavio, un tipo molto veloce a camminare – ma ormai a 17 anni io non ero da meno – disse “non sono mai stato sull’Allalinhorn”. Ecco, alle 3 del pomeriggio partimmo. Chi non è mai stato su un ghiacciaio dovrebbe sapere che questo non è proprio l’orario ideale per salire a 4000 metri. Circa tre ore dopo eravamo in cima ed essere a quell’altitudine alle 6 del pomeriggio fu un’esperienza davvero inconsueta. In discesa dovemmo sbrigarci non tanto per non farci sorprendere dal buio, quanto per arrivare in tempo a cena.

Ah, il giorno dopo sull’Alphubel andò tutto bene.

Allalinhorn

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