Dieci monti (9). Chetif 2343 mt.

Il nano della mia lista. Ma è il monte dietro casa, quello su cui puoi salire in ogni momento.

Lo Chetif è un monte allo stesso tempo umile e presuntuoso.

Il Monte Bianco visto da Arvier: in basso si nota appena lo Chetif

Quando, in auto, all’altezza di Arvier appare finalmente il Monte Bianco, quasi non ti accorgi dello Chetif: è là sotto, 2500 metri più in basso di Sua Maestà, a malapena copre il fronte del ghiacciaio della Brenva. Via via che ci si avvicina a Courmayeur, lo Chetif si gonfia e occupa sempre di più lo spazio visivo. A Dolonne questo monte di soli 2343 mt impedisce la vista di quasi tutto il massiccio, che rimane visibile nel tratto dal Dente del Gigante alle Grandes Jorasses. Insomma, quella che da lontano appare come una montagnetta, quando ci sei sotto diventa un monte di tutto rispetto, ripido e roccioso, una montagna da vertikal su cui in 3 km di sentiero sali di oltre 1000 metri.

Chetif in versione imponente. A destra, dietro, le Grandes Jorasses

Da altre posizioni, poi, lo Chetif assume addirittura una forma elegante e perde il suo aspetto un po’ tozzo.

Un elegante Chetif. A destra l’Aiguille des Glaciers

Non ricordo quando salii per la prima volta sullo Chetif, ma sicuramente non ero piccolissimo, forse avevo più di dieci anni. Scegliemmo il sentiero più breve, quello dal Pré de Pascal. La giornata era bella, perché ricordo la luce particolarmente intensa  sulla pietraia e nel canalino di rocce rotte. Tra la vetta principale e la vetta minore su cui si trova la grande statua della Madonna, mia madre si impaurì per i pochi metri leggermente esposti. Non ricordo più se riuscimmo a convincerla a continuare, ma ricordo che scattammo una foto in cui mimavamo di trascinarla legata.

Nel 1986, anno del bicentenario della prima salita del Monte Bianco, fu inaugurato un sentiero attrezzato che alcuni, pomposamente, definivano via ferrata. Ovviamente decidemmo che bisognava farla. La paletta indicatrice all’inizio del sentiero indicava 4 ore, quindi ci sorprendemmo quando un amico, buon camminatore ma di certo non un temerario, ci disse di essere salito in meno di tre ore senza legarsi mai.

Così una mattina uscimmo di casa io, mio fratello e mio padre usando la seguente strategia: due soli zaini e a fare il passo andava sempre quello dei tre senza zaino. Non tirammo mai fuori né cordini, né moschettoni, né imbrago e in poco più di 2 ore (mi sembra di ricordare in 2h07′) fummo con nostra sorpresa in cima, concedendoci anche le dovute soste per ammirare il panorama, tirare il fiato, bere un sorso d’acqua, scambiarci gli zaini. Chi non è mai stato in cima allo Chetif, ma pensa alla sua posizione, non faticherà di certo a immaginare che il panorama da lì sopra è grandioso.

Il massiccio (neppure tutto) visto dallo Chetif

Da allora lo Chetif, in particolare lungo la ferrata, in famiglia è diventato meta di varie salite e discese in velocità. Diciamo che lo Chetif a Dolonne è un po’ come il Forte Diamante a Genova: esci di casa e sali su, magari prima di colazione o prima di cena.

Il primo in casa a scendere sotto le 2 ore fu mio padre, più o meno in 1h45′, mentre io abbassai il tempo nel 1989 all’epoca del mio primo enchainement di cui ho parlato nel primo pezzo di questa serie. 1h38′, lo ricordo bene, ma visto che avevo nelle gambe già circa 2500 metri di salita e che ero salito nell’ora più calda, sapevo che il tempo era nettamente migliorabile. Così negli anni successivi seguirono varie salite intorno all’ora e un quarto, questa volta con assetto davvero minimalista, vale a dire scarpe da ginnastica, niente zaino, niente borraccia, niente felpa legata in vita.

Tra le salite divertenti ricordo quella intorno al 2000. Salii dal Pré de Pascal con mio fratello e nostro nipote di circa 10 anni e quando fummo in cima dicemmo “adesso in un’ora dobbiamo arrivare a casa”. Naturalmente scendemmo per il sentiero normale e non per la ferrata e ricordo l’allora piccolo Filippo che, dandoci dentro, si ripeteva a voce alta frasi di incoraggiamento. Ce la facemmo.

Il mio attuale record di velocità è segnato con precisione nel file dei miei primati personali: 1h11’01” dalla porta di casa alla vetta il giorno 25 agosto 2014. Lo stesso giorno, dopo una sosta di ben 55″, durante i quali alle 17.21 scattai le 3 foto che pubblico qui sotto (prodigi delle foto digitali che conservano tanti dati in memoria), migliorai il record della discesa (lungo la normale) che fissai in 28’14”. Il tempo in salita non è nulla di stupefacente, non poche persone tra quelle che mi leggeranno probabilmente potrebbero fare molto meglio, ma non saprei a quale livello bisognerebbe essere per farcela in meno di un’ora; il tempo in discesa, invece, posso dire che è davvero niente male. Ero in forma, infatti quattro giorni dopo partii per il mio UTMB più veloce.

Forse ho esagerato con i numeri in questo pezzo, ma in fondo sono anch’essi un segno dell’amore e della dedizione per questo monte così “utile”: protegge Dolonne dal freddo dei ghiacciai, è un punto panoramico splendido, permette di mettere alla prova la propria condizione fisica. Se va bene si raccolgono anche un po’ di mirtilli e se va ancora meglio, in cima vedi un arcobaleno come quello che ho ammirato l’estate scorsa, l’ultima volta che vi son salito.

Arcobaleno dalla vetta dello Chetif il 22 agosto 2018

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