Toti e l’asfalto

Questo non è un blog di attualità, non perché io voglia atteggiarmi a blogger atemporale, inattuale, o chissà che altro, ma per una ragione molto più semplice: sono lento a scrivere. Di più, sono lento a pensare che cosa devo scrivere e sono lento a pigiare sulla tastiera. La mia manualità è quel che è, e nonostante nella vita mi sia ritrovato a scrivere non poco, sono rimasto irrimediabilmente lento e devo sempre spostare lo sguardo dalla tastiera allo schermo per essere sicuro che le parole scritte riescano bene. Non saprei neppure più dire se scrivendo a penna le cose cambierebbero, perché tutto ciò che nella mia vita ho scritto e riscritto e limato e riscritto, è stato battuto al computer.

Questo preambolo per spiegare che le poche parole che seguiranno saranno un po’ anomale rispetto alla mia consuetudine di lasciar decantare (o magari sobbollire) le idee per qualche giorno, se non per qualche mese o anno.

Oggi (a quest’ora dovrei ormai dire “ieri”) mi sono imbattuto in queste parole che il Presidente della mia Regione ha pubblicato su Facebook:

Altro che bloccare le opere: 3 ore e 20 da Rimini a Reggio Emilia, sull’autostrada più importante d’Italia, la A1. Bisogna allargare tutte le nostre autostrade. Più corsie, più cantieri, più lavoro, traffico più scorrevole e meno benzina consumata. Pensiamo al futuro… CAMBIAMO!

Un amico, come si vede nella schermata, ha commentato “meno macchine in giro, non strade più larghe!” E qui potremmo chiudere il discorso, perché la cosa più importante è stata detta.

Una breve aggiunta però la faccio. Per quanto negli ultimi anni ci sia stata una forza politica che ha cercato di convincere gli italiani che la distinzione tra destra e sinistra sia superata e non abbia più senso, in Liguria – ma sono abbastanza convinto che il discorso valga per tutta l’Italia – c’è un punto che segna una separazione tra i due schieramenti politici, ed è proprio quello ambientale. Mi permetto di ripescare un mio breve post su Facebook del 16 febbraio 2018:

Perché la giunta che guida la città di Genova vuole autorizzare i parcheggi lungo via Roma? Non c’è una ragione economica – infatti pare che i commercianti non siano d’accordo -, ma una ragione puramente ideologica che si può riassumere così: “gli ecologisti rompono i coglioni”.

In Liguria le giunte di destra hanno normalmente questo tratto fortemente ideologico dell’avversione verso tutto ciò che sa di difesa dell’ambiente. Il nemico supremo è il limite alla cementificazione, ma anche i limiti alle automobili possono andare bene come nemico da combattere.

Ecco, io non invidio Giovanni Toti e so che il suo lavoro è terribilmente difficile, per quanto vada anche detto che è stato lui a volerlo fare. Un po’ gli invidio – e sono abbastanza serio nell’affermarlo – la sua trombonaggine: quando il 14 settembre dell’anno scorso noi genovesi ci ritrovammo in Piazza De Ferrari a commemorare le vittime di un mese prima, parlò appunto da trombone, da pallone gonfiato, ma sapeva farlo bene, tutt’altra cosa rispetto al Presidente del Consiglio il cui intervento fu talmente miserabile da indurmi ad abbandonare la piazza in anticipo (tornando a casa incontrai mio padre che aveva fatto la stessa cosa). Riconosco anche a lui e al sindaco di Genova che la loro gestione dell’emergenza ponte è complessivamente all’altezza della difficilissima situazione, ma non mi va giù la retorica dell’innovazione e dello svecchiamento con cui si propone Toti. No, la soluzione non è nell’allargare tutte le autostrade, questo è un modo di ragionare vecchio. Va allargato ciò che serve, vanno ricostruiti i ponti necessari, ma l’ideologia del cemento, dell’asfalto e dell’automobile è vecchiume.

Ah, anche se c’è coda, meglio tenere la cintura allacciata, piuttosto che sganciarla per scattarsi un selfie.

6 pensieri riguardo “Toti e l’asfalto

  1. Ciao. Sono parzialmente d’accordo.
    L’ansia di cementificazione della destra è un fatto, ed è fastidioso. Che gli ecologisti difendano con uguale entusiasmo le giraffe e le zanzare e considerino la malaria un trascurabile danno collaterale è un altro fatto, ed è fastidioso.
    Quando parli di “vecchiume” hai probabilmente ragione – ma rispetto a cosa? rispetto a un futuro talmente vago da risultare quasi inimmaginabile. Nel frattempo (nell’attesa di decostruire il trasporto automobilistico) visto che si vive nel presente, strade più larghe farebbero comodo, considerando anche che sono immutate da almeno cinquant’anni e, autostrade a parte, le stesse dai tempi dei Romani.
    (E’ intasata perfino la via per l’Everest, vuoi che non si intasi l’A1?)

    "Mi piace"

    1. Penso che sia doveroso allargare le strade quando è necessario farlo, così come riconosco i limiti di certe forme di ecologismo che definirei non tanto estremiste (io non ho neppure la patente, forse sono un estremista) quanto poco lucide. Quelli che non mi va giù dell’approccio alla Toti è l’ideologismo, la convinzione per cui chi difende l’ambiente è un rompiballe, un esagerato, un menagramo.
      Quanto al limitare l’uso delle auto, mi sembra che in Italia, e non solo in Italia, la politica rinunci a dare un indirizzo. Se si aspetta che sia il libero mercato con Uber e Flixbus a risolvere i guai del traffico si avrà un bell’aspettare.

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  2. Amo l’introduzione che hai fatto, perché rispecchia ciò che sono anch’io e pertanto, in modo del tutto temporale ed attuale, te la fregherò.
    Prima ancora di leggere quanto scriv(ev)i di seguito – il passato è d’obbligo – ho tentato di cliccare il mi piace… ma non al tuo post, bensì al commento di quel tale Davide.
    Ho detto tutto.

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