Il senso storico che manca (agli insegnanti, mica agli alunni)

Ieri sera, mentre passeggiavo dopo cena, ho sentito delle ragazze che cantavano in una casa. Non conoscevo la canzone (poi mi sono documentato, ma ne parlerò alla fine), ma mi hanno messo allegria.

La canzone recitava “Voglio tornare negli anni novanta / le disco in bolla e la gente che salta ” e, dicevo, mi ha messo allegria perché sentire dei giovani, anzi delle giovani perché i ragazzi sono più restii ad usare la voce, che cantano è bello, è un segno di vitalità che mi piace, anche se magari la canzone non è granché. Non ho visto le ragazze in faccia, ma dal timbro credo che fossero molto giovani. Immaginiamo che avessero 17 anni, giusto trent’anni meno di me, così mi sarà più facile proseguire.

Che cosa si rimpiange degli anni Novanta? Lo dicono le parole stesse che ho sentito uscire dalla finestra: le discoteche e la loro musica. Non pensiamo quindi alla politica di quel decennio (Tangentopoli, l’affermazione della Lega, la discesa in campo di Berlusconi, Bill Clinton, la fine di Gorbaciov, Eltsin) e neppure alla musica più interessante (tanto per dire: alcuni dischi degli U2 e dei R.E.M., i Pearl Jam, i Nirvana, i Radiohead, ma pure certa musica da discoteca come quella dei Prodigy, di Fatboy Slim e dei Chemical Brothers). Probabilmente la musica che suscita nostalgia è robaccia come quella di Gigi D’Agostino e gli Eiffel 65.

A questo punto potrei confrontare la musica del decennio precedente la nascita delle diciassettenni di oggi con quella del sottoscritto diciassettenne del 1989 che poteva dire che pochi anni prima della sua nascita non solo i Beatles fecero tutto, i Rolling Stones incisero album come Beggars Banquet e Let It Bleed, Gli Who Tommy, Bob Dylan Highway 61 Revisited, Frank Zappa debuttò con Freak Out! e Jimi Hendrix con Are You Experienced e via rimpiangendo. Ma non è di questo che voglio parlare. O, per meglio dire, non esattamente di questo. Restiamo pure alla musica, ma pensiamo a che cosa poteva sembrare a un diciassettenne del 1989 Like a Rolling Stone di Bob Dylan: per me era una grandissima canzone e, proprio anche perché sapevo collocarla storicamente in un anno preciso, la sentivo contemporanea come erano miei contemporanei i Rolling Stones e Jimi Hendrix, ma per la maggior parte dei miei compagni di classe era roba sconosciuta o collocata in un nebuloso passato.

Forse si comincia a capire che quel che vorrei dire è che prima di accusare le nuove generazioni di ignoranza, di mancanza di senso storico e di nozioni storiche, forse dovremmo pensare a che cosa conoscevamo del passato quando eravamo giovani o molto giovani. E, visto che sono un insegnante di storia alle medie, posso formulare la frase in un modo ancor più preciso: non stracciamoci le vesti di fronte all’ignoranza del passato, specialmente del passato recente, dei nostri alunni.

Come ho già fatto molte altre volte in questo mio blog, riciclo un mio post su Facebook.

L’anno scorso mi imbattei in un articolo uscito su “il Fatto Quotidiano”. Era l’8 maggio, il giorno prima del quarantennale dell’uccisione di Aldo Moro e di Peppino Impastato. Se volete potete leggere il breve articolo qui, ma non è strettamente necessario per comprendere ciò che scrissi e che riporto con lievissime modifiche non sostanziali.

Se, come dice l’articolo, solo il 40% degli studenti conosce Peppino Impastato, questo è un successo gigantesco, altro che piagnistei! Anzi, mi sembra una percentuale spropositata, secondo me il 10% sarebbe già una percentuale sorprendente.

Non sono ironico, sono serissimo.

Faccio due conti. Se nel 1986, anno del mio esame di terza media (l’articolo parla di studenti delle medie e delle superiori) mi avessero rivolto una domanda su episodi di 40 anni prima, quindi del 1946, che cosa avrei saputo dire? Beh sul 1946 avrei saputo dire un po’ di cose, non è un anno qualunque per l’Italia, ma siamo realisti, non stracciamoci le vesti.
Faccio ancora due conti. Nel 1979 a Genova viene assassinato Guido Rossa e i suoi funerali, sempre a Genova, segnano un momento di svolta nella percezione delle Brigate Rosse tra la popolazione italiana. Io, genovese, nel 1986, termino la terza media, sono uno dei tre della classe che esce con il giudizio migliore, sono considerato un ragazzo più informato della media (leggo persino in parte le pagine non sportive dei giornali) e che cosa so di Guido Rossa? Niente. Non ricordo di averlo mai sentito nominare.
Se oggi i miei alunni di terza media non sapessero nulla di un fatto importante risalente a quando avevano 7 anni (nel 2011) dovrei stracciarmi le vesti?

Un’ultima parola sul modo di svolgere l’inchiesta da parte del sito Skuola.net (l’articolo che linko infatti fa riferimento a questa inchiesta). Si commenta amareggiati che per gli studenti Aldo Moro è stato

  • 35% esponente di spicco della DC
  • 26% segretario del PCI
  • 10% Presidente della Repubblica
  • 29% non so

Questo significa che ai ragazzi è stato posto un quiz con 4 possibilità di risposta. Sarebbe bastato aggiungere la possibilità “allenatore della nazionale di calcio” ed ecco che saremmo a scandalizzarci di un 5% dei giovani italiani che credono che Aldo Moro sia stato un CT.

Concludendo: l’inchiesta di Skuola.net vale ben poco.

Concludendo 2: rivolgiamo ai miei coetanei una domanda su un personaggio risalente a soli 24-26 anni prima della nostra nascita: chi è stato il primo Presidente della Repubblica? Così a bruciapelo, nessun elenco di nomi tra cui scegliere e senza Google a disposizione. Ci arriviamo al 25%? Io ne sarei quasi contento.

Intanto, prima che qualcuno vada a digitare su Google “presidente repubblica italia 1946” do la soluzione alla domanda: Enrico De Nicola. Ricordiamoci quindi che per i nostri alunni Sandro Pertini è un liceo delle scienze umane, così come per noi, alunni delle medie nella seconda metà degli anni Ottanta, De Nicola era… che cosa era?

Poi cogliamo casomai l’occasione per analizzare con gli alunni fattoidi di questo genere: potrebbe essere un’occasione per insegnare chi è stato Aldo Moro (e di conseguenza un bel po’ di altre cose), chi è stato Peppino Impastato (e di conseguenza ulteriori altre cose), come vengono svolti i sondaggi e come vengono usati, non diciamo contro di noi, ma quantomeno per farci credere certe cose. Alla fine potrebbero pure scoprire che non sempre hanno torto quando ci considerano dei vecchi queruli.

P.S. Come è facile immaginare, sono andato a cercare la canzone su YouTube e devo dire che non ha tradito le mie aspettative. Mi aspettavo un brutto brano dance italiano e in effetti la canzone, che è del 2013 e ai cui autori, più o meno miei coetanei, non rendo neppure l’onore della citazione, è davvero bruttissima: autotune e tastierona che più banale non si può, il tipico pezzo da Radio Deejay. Se la musica è insulsa e irritante, il testo non è da meno: ecco la prima strofa, che, ripetuta più volte, occupa la quasi totalità della canzone: “Voglio tornare negli anni Novanta / le disco in bolla e la gente che salta / con il petrolio a zero novanta / la tipa a novanta e la musica dance.”

Abilità linguistica pari a zero con “novanta”, parola facilmente rimabile, che viene ripetuta in continuazione (più avanti c’è però una rima con “Fanta”); contenuto becero, con il termine “tipa” che già da solo descrive l’universo relazionale e sessuale degli autori, poi approfondito dall’elegante allusione alla posizione in cui preferiscono che stiano le donne; annotazione storica ad minchiam con il petrolio a 0,90 (lire, euro? Parlano di benzina al litro, di greggio al barile, di miscela per il Ciao, il motorino che compare nel videoclip?)

Quelli della mia generazione che imperversano sui social per denigrare la scuola attuale e rimpiangere la scuola della loro epoca, cambierebbero idea vedendo che da quella scuola è uscita gente che scrive canzoni così brutte, volgari e trasudanti ignoranza?

Buon anno scolastico!

4 pensieri riguardo “Il senso storico che manca (agli insegnanti, mica agli alunni)

  1. Alessandro
    In un articolo, condensi molti punti.
    Nostalgia anni 90. Sono stati anni in chiaro scuro in linea generale. I ricordi che abbiamo noi 40enni di oggi, sono legati come e’ giusto che sia ai nostri 20 anni. E i 20 anni, sono sempre gli anni piu’ belli. Condivido che vi erano grandi gruppi rock, musica di qualita’ anche nel panorama italiano (molti cantanti si sono poi persi). Per quanto riguarda la vita pubblica, e’ stato il decennio (molto piu’ dei tanto bistrattati anni 80 su questo versante) in cui il ripiegamento nel privato e’ stato pressoche’ totale. Tu citi tangentopoli, Lega, Berlusconi, etc.. io citerei come episodi che hanno dato la spallata decisiva verso il privato e l’abbandono pressoche’ di ogni idealismo, specie al Sud, gli attentati di Falcone e Borsellino. Dal punto di vista simbolico sono stati per chi e’ nato sotto Roma, e nutriva speranze in un domani migliore, avendo meno di 20 anni, un taglio devastante.
    Se faccio il tuo gioco: meno 30 anni. Arrivo anche io piu’ o meno alla terza media. A 12 anni, sia per me che per i miei coetanei non erano cosi’ sconosciuti i Beatles e i Rolling Stones… tra l’altro erano anni in cui Morandi e gli Stadio (molto in voga in quel periodo) avevano dedicato loro una canzone. Grazie a mio padre, ex musicista, conoscevo comunque gia’ allora parecchi gruppi e musicisti rock inglesi ed americani.. ma qui devo dire che sono stato fortunato. Sul Presidente della Repubblica 25 anni prima della mia nascita, senza googleare, vado a tentoni… nel 1962 potrebbe essere Gronchi? Comunque anche se non fosse giusto non me ne dolgo. A 13 anni non l’avrei saputo dire, a 17 credo di aver avuto molto meno dubbi rispetto ad oggi.

    Sui coetanei che parlano male della scuola di oggi e bene della propria. Io non credo di parlar bene ne’ della scuola di oggi, ne’ tantomeno di quella che ho fatto io (ho scritto piu’ di un post in merito). Ricordo pero’ una cosa. I miei genitori si sono fermati entrambi alla 3 media e hanno lavorato dai 14 anni fino a pochi anni fa, in settori non di certo affini all’istruzione, anzi. Mia madre oggi, a 67 anni, riesce tranquillamente a leggere un testo in francese (riesce anche a comprendere il francese, non a parlarlo, senza essere mai stata oltre Ventimiglia), recita tranquillamente a memoria poesie di Carducci, Pascoli, Leopardi, conosce per sommi capi, parecchi canti della Divina Commedia. Nelle scuole medie lesse Guerra e Pace, Anna Karenina , David Copperfield, Il conte di Montecristo e altri libri ancora, tutti acquistati in edizioni economica a nei primi anni 60, e tutti custoditi nella sua libreria. Potrei fare un parallelo anche con mio padre, ma non voglio annoiare. Io a 14 anni, pur essendo uno che studiava molto, di certo non potevo vantare la preparazione scolastica che avevano avuto i miei genitori alla stessa eta’. La colpa di certo non e’ solo della scuola.. di certo non posso dire che l’istituzione scuola sia del tutto avulsa a questo divario che esisteva tra i me e i miei genitori a parita’ di eta’.
    Sul divario tra gli anni in cui andavo io a scuola (secondaria di secondo grado) e coloro che vedevo arrivare all’universita’ 9 anni fa, posso dire: tutti i miei coetanei che si iscrissero al 1 anno di ingegneria conoscevano bene i fondamenti di trigonometria, facilita’ nel calcolo di esponenziali e logaritmi, famigliarita’ con alcuni cenni di analisi matematica. Il minimo da un punto di vista matematico per poter affrontare il 1mo anno di inegneria. Gli ultimi 19enni diplomati con cui mi trovai ad avere a che fare (2010), nella stessa universita’, nel mio stesso corso di laurea: buona conoscenza della trigonometria il 90%. Conoscenza fluida di operazioni con logaritmi ed esponenziali: 60%. Familiarita’ con le basi dell’analisi matematica: 30% (provenienti dal liceo classico nessuno, per cui non si puo’ incolpare il percorso di studi precedente). Erano dei test preliminari (non vincolanti all’iscrizione), che il Politecnico di Torino teneva ogni anno a monte dell’immatricolazione. Direi che come campione non e’ proprio il piu’ rappresentativo del mondo dell’istruzione, pero’ non e’ poi cosi’ da buttar via per poter capire in che direzione si sta andando.

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    1. Caspita, che risposta ampia! Tocchi molti punti, più di quelli che era mia intenzione. Il problema dell’abbassamento delle conoscenze all’uscita dei vari cicli scolastici esiste eccome, ed è molto complesso, legato come è all’ampliamento della base scolastica (forse ne avevamo già discusso). È davvero da pochissimi anni che praticamente tutti vanno a scuola fino a 16 anni.
      Io mi ero concentrato sulla conoscenza del passato recente da parte dei ragazzi cosiddetti normali per mostrare che in fondo non è così diversa da quella di 30anni fa. P.S. Tua madre ha frequentato sicuramente un’ottima scuola ed era un’ottima alunna.

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      1. Ciao Alessandro,
        scusa per il commento troppo lungo. Finirai per bannarmi.
        Sul senso storico, hai pienamente ragione. Condivido in toto, soprattutto sul passato recente. Sulla mia pelle ho imparato una cosa: la storia e’ una materia complessissima (soprattutto quella recente), e come la matematica o le lingue straniere, richiede un continuo sforzo di correlazioni, interpretazioni e letture critiche/esercizio. Pertanto i “numeri” che citi su, sono da me condivisi, anche il parallelo tra le varie epoche di giovani.

        Grazie per i tuoi post che suscitano sempre riflessione per quanto mi riguarda.

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        1. Tranquillo, non ti banno, anzi, ben vengano i tuoi commenti che mi fanno pensare a cose che non avevo considerato.
          Tra l’altro, condivido pienamente quel che dici sugli attentati a Falcone e Borsellino, che per me sono stati eventi decisivi non solo sul piano politico, ma anche su quello personale.

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