UTMB 2019: analisi scientifica, emotiva e da bar: tutto con i piedi sotto il tavolo.

Dal computer sul tavolo in cucina.

Non posso dire “tutto rigorosamente dal tavolo in cucina” perché ogni tanto controllavo dal telefono in bagno, in coda alla Coop, in autobus, ma quel che conta è che tutto è stato vissuto a 300 km di distanza.

E dispiaceva, altroché se dispiaceva non essere là. Non dico a gareggiare, ma almeno a far da spettatore, ad aspettare il passaggio notturno a Dolonne, a guardare la partenza della CCC e il suo passaggio al Rifugio Bonatti. Invece ho vissuto a Genova la Settimana Santa del trail. Mi si passi la metafora un po’ blasfema, ma come i giorni prima di Pasqua sono il centro del calendario liturgico, così i giorni delle gare dell’UTMB sono il centro dell’anno del trailer, non solo di quello che partecipa alla gara, ma anche di quello che segue da lontano. Nel mirabile pezzo scritto l’anno scorso da Alberto Canessa sono descritte le follie esistenziali che ruotano intorno all’UTMB e sono descritte con tale precisione che mi vien da pensare che potrei chiudere qui il pezzo perché tanto Alberto ha già scritto tutto. E considerate che Alberto non ha ancora partecipato a nessuna gara dell’UTMB.

Ma non importa, ormai ho deciso di lasciarmi andare e in rigoroso disordine parlerò della gara di quest’anno.

Le grandi emozioni. L’immagine più bella delle gare di quest’anno è arrivata presto, giovedì 29 agosto. È questa qui.

Anna De Biase a Chamonix. Ph. Monica Durso o Chiara Sparviero, amiche e compagne di squadra.

Anna De Biase sta concludendo la durissima TDS e sorride. Anna è una compagna di team della Sisport, ma non è questa la cosa speciale. Non è neppure strano che sorrida, lo fa spesso, la sua passione per il trail è contagiosa. Neppure è strano che sorrida chi arriva al traguardo, perché è naturale essere felici a Chamonix dopo una lunga e bella fatica. C’è molto altro, infatti la maglietta che ha deciso di indossare all’arrivo racconta una storia di amore per la montagna e per una persona. Non voglio essere impudico e spiegare meno vagamente quel che ho scritto, ma se vogliamo restare nelle metafore religiose, quello di Anna è stato non semplicemente un pellegrinaggio, ma un memoriale. E mi accorgo che forse non sto neppure usando una metafora. Aggiungo: nel frattempo non è che Anna se la sia presa comoda, infatti si è piazzata 24° tra le donne e la prossima volta vorrebbe essere più veloce!

Passiamo all’altra grande emozione, che a raccontarla c’è quasi da vergognarsi. Se è comprensibile dover trattenere le lacrime quando si è alla partenza dell’UTMB e partono le note di Conquest of Paradise, ci si sente invece un po’ stupidi a commuoversi di fronte alla diretta streaming. Ma succede ugualmente, perché la gara ti è entrata dentro e ha lasciato un segno che a ogni ultimo venerdì d’agosto diventa forse una ferita. Ripensi alla fatica fatta per arrivare alla partenza, all’emozione e alla preoccupazione per quei 170 km di salite e discese che ti riporteranno nella piazza di Chamonix dopo 1 o 2 notti trascorse sui sentieri; ripensi anche alla responsabilità della gara, perché se parti di fronte a moglie e figli e sai che li ritroverai a vederti passare a Courmayeur e ad attenderti all’arrivo, pensi che un ritiro sarebbe un po’ un tradimento della loro fiducia.

Il bar dello sport. Ma dopo la partenza (veramente anche prima), per chi non corre apre il bar sport. Di nuovo, mi rifaccio ad Alberto, anzi, riporto le sue parole:

Whatsapp è una bellissima invenzione ed ha rivoluzionato il modo di comunicare. Ma tutti noi abbiamo quel gruppo che ti inonda il telefono di messaggi e notifiche. Beh credetemi, non avete visto niente. Foto e video da chi è sul percorso, screenshot del live, messaggi di incitamento, aggiornamenti minuto per minuto, commenti tecnici e previsioni meteo si susseguono per una settimana, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Tutto ciò è bellissimo e dà l’idea di quanto sia vivo lo spirito di questo sport (nonché di squadra), ma alzerà la vostra ansia a livelli ultraterreni.

Commenti tecnici, pronostici, complimenti e incoraggiamenti agli amici in gara… e gli amici in gara magari partecipano essi stessi alla chat rassicurandoci, oppure condividendo le proprie difficoltà, a volte passeggere a volte insormontabili e tali da portare al ritiro. La cosa divertentissima sono però le prese per i fondelli che si concentrano su alcuni compagni di squadra, i quali giustamente rispondono, magari in maniera ambigua, così che non sai se commuoverti oppure prenderli ancora più in giro. Per esempio, che cosa si deve pensare quando un amico in gara si prende la briga di girare un video come quello di 9 secondi che potete vedere cliccando qui?

Mi emoziono perché significa che ha letto e ricordato quel che ho scritto nella sesta puntata della mia guida all’UTMB:

Lasciato il ristoro, avete un pezzo in piano lungo il semi-estinto Lac Combal. Se riuscite, non dico a correre, ma almeno a corricchiare, significa che siete in ottima forma.

D’altra parte sai che il valoroso Oldry è sempre pronto a prenderti in giro e questo è il bello del gioco e concludi che in quel momento vorresti essere tu a correre al Combal, naturalmente più velocemente di lui.

Esiste poi il capitolo delle allusioni più o meno spinte: le avventure notturne omosessuali tra gli amici in corsa, la forza motivante dei calzoncini e soprattutto dei gonnellini delle atlete che per un po’ si rinuncia a superare, il tutto però, non dico con eleganza, ma evitando di precipitare nel becero.

Infine ci sono 3 compagni di squadra che non posso non citare: Maurizio Pastore, che in una estate ha concluso due delle tre cento miglia trail più prestigiose, ovvero la Western States e, appunto, l’UTMB (manca la Diagonale des Fous alla Île de la Réunion, ma gareggiare in 3 continenti in un’estate sarebbe un po’ troppo dispendioso); Massimo Ghisalberti, il nostro presidente e guru, nonché colui che mi ha portato al trail e alla Sisport, per l’ennesima volta finisher a Chamonix; Sonia Rebora, la nostra maestra (perché allenatrice non è sufficiente), colei a cui pensiamo appena tagliamo il traguardo e che durante la settimana santa del trail dorme meno di tutti per seguirci in gara. Quest’anno non è potuta essere a Chamonix, ma sappiamo bene che è come se ci fosse stata.

Massimo Ghisalberti a pochi metri dal traguardo. Fotografia di Anna De Biase (giusto per ribadire la sua passione per il trail: poche ore dopo il suo arrivo era già ad aspettare gli amici)

Come già scritto, il bar dello sport diventa anche un luogo di analisi tecnica dove si buttano giù considerazioni altamente scientifiche sulla gara. Eccone alcune in ordine non troppo sparso.

L’analisi scientifica.

  • I ritiri. Tradizionalmente l’UTMB è una gara selettiva con molti ritiri, ma nel corso degli anni la percentuale dei finisher è aumentata per varie ragioni: la richiesta di una significativa esperienza di gare lunghe per iscriversi (le famigerate gare qualificanti e i famigeratissimi punti ITRA) e la circolazione di notizie, informazioni, cultura sulla preparazione di una gara del genere sono a mio parere le ragioni fondamentali. Quest’anno, tuttavia, i ritiri sono stati più numerosi dell’anno scorso, infatti il 39% circa dei partenti non è giunto al termine. Sorprendente, ma non troppo, è che una percentuale praticamente identica di ritiri ha caratterizzato la TDS, a conferma della durezza della gara.
  • I pettorali assurdi. È vero, a Wimbledon la testa di serie numero 1 è il tennista più in alto nella classifica ATP, ma anche se Pau Capell ha poi vinto, ho trovato molto antipatico che il pettorale n. 1 non sia stato riservato a Thevenard. Che cosa deve fare di più un atleta di arrivare a 31 anni, essere campione in carica e aver vinto nel corso degli anni 3 UTMB, la CCC, la TDS e la OCC? Per me Thévenard dovrebbe indossare il pettorale 1 a vita. Addirittura ridicola, anzi offensiva, è stata l’esclusione di Francesca Canepa dalla presentazione delle favorite. E già, era solamente la campionessa in carica.
  • Il trionfo della Spagna. Nonostante King Kilian quest’anno fosse presente solo per tifare per la sua Emelie e per portare la bimba nel marsupio, il dominio spagnolo tra gli uomini è stato spietato. Pau Capell 1° all’UTMB, Luis Alberto Hernando 1° nella CCC, Pablo Villa Gonzalez primo nella TDS, Andreu Simon Aymerich 2° nella OCC, Pau Zamora 3° nella MCC e, guardando al futuro, due giovani spagnoli davanti a tutti anche nella YCC.
  • Annata grama per l’Italia. Se l’anno scorso è stato un anno trionfale con la vittoria di Francesca Canepa e il quinto posto di Katia Fori (anche in testa per un tratto, poi in difficoltà negli ultimi chilometri), nonché il settimo di Stefano Ruzza tra gli uomini, quest’anno i due grossi calibri sono saltati: Francesca Canepa prestissimo e Franco Collé a Courmayeur dopo aver navigato tra la 24° e la 42° posizione. Forse ha usato la gara come allenamento per il Tor des Géants. Il piazzamento più prestigioso è stato quello di Giulio Ornati, 11° alla TDS, che non è male, ma è un risultato peggiore di quello che avrebbe potuto ottenere.
  • Maschi statunitensi bastonati. Come spesso è avvenuto in passato, gli statunitensi sono stati bastonati: Jason Schlarb 19° è stato il migliore, Zach Miller per il secondo anno consecutivo si è ritirato a Champex (ma da 66°, non da 2°) e Tim Tollefson si è fermato molto prima. Situazione non troppo diversa nelle altre gare, con il solo Watson ad entrare nei primi dieci (8° alla CCC). Tutt’altro discorso per le donne, con Courtney Dauwalter che molti consideravano come la favorita e che in effetti ha vinto nella combattutissima e avvincente gara regina, mentre nella CCC e nella TDS le atlete a stelle e strisce sono arrivate seconde.
  • Azzardi tattici cinesi. Gli atleti erano ancora sull’asfalto prima di imboccare il sentiero a Les Gaillands, quando la diretta ha mostrato un cinese che provava ad adottare la tattica di Jim Walmsley l’anno scorso: scattare in testa per staccare gli avversari fin dal primo chilometro. Non gli è andata bene, così come non è andata bene a Jiasheng Shen partito come un forsennato nella CCC e uno dei pochissimi a passare di corsa al Rifugio Bonatti. Il quinto posto finale è un risultato prestigioso, ma evidentemente la tattica è da migliorare. Mi aspettavo invece che reggesse Miao Yao, strepitosa vincitrice della CCC dell’anno scorso. Fino al Col de la Seigne ha mantenuto un ritmo forsennato, migliore persino di quello di Rory Bosio nel 2013 (anno in cui la statunitense sbriciolò il record femminile e si piazzò settima assoluta). Dopo Courmayeur invece è entrata in difficoltà per poi ritirarsi al Col Ferret. È giovanissima, nei prossimi anni non mancherà di rifarsi. Tornando invece a Rory Bosio, zitta zitta è risalita fino all’8° posto finale. Io stravedo per lei, mi è simpaticissima, e non dispero di vederla tornare ai grandissimi livelli di alcuni anni fa.
  • Pau Pau Pau. Se il cinese è stato azzardato a scattare quando era ancora a Chamonix, non è stato avventato Pau Capell, in testa fin da Les Houches. Il mio compagno di squadra Luca Zuccheri lo ha ripreso proprio sopra Les Houches (tra l’altro, proprio dalle parti di Les Houches Luca si era dato da fare pochi giorni prima). Vi consiglio di cliccare e di rimanere strabiliati. Se sali in quel modo quando sai che hai ancora 160 km prima dell’arrivo, vuol dire che o sei un pazzo o sei in forma grandiosa: la seconda che ho detto. E non è solo questione di tenuta fisica, ma anche mentale, perché Capell ha corso tutta la gara sapendo di avere Thévenard alle spalle. Certo, 20′ sono tanti, ma all’UTMB si può fare presto a perderli. Solo nella penultima discesa Thévenard ha probabilmente capito che non ce l’avrebbe più fatta e ha cominciato a rimanere sempre più distaccato (o forse era stanco e non reggeva più il ritmo infernale di Capell). Divertentissimo l’arrivo di Capell, davvero una bella festa del trail!

P.S. Scritte queste cose, comincia l’altra settimana santa del trail, quella del Tor des Géants. Quest’ultima è però più drammatica, prima di tutto perché è a settembre e ormai si è tornati tutti al lavoro – persino io -, ma soprattutto perché ci si sveglia di notte e si va a controllare il cronometraggio per assicurarsi che i propri amici siano giunti a una qualche base vita e non siano dispersi sui sentieri. Ma questa è un’altra storia e prima o poi spero di scrivere qualcosa sul Tor vissuto non da spettatore.

2 pensieri riguardo “UTMB 2019: analisi scientifica, emotiva e da bar: tutto con i piedi sotto il tavolo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...