Sullo stato del giornalismo/2. La beatificazione di Moana Pozzi

In realtà la beatificazione di Moana Pozzi è avvenuta da decenni ed è indiscussa, quindi non ne parlerò. Per chi fosse interessato all’argomento ci sono libri come quello della foto che accompagna queste mie righe, oppure, ad arricchire il filone, deve esserci un capitolo dell’ultima fatica editoriale di Michela Murgia. Non ho comunque letto nessuno di questi libri e non mi interessa leggerli. A dir la verità non ho neppure mai visto un film con Moana Pozzi, anche se la lettura della trama di Cicciolina e Moana “Mondiali” sembrerebbe molto ridicola. Sull’argomento “mondiali di calcio e pornostar” ricordo però – ero al liceo – questo improbabile pezzo di 4 fattòni inglesi.

Mi limiterò invece a mostrare un brillante esempio di giornalismo online.

Ieri mattina sulla homepage de “Il Secolo XIX”, nella sezione dei video, mi imbatto nel titolo “25 anni fa la scomparsa di Moana Pozzi, ecco 6 cose che in pochi sanno su di lei”. A corredare il titolo un’immagine non proprio castigata, ma comunque utilizzabile sulla pagina internet di un quotidiano serio. Clicco, non sperando di trovare maialate indicibili, ma curioso di vedere di quale livello sarebbe stato il – chiamiamolo così – servizio. Ogni tanto, infatti, cedo alla parte peggiore di me stesso e clicco su questi videoservizi che normalmente consistono in una sequenza di alcune foto con didascalie misere e musica ambient di sottofondo. È da rilevare che questo servizio compare anche sulla homepage del quotidiano “La Stampa”, appartenente anch’esso al gruppo editoriale GEDI (l’Espresso, tanto per capirci). Non lo trovo invece sulla “Repubblica”, ma magari mi è sfuggito. Insomma, paghi uno e prendi due o tre (per l’editore; per il lettore è il contrario). Il trafiletto che accompagna il video invece è questo qui:

Il 15 settembre 2019 sono 25 anni dalla misteriosa morte di Moana Pozzi. Una delle più famose pornoattrici italiane era nata nel 1961 a Genova. Su di lei molto è stato detto e scritto. Eccone 6 cose su Moana che in pochi sanno.

Se il video sarà dello stesso livello di queste tre righe, chissà che meraviglia. La prima frase, per quanto colloquiale è passabile. Poi c’è “una”. Se fosse un pronome, come sicuramente è nelle intenzioni di chi ha scritto, sarebbe necessaria la virgola dopo “italiane”; se fosse un articolo, la frase sarebbe invece slegata da quella precedente e non avrebbe senso. La terza frase è a posto. Nella quarta il capolavoro del pronome enclitico -ne. Non solo è un pleonasmo (cioè una ripetizione) che ribadisce inutilmente il successivo “cose”, ma è più scorretto del famoso e troppo biasimato “a me mi”. Quando qualcuno scrive “a me mi piace”, infatti, si ripete un elemento di troppo, ma non si rende ambigua la frase, anzi, la si rafforza. Questo -ne, invece, dovrebbe riprendere un elemento precedente che non esiste.

Passiamo al video, che, come previsto, consiste in qualche fotografia non sconcia e sei didascalie.

  • Nel 1993 Karl Lagerfeld fece sfilare Moana Pozzi per Fendi in costume da bagno bianco e rosso. Notizia davvero sconvolgente, non c’è che dire. Comunque è vero, non lo sapevo.
  • Secondo quanto rivelato da Lino Banfi in un’intervista, l’attrice aveva due lauree. E se lo ha detto Lino Banfi che è commissario nazionale per l’UNESCO…
  • Suo padre Alfredo era un ingegnere nucleare e lavorava in un centro di ricerca. Si sarebbe potuto far di peggio, avrebbero potuto scrivere che era uno “scienziato” che lavorava in un “laboratorio”. Comunque sappiate che il padre della pornostar non era un lenone. Speriamo almeno che sua madre lavorasse sui marciapiedi.
  • Nel 1995 fece una piccola comparsa nel film “Ginger e Fred” di Federico Fellini. Per carità, un refuso può sempre capitare, sbagliare decennio per un errore di battitura è possibile, ma se in un articolo che celebra il venticinquennale della dipartita di una persona si scrive che 24 anni fa ha interpretato una parte in un film, persino chi guarda al massimo i film di Vin Diesel si rende conto che qualcosa non torna. Va da sé che Ginger e Fred è del 1986, che Fellini è morto nel 1993 e Giulietta Masina nel 1994.
  • All’apice della carriera Moana guadagnava 150 milioni di lire al mese, il triplo di una sua collega odierna di uguale fama. Visto che finora non hai scritto nulla di sconvolgentemente nuovo, tanto varrebbe che ti rivolgessi al lettore giovane che magari non sa molto di Moana Pozzi e neppure della lira e trasformassi le lire in euro.
  • La sua ultima apparizione risale a tre giorni prima della scomparsa nel programma “Quizzone”, ma le puntate erano state registrate in precedenza. Qualcuno sa su quale canale fosse trasmesso “Quizzone”?

Poi ti lamenti che i giovani non comprano più i giornali.

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