Perché venerdì spero di trovarmi di fronte a un’aula vuota (Global Strike for Future/1)

In questi giorni, in occasione del Global Strike for Future, ho intenzione di scrivere alcuni pezzi sulla questione ambientale. Mi sarebbe piaciuto scrivere un unico lungo pezzo, ma non ho avuto il tempo e l’energia per organizzare in maniera sufficientemente ordinata le mie idee, quindi mi limiterò a interventi più brevi per evitare di scrivere un’articolessa confusa.

Ieri sera a cena, la figlia di mezzo chiede: “Venerdì posso andare alla manifestazione con C. e R.? La mamma di R. ci può accompagnare in macchina”. Il fratello maggiore ed io interveniamo praticamente all’unisono: “In macchina? No, in macchina allo sciopero per il clima non ci vai.” La figlia capisce subito “in effetti…” Poco dopo racconta che le amiche avevano proposto di andare a mangiare al McDonald’s dopo la manifestazione, ma in questo caso era stata lei a obiettare che pranzare al McDonald’s dopo aver partecipato alla manifestazione non è che c’entrasse molto.

Bene, con questo dialogo ho servito su un piatto d’argento il rosario delle obiezioni che si possono muovere contro il Global Strike for Future di venerdì.

E allora sgraniamo questo rosario:

  • Non sanno neanche  per cosa vanno a manifestare.
  • Vanno a manifestare solo per saltare scuola.
  • Voglio vedere questi pseudo-ambientalisti come lasceranno pulita la piazza.
  • Questi ambientalisti tutti con il cellulare nuovo in tasca.
  • Protestano contro il surriscaldamento, ma quest’estate hanno viaggiato in aereo e sono andati in crociera inquinando come tutto.
  • Sai che roba dire che bisogna proteggere l’ambiente.
  • A scuola devono andare, è lì che si impara, è quello il loro dovere.
  • Queste cose le sappiamo da trent’anni.
  • Non serve protestare, serve fare.
  • Vanno solo a fare casino.

Ecco dunque conclusa la prima decina del rosario delle lamentele. Possiamo definirle le lamentele ragionevoli.

La prossima decina invece sarà quella delle obiezioni che definisco PaSt, cioè “palesemente stronze”. Parto dalla più nota e dai suoi corollari alla quale seguiranno una serie di variazioni su Greta Thunberg.

  • Il riscaldamento globale non esiste. Ci sono studi che lo dimostrano.
  • Chi se ne frega del riscaldamento globale! A me piace il caldo.
  • Se fa caldo accendo l’aria condizionata.
  • Meglio se fa caldo, così si vedono le donne più spogliate.
  • Odio il freddo.
  • Greta mi sta sul cazzo.
  • Gretina. Gretini!
  • Greta è manovrata.
  • Greta porta sfiga.
  • Chissà chi c’è dietro di lei.

Queste frasi sono talmente stupide, becere e, il più delle volte, in malafede che per ora non ho neppure voglia di commentarle.

Potrei invece dare manforte a chi fa obiezioni sensate aggiungendo altri aneddoti. Anzi, lo faccio.

Dodici giorni fa, mentre a mezzanotte passata tornavo in autobus con mia moglie da Nervi a casa, è salito a bordo tra Quinto e Quarto un gruppo di giovani albarini (per i non genovesi: Albaro è uno dei quartieri “bene” di Genova). Giovani, anzi giovanissimi, come si capiva, oltre che dall’aspetto, dai sacchetti pieni di superalcolici presi forse a casa o forse fatti acquistare dagli amici maggiorenni. Sedute davanti a noi delle ragazze più che melense consolavano l’amica in lacrime in uno spettacolo per me e mia moglie sommamente irritante di pornografia dei sentimenti. Dietro di noi, invece, i maschi si davano da fare con urla da stadio che inneggiavano al Genoa, ma che avrebbero irritato anche un tifoso del Grifone, figuriamoci me che sono calcisticamente agnostico. All’altezza di Albaro, appunto, sono scesi continuando chi a urlare, chi a piangere, lasciando dentro di noi sentimenti vagamente omicidi. È possibile, anzi è probabile, che venerdì molti di questi ragazzi non andranno a scuola, alcuni alle 9 e 10 avranno già abbandonato il corteo, altri ci resteranno per la gioia dei benpensanti che, giustamente, vedendoli scuoteranno la testa.

Ieri invece, di ritorno da scuola, alla fermata di Dinegro sale sulla metropolitana un gruppo di quindicenni che si siedono a fianco e di fronte a me e non trovano di meglio da fare che registrare le proprie imprecazioni e riascoltarle con il telefonino. Anche se riconosco lo sforzo creativo di usare un’app con la quale le montano per poi mandarle in loop, li avrei presi volentieri a sberle. Anche loro forse venerdì saranno alla manifestazione ed è verosimile che ne torneranno senza aver imparato un tubo e magari avendo rotto le scatole agli altri partecipanti.

Eppure.

Eppure sono felice che mia figlia voglia andare e che probabilmente anche mio figlio andrà. E sicuramente la figlia più piccola sarà interessata alla cosa. Con tutti i limiti di un’adesione emotiva, confusa e contraddittoria, mi sembra un’ottima cosa che partecipino a una mobilitazione mondiale su una delle questioni più importanti che ci siano.

Mi auguro che tornino a casa con una giusta dose di rabbia, proprio quella che prova anche Greta Thunberg. Non trovo nulla di disdicevole nel fatto che lei possa ispirare tanti giovani a protestare e che li spinga a comprendere l’urgenza della questione ambientale. Quanto agli adulti, loro, a maggior ragione, devono andare ben oltre l’approccio emotivo e soprattutto non essere paternalisti. Forse uno scontro generazionale è ciò di cui, almeno qui in Italia, abbiamo bisogno.

Che cosa farò io? Intanto, quando ho dettato ai miei alunni il consueto avviso sullo sciopero di venerdì, ho spiegato loro che questa volta non si tratta semplicemente di uno sciopero dei lavoratori, ma anche e soprattutto di uno sciopero che coinvolge gli studenti e che sarò ben felice se loro non verranno a scuola per andare in manifestazione. Non credo però che io andrò, voglio che la manifestazione sia dei giovani e mi ripugna l’idea di vedere sindacati, partiti e adulti in genere che cercano di metterci sopra il proprio cappello.

La manifestazione a Genova del 24 maggio (dal sito de Il Secolo XIX)

P.S. Basta con i meme su Greta Thunberg!

P.P.S. Il Ministro dell’Istruzione ha invitato a giustificare gli alunni. Tranquillo (il ministro), tranquilli (gli alunni): siamo abituati a giustificare qualsiasi mal di pancia, assenze perché piove, perché non suona la sveglia, perché non si vuole essere interrogati.

continua

5 pensieri riguardo “Perché venerdì spero di trovarmi di fronte a un’aula vuota (Global Strike for Future/1)

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