Recensione apocrifa: la performance di Marko C.

Non sarà semplicemente un caso che nell’alfabeto dei performer Marko C. si trovi tra Franko B. e Stefano D. 

Franko B., che del sangue ha fatto il suo mezzo di resistenza e di resa al mondo, manifesta pienamente la sua foucaltiana corporeità. Ricoperto di biacca, non è più “un” corpo, ma è “il” corpo, non every-man, ma every-body riletto secondo la sapienza vedica.

Franko B.

Stefano D., l’artista gonfiabile, è invece colui che trascende il corpo gonfiandolo a dismisura, un apparentemente goffo cantante pronto però per gli spazi siderali, non un secondo dopo il Big Bang, ma un secolo prima, “più su”, viene da dire con le parole del suo mentore Renato Zero. E, di nuovo, non sarà un caso che il suo annullar-si, il suo dimenticar-si (dis)imparato da Carmelo Bene non si fa semplicemente performance pneumatica, ma si fa anche trasformazione in un altro: Stefano D. è tutti e nessuno, è, appunto, Zero.

Stefano D.

Qual è il luogo in cui heideggerianamente abita Marko C., invece? La sua scelta è ancora più difficile, il suo topos è quello economico, l’oikonomia. Tra il corpo dolorosamente esposto di Franko B. e quello mascherato e annullantisi di Stefano D., lui sceglie ciò che allo stesso tempo è più che mai materiale e inafferrabile. Il denaro, non più moneta sonante come lungo tutto il corso dell’essere-storia dell’uomo, ma sfuggevole finanza, codice binario dei bit che trasferiscono il denaro sterco del demonio lungo le reti informatiche, come rizomaticamente previde Deleuze.

I più avveduti lo avevano già capito quando Marko C. si definì “artista bestiale”, nel 2013, al tempo in cui fu estensore e unico firmatario del Manifesto per un movimento bestialista. La difesa del libero amore tra uomini e capre, pecore e serpenti, lucci e alligatori fu per la critica filistea il “delirio di un pervertito” (queste le parole di un blasonato critico il cui nome taccio per pudore, so bene infatti quanto Marko C. sia pudico), mentre invece – quanto era facile capirlo a chi avesse occhi innocenti – altro non era che un inno all’impossibilità. L’impossibilità anatomica e l’impossibilità culturale. Ma solo pochi possono essere Wittgenstein.

In quella impossibilità Marko C. realizzò la sua performance del 2014, quando per un mese scelse di vivere come una gallina ovaiola. Un’impossibilità di genere e di specie in cui dimorò nella maniera più impegnativa, vivendo lui stesso in gabbia tra centinaia di galline in gabbia. Un lungo e doloroso mese a cercare di espellere un impossibile uovo. Ma anche un mese di opposizione alla macchina economica, perché in un mese di schiavitù non produsse un solo uovo e non fu espropriato neppure dei 40 miseri centesimi che il padrone espropria alla gallina.

Ma veniamo alla nuova sofferenza di Marko C. 

Il giorno del solstizio d’estate ha preso il via il trimestre finanziario che si è concluso con l’equinozio d’autunno. Nell’immenso salone del castello di Hassenberg, luogo altamente simbolico nella nascita del capitalismo, il corpo di Marko C. è diventato un meccanismo di accumulazione del capitale. Nudo, con un’ampia riserva di cibo e di acqua, Marko C. edifica la sua enclosure capitalistica con il sistema del territorial pissing. Con l’abbondante bevuta iniziale il suo territorio assume subito una dimensione ragguardevole e via via si amplia fino ad occupare l’intero salone. All’inizio del terzo mese comincia lo struggente tentativo di perforare il muro del castello di Hassenberg per estendere il proprio territorio alla campagna di Sassonia. Ma la commozione di vedere MarKo C. che inutilmente svuota la vescica contro il muro lascia subito spazio all’orrore del novello Kurz. Ogni volta che giunge il momento di defecare, Marko C. indossa una maschera mefistofelica e grazie alla dieta a base di prugne accresce di ora in ora il suo patrimonio, che proprio all’equinozio impedirà alla luce naturale che penetra dalle feritoie della fortezza, di illuminare il luogo centrale da cui è partita la performance. È in quel momento che Marko C. decide di abbandonare l’iniziale con cui ha scelto (è stato scelto) di con-vivere e con-morire da 20 anni per diventare Marko Inc.

In un gioco di specchi, per speculum in aenigmate, con l’esperienza della prigionia tra le galline da batteria, Marko Inc. nei dieci giorni successivi all’equinozio ha messo a frutto la sua pro-duzione: non più l’uovo impossibile e dunque inespropriato, ma lo sterco del demonio battuto a lotti da Christie’s e Sotheby’s.

Marko Inc., bestia del capitale, ci indica una via, ma solo chi è cieco come Tiresia, come scrisse Nietzsche in una famosa lettera a Wagner, sarà in grado di vederla.

4 pensieri riguardo “Recensione apocrifa: la performance di Marko C.

    1. In realtà credo di essere ricettivo, ma non è detto che tutto debba piacere, è un po’ come avviene con i libri: li leggi, ma non sempre puoi dire che ti son piaciuti.
      Ma in fondo questo è solo un pezzo goliardico che avevo voglia di scrivere da molto tempo. Poi, iniziato a scrivere, mi è venuto in mente di inserirci pure Stefano D., cantante attivo tra Liguria e Basso Piemonte.

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