Una modesta proposta per impedire che il dibattito pubblico sia ulteriormente inquinato da cialtroni, ubriaconi e fascistoni.

Metti il caso che il signor Piero abbia un problema al lampadario che gli fulmina in continuazione le lampadine. Stufo di sostituirle, il signor Piero telefona al negozio in cui ha comprato il lampadario per farsi consigliare un elettricista di fiducia. Il giorno seguente, per ragioni poco chiare, mi presento io a casa sua. Io non ho nessuna competenza come elettricista, il mio rapporto con l’elettricità è di tipo magico, mi riempie di infantile stupore il fatto che, premendo un tasto, una lampadina si illumini. In altre parole sono un incompetente totale. In più suggerisco al signor Piero di allacciarsi illegalmente a un traliccio lì vicino per non pagare la bolletta. In realtà non so neppure come potrebbe rubare l’elettricità poiché non sarei in grado di farlo. È verosimile che il signor Piero mi manderebbe via e, se lo facesse in maniera un po’ brusca, non avrebbe neppure tutti i torti.

Metti il caso che a un programma televisivo o radiofonico di approfondimento politico invitino a parlare – che so, tanto per dire – Giorgia Meloni. Lei comincia a parlare a vanvera, dimostra di avere idee confuse, oppure, ed è peggio, idee chiare su argomenti che conosce in maniera confusa, poi inneggia più o meno velatamente al duce, magari difendendo la libertà di espressione di chi mena le mani in suo nome. Il conduttore o la conduttrice potranno, a seconda del caso, lasciarla continuare a parlare o la interromperanno e la redarguiranno. Se si trattasse del programma di Radio 24 “La zanzara”, Giuseppe Cruciani la incoraggerebbe compiaciuto a continuare a esprimere le sue idee, mentre David Parenzo sbraiterebbe scandalizzato che quelli come lui erano spediti ad Auschwitz da quelli come lei. È verosimile che il giorno dopo Giorgia Meloni sarebbe nuovamente invitata da Cruciani e Parenzo, Lilli Gruber, Giovanni Floris, Paolo Del Debbio e compagnia cantante.

Metti il caso che pure Matteo Salvini, Matteo Renzi, Vittorio Sgarbi, Vittorio Feltri, Mauro Corona, Giampiero Mughini, Diego Fusaro, Danilo Toninelli, Vauro, Andrea Scanzi, Luigi Di Maio… Non c’è dubbio che domani saranno di nuovo lì a pontificare, straparlare, gridare, insultare, in preda all’odio, all’alcool, alla cocaina, al narcisismo, all’ignoranza, a tutte queste cose insieme.

La mia modesta proposta è molto semplice: non li si inviti più, non li si cerchi più al telefono.

Qualcuno potrebbe obiettare che sarebbe sufficiente non guardarli e non ascoltarli, ma io replico che sono un altruista e devo pensare anche alle altre persone. Inoltre, io in effetti già non guardo talk show politici, ho messo in pratica l’antica massima di Battiato “per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare quei programmi demenziali con tribune elettorali”.

Siccome Jonathan Swift, quando suggerì di dare in pasto ai ricchi inglesi gli infanti irlandesi ben ingrassati, si curò di illustrare i vantaggi della sua modesta proposta, proverò a far la stessa cosa, tralasciando gli ovvi benefici di tipo etico, educativo e intellettuale.

  • Diminuirebbero le emissioni di CO2. Opinionisti e politici si spostano da uno studio all’altro, in perenne movimento verso Roma e Milano. Il loro mezzo di trasporto favorito è il veloce e inquinante aeroplano. È stato calcolato che la sospensione dei loro movimenti ad uso televisivo avrebbe un impatto pari alla messa in posa di 300 ettari di piante adulte ad alto fusto.
  • I produttori di vino aumenterebbero le proprie vendite. Il vino è un fiore all’occhiello del made in Italy, ma gli opinionisti maggiormente dediti all’alcool, mentre sono in studio, sono costretti a una continenza necessaria non tanto per preservare la lucidità, quanto per impedire che brandiscano bottiglie opportunamente spaccate. Liberati dalla forzosa astinenza, sarebbero liberi di ingaglioffirsi al bar o in trattoria.
  • Aumenterebbe il lavoro per gli avvocati. Molti opinionisti non possono essere arrestati per il possesso delle notevoli quantità di cocaina di cui evidentemente si servono: non starebbe bene ufficializzare il fatto che negli studi televisivi circola droga. Senza impegni televisivi, la loro immunità decadrebbe e le indagini delle squadre narcotici sarebbero più efficaci. Forse ne risentirebbero negativamente gli spacciatori, ma in compenso si aprirebbero ampi spazi nel mercato dell’avvocatura.
  • Ci sarebbero più prosseneti. La compagnia di giro che infesta i palinsesti è evidentemente gestita da alcuni manager o procuratori, i Lele Mora e i Mino Raiola del vaniloquio televisivo. Persone della loro esperienza non avrebbero difficoltà a riciclarsi come lenoni. È vero che si tratta di una professione illegale e quindi esentasse, ma è altrettanto vero che manager e procuratori sono spesso già assai esperti nell’elusione fiscale. In più, riconvertendosi nella difesa del più antico mestiere del mondo, sarebbero di esempio per una gioventù sempre più ignara delle sane e antiche tradizioni.

Eventuali obiezioni che tirino in ballo concetti come la libertà di espressione sono ingenue, visto che i personaggi in questione possono servirsi di internet come tribuna perennemente a disposizione.

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