Prepariamoci per l’esodo

“Prof, secondo lei scoppierà la terza guerra mondiale?” Dopo una giornata di riambientamento scolastico post-vacanziero, mercoledì scorso questa era la domanda che aleggiava nelle mie due classi, una seconda e una terza media.

Mi ritengo un insegnante sufficientemente esperto per poter escludere che la domanda fosse formulata ad arte per evitare una spiegazione normale, i ragazzi apparivano realmente preoccupati, così come ricordo che alcuni compagni di III media erano preoccupati nel 1986 per i missili scagliati da Gheddafi contro Lampedusa (e pochi giorni dopo tutti saremmo stati in ansia per l’incidente di Černobyl). Dopo aver procrastinato sia in terza, sia in seconda, ho dedicato le ultime due ore – una per classe – alle domande dei miei alunni. Naturalmente la discussione nelle due classi ha avuto un suo proprio andamento, perché ogni classe è diversa e soprattutto perché il modo di vedere il mondo, la maturità, le ingenuità, le conoscenze, gli interessi cambiano profondamente tra i dodici e i tredici anni.

"Scoppierà la Terza guerra mondiale?” "Non lo so."
"Se scoppia la guerra, quelli che hanno 16 anni dovranno andare a combattere?" "In Italia la leva obbligatoria è stata abolita da anni (e non è detto che sia una cosa buona, io sono un obiettore di coscienza convintissimo, ma se esercito ha da essere, che sia esercito di popolo.)
"Perché Trump ha ucciso Soleimani?" "Perché è un cretino."
"Che cosa aveva fatto Soleimani?" "Non sono un esperto di questioni mediorientali, ma evidentemente Trump lo riteneva pericoloso."
Se c'è un allarme ci si andrà a rifugiare nella galleria dove si andava durante la Seconda guerra mondiale?" "Il modo di fare la guerra è molto cambiato."
Come ci si ripara dalle bombe?" "Si spera di non essere beccati."

Queste sono state alcune delle domande che mi sono state rivolte e le risposte che riporto rendono conto sinteticamente di ciò che mi veniva istintivo rispondere e che ho detto, ovviamente precisandolo meglio.

A questo punto potrei provare a riflettere su quale sia il ruolo di un insegnante in una situazione del genere. In effetti ho riflettuto sulla cosa, se non ho risposto immediatamente agli alunni e ho aspettato un’ora per farlo, è proprio perché non volevo improvvisare totalmente, ma preparare un modo sensato per impostare la discussione. Personalmente la mia scelta, nella classe II, è stata quella di raccogliere prima un po’ di domande e poi di cercare di rispondere in una maniera un po’ articolata e adatta alle capacità e conoscenze dei ragazzi. In particolare, una cosa che ho voluto mettere in chiaro è che a scuola, è nostro compito cercare qualcosa che vada al di là delle chiacchiere, a scuola bisogna fare qualche cosa che al di fuori di essa non si farebbe, altrimenti sarebbe inutile venirci.

Voglio però concentrarmi su un dettaglio.

In III, quasi subito, ho captato la frase “la guerra dei meme” (o “nei meme”), subito rimbalzata su più di una bocca. Ho intuito che le idee su quanto stava avvenendo erano condizionate in parte (in parte, perché non mancavano alunni che almeno un po’ erano informati in altri modi) dai meme che immediatamente si producono su qualsiasi fatto di cronaca.

Non esiste evento, anche il più terribile, per il quale pochi minuti dopo non sia bell’e pronto un meme. È facile: ci sono una serie di immagini standard che circolano in continuazione e che vengono adattate a qualsiasi circostanza. Non è che io sia contro l’umorismo sui fatti gravi, né che non apprezzi lo humour nero, anzi! Ma un conto è l’umorismo, un conto sono le idiozie.

Ho allora digitato sul motore di ricerca “terza guerra mondiale meme” per capire che cosa girasse in rete. La schermata che mi è apparsa è qualcosa del genere:

In classe non ho la LIM, non ho una smart tv e per caso quel giorno non mi ero portato il mio portatile da 13″, perciò ho chiamato i miei alunni alla cattedra, sperando che riuscissero a vedere qualcosa sul monitor da non più di 10 pollici che avevo tra le mani. Molti hanno subito notato il meme con Cristiano Malgioglio:

Può darsi che mi manchi qualche riferimento imprescindibile, può essere che io sia troppo snob a guardare quasi solamente i programmi di Sky Arte, ma questa è una cretinata totale e ho sentito il dovere di dirlo ai miei alunni senza che fosse neppure necessario addurre motivazioni.

Abbiamo preso in considerazione anche qualche altro meme. Il più interessante è stato questo:

Questo meme è più insidioso, perché rischia di far sentire intelligente e colto, come se fosse indizio di grande cultura sapere che la Seconda guerra mondiale iniziò con l’invasione della Polonia. Ho fatto notare quanto sia però mal costruito: questa sarebbe una faccia da polacco? Il meme ha bisogno di luoghi comuni e il luogo comune prevede che il polacco sia per lo meno biondiccio e non un afroamericano in giacca e cravatta.

Se poi vogliamo sprofondare nell’ignoranza più crassa, troviamo pure l’imbecille che confonde l’Iraq con la Siria, che non sa coniugare i verbi al futuro e ha una conoscenza tutta sua della storia italiana.

In tutto questo, la cosa più grave non è che i ragazzi si inviino dei meme, è che lo facciano gli adulti. Ragazzi di tredici anni hanno il diritto di essere superficiali, faciloni, stupidi – non è detto che lo siano, anzi, molti non lo sono e alcuni sono sensibili, acuti e persino colti -, ben più grave è che anche gli adulti riducano la loro visione del mondo a dei meme e si divertano per battute idiote.

Il grande problema di oggi non sono le generazioni future, non sono i giovani, sono gli adulti.

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5 pensieri riguardo “Prepariamoci per l’esodo

  1. Mi è piaciuto molto questo post, soprattutto per non voler nascondere lo smarrimento di fronte all’insensatezza di un conflitto, anche se lontano e solo preventivato e di attenuata percettibilità.
    Soprattutto mi ha indotto a ripensare alla quotidianità di una scuola in tempo di guerra. Non conosco a sufficienza la letteratura nello specifico, magari l’argomento è stato a volte solo sfiorato, però mi piacerebbe trovare testimonianze sul modo di vivere una simile tragedia in modo diretto, credo sarebbe una testimonianza che non lascerebbe indifferenti le coscienze. Una di quelle lezioni che restano.

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  2. Il meme sulla Siria potrebbe non essere frutto di ignoranza, forse è solo un po’ datato e i cinquanta missili a cui si riferisce sono quelli lanciati sui depositi di armi chimiche di Assad l’anno scorso. La pratica di decontestualizzare (o “detournare”) materiali della cultura di massa non è di per sé un gioco da ignoranti. Lo facevano i situazionisti e quelli del movimento del ’77, divenuti poi semiologi o pubblicitari… Il problema è l’intenzione. Quando ho scoperto che cosa fossero i meme di internet (o memi? ‘Meme’ è un prestito, però chi lo pronuncia [mi:m]? Boh) in ritardo com’è mio solito, mi sono sentito vecchio, eppure a produrli erano persone di appena cinque o sei anni più giovani (io sono del ’78), quasi sempre più colte di me e che al posto di Malgioglio usano Michel Foucault, per dire. Tra loro c’è anche l’ottimo Raffaele Ventura, intellettuale praticamente nato in rete e autore di un testo interessante come ‘Teoria della classe disagiata’. Una rivista che detesto l’ha intervistato assieme ad altri “memisti” italiani: https://www.rivistastudio.com/meme-facebook-intervista-karbopapero-logo-comune-oznerol-eschaton/. Fatta questa lunga premessa, a me i meme generalmente non piacciono, credo per gli stessi motivi tuoi. Più che un segno di infantilizzazione della società, che pure è una realtà, io ci vedo l’indizio di una crisi morale e intellettuale che ha colpito anche i più culturalmente attrezzati, anzi sembra proprio una tendenza da società affluente matura, da gente disperatamente cinica e annoiata, imprigionata nel registro ironico. Non vorrei essere frainteso: l’ironia è meravigliosa e necessaria, ti rende sopportabili sfortune e ingiustizie. Il problema è quando diventa sarcasmo fine a sé stesso, nemmeno finalizzato a colpire avversari (come nella satira) o ad affermare il tuo pensiero, ma solamente a strappare una risata di naso ai tuoi simili, annoiati quanto te e che come te in realtà te se ne sbattono di quello che succede in Siria o in Iraq.

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    1. Hai espresso perfettamente quello che penso anch’io. Ci sono memisti ragazzini che ovviamente non sanno nulla di Debord e memisti adulti cresciuti a latte e Foucault. I secondi sono i peggiori, sono coloro che hanno infestato il mondo delle sceneggiature dei cartoni animati, per esempio. Non so se tu abbia dei figli, ma io ne ho e ti assicuro che c’è una incredibile quantità di cartoni dal ritmo frenetico del tutto inadatto ai bambini e che sono tutto uno strizzarsi d’occhio, una citazione continua, una spalmata generale di ironia. Io lo definisco il trionfo del postmoderno (ho scritto qualcosa del genere in questo pezzo: https://ilballodeizanzoni.home.blog/2019/05/01/recensione-deadpool-2-il-film-piu-brutto-che-abbia-mai-visto/ )

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