Luoghi comuni (3)

  • Andare a ruba. Per chi vende e pubblicizza, tutto va a ruba. Giornalisti e lettori, commentatori e ascoltatori si adattano all’andazzo e vedono saccheggi ovunque, specialmente di prodotti improbabili, meglio ancora se pruriginosi. Ecco allora che si legge, in articoli per altro degnissimi, che la candela all’odor di vagina venduta dall’attrice Gwyneth Paltrow “va a ruba”. Sarà vero? Io ho il sospetto che gli acquirenti siano pochi goliardi dal portafoglio gonfio o gruppi di amici in vena di scherzi, come il sottoscritto che, da ragazzo, con gli amici regalò per un compleanno un utilissimo apparecchio detto “pisellometro”. In effetti acquistammo il prodigio tecnologico da Futura, negozio genovese antesignano dei moderni e globalizzati Tiger e Dmail, dove molti ragazzini provavano l’ebbrezza di andare a rubacchiare. A scanso di equivoci e di luoghi comuni, io pagai.
Clienti assatanati in coda per la candela di Gwyneth Paltrow nella Milano del 1628
  • Lo specchio del paese. Constatazione amara, cinica, nobile a seconda dei casi e di chi la pronuncia. Sprone al cambiamento individuale e alla lotta, oppure formula autoassolutoria. Specchio del paese per eccellenza è il Parlamento, ma intorno a febbraio l’importante ruolo passa al Festival di Sanremo. Personalmente, a volte mi dimentico di specchiarmi prima di uscire di casa, ma non so se questa mia trascuratezza c’entri molto con la metafora in questione.
Athanasius Kircher nel 1645 si specchiava già nel Festival di Sanremo
  • Rileggere i classici. È poco elegante ammettere di non aver mai letto Anna Karenina o La montagna incantata, ma, quando prenderò in mano uno di questi romanzi, spero di essere sufficientemente onesto da non dire che li starò rileggendo. Sui giornali invece si parla regolarmente di classici da rileggere, quasi che sia normale aver letto Tucidide o Corneille (ecco, anche questi mi mancano). I massimi rilettori sono ovviamente i politici. Ricordo Berlusconi che raccontava di come in vacanza alle Bermuda con Galliani, Confalonieri e Dell’Utri amasse rileggere i classici. Comunque io l’Ulisse di Joyce l’ho letto davvero e mi piacerebbe pure rileggerlo.
In bermuda alle Bermuda. “Vi siete ricordati di portare Erasmo da Rotterdam, ché Lorenzo Valla lo abbiamo finito ieri?”
  • Però ha coraggio. Il coraggio è considerato di per sé un valore, quindi diventa un’attenuante per molte azioni. Qualcuno se ne rende conto e allora aggiunge un aggettivo: “bel coraggio!”
  • Il vile attentato. Dal momento che gli attentati sono malvisti, gli attentatori sono sempre “vili”. Invece – ahimè! – i peggiori attentatori sono proprio i più coraggiosi (vd. voce precedente), son quelli che rinunciano addirittura alla propria vita, che si fanno esplodere, che dirottano un aereo per farlo schiantare.
  • È un gran lavoratore. Mi è già capitato di scriverlo: essere infaticabili lavoratori spesso è un’aggravante, moltiplica i danni. Il capogruppo degli uomini in bermuda della foto è un instancabile lavoratore.
  • Analfabeta funzionale. Un sintagma molto efficace per descrivere la condizione in cui versano molte persone è diventato non solo un’espressione inflazionata, ma un vero e proprio insulto usato come una clava. Così l’analfabeta funzionale non è più la persona che non è in grado di comprendere un testo più complesso di “Geppo”, oppure che non è in grado di comprendere delle semplici istruzioni per l’uso (per esempio, spostare l’automobile da un parcheggio nel giorno indicato dal cartello che lui stesso ha letto). L’etichetta di analfabeta funzionale è usata per l’avversario politico (non solo per chi è convinto che il Presidente del Consiglio sia eletto dal popolo), per chi manifesta idee diverse e via dicendo. Detto questo, confesso che la diffusione dell’analfabetismo funzionale mi spaventa, ma so anche che non è un problema tipicamente italiano, ho letto di dati non meno allarmanti anche nelle “democrazie mature“, perciò mal comune, nessun gaudio.
L’analfabeta funzionale è come un bambino che non sa cogliere i significati appena appena non letterali, è come Geppo, che di fronte al cartello ha bisogno della didascalia.
  • Ci vorrebbero le telecamere. Per carità, per l’antifurto in casa, nel negozio, nel museo, ognuno sceglie quel che ritiene meglio, con o senza telecamere, ma da anni si moltiplicano le richieste di telecamere negli asili, nelle scuole, in strada per scoprire chi non raccoglie la cacca del cane, chi imbratta i muri, chi butta la spazzatura fuori dai bidoni, chi va troppo veloce, chi getta le cicche per terra, chi non timbra il cartellino, chi si mette le dita nel naso… Al di là di considerazioni sulla libertà, sulla società poliziesca, sul fascismo strisciante, la domanda fondamentale è: “ma chi guarda poi tutti questi video?”
Banksy, CCTV Britannia
  • Einstein andava male a scuola. Mi sembra di ricordare, ma la memoria mi potrebbe ingannare, che in una vignetta di Quino uno degli amici di Mafalda (direi Manolo) si vantava di prendere dei voti ancora peggiori di quelli che prendeva Einstein da bambino. Ho letto nel corso degli anni tante di quelle versioni sull’andamento scolastico di Einstein da non avere più idea di quale sia la realtà, perciò ho derubricato la questione a leggenda metropolitana e ho deciso di non pensarci più. Tuttavia, in base al presunto cattivo rendimento scolastico di Einstein sono state fatte molte ipotesi e diagnosi. La diagnosi (non uso il termine in un significato strettamente patologico, ma non me ne viene uno migliore) a distanza di secoli è un luogo comune della storiografia più avventata, quella che cerca nel passato la conferma delle proprie idee, convinzioni, pregiudizi, (s)piegando i fatti in maniera fantasiosa. In base a indizi improbabili ecco allora diagnosi di dislessia e di epilessia, rivelazioni di orientamenti sessuali e di figli segreti, di solito con le più virtuose intenzioni. Per dirla con un proverbio, quindi quasi con un altro luogo comune, la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.
Il bisessuale Leonardo da Vinci appena prima di una crisi epilettica

6 pensieri riguardo “Luoghi comuni (3)

  1. Bellissimo l’ultimo.
    Innumerevoli madri giustificano i propri figli sconsiderati e nullafacenti a scuola come esempi di genialità non inquadrabile, da non costringere nel… luogo comune del bambino bravo nelle verifiche che, per questo, è considerato più bravo di chi prende sempre 4.
    Sempre che i 4 qualcuno abbia ancora il… coraggio di darli.

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    1. Qualche 4 lo do, anche se cerco di inventarmi tutto il possibile per far salire almeno al 5 anche chi sembra irrecuperabile. Poi, per fortuna, capita che ci siano alunni che ci sorprendono, magari a distanza di anni. Per fortuna non restano come li lascio a 13-14 anni, accade che, crescendo, migliorino (ma non è che formulino la teoria della relatività!)

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