Un sussulto di dignità: Amazon vai a…

Prima premessa. Per me Amazon prima di tutto significa “libri”. Qualche volta mi sono divertito a chiedere ai miei alunni quale sia il primo tipo di articoli che Amazon abbia venduto, ormai più di vent’anni fa, e ci vogliono parecchi tentativi prima che qualcuno dica “libri”. Io, invece, continuo ad avere una visione di Amazon legata ai libri.

Seconda premessa. Non è che io sia un duro e puro. Nella barra dei segnalibri del mio browser c’è un collegamento veloce ad Amazon e lo clicco spesso, quasi sempre per dei controlli rapidi, non per comprare. Se controllo la cronologia degli acquisti su Amazon dell’anno scorso, mi rendo conto che vi ho speso un bel po’ di soldi, anche se per fortuna una parte utilizzando la Carta del docente. Ho comprato i libri scolastici dei miei figli, ma non so se lo rifarò perché ho avuto l’impressione che i costi alla fine siano stati maggiori rispetto all’acquisto in libreria; però l’ho fatto perché l’alternativa più vicina a casa era quella di acquistare i testi in non-librerie gestite da persone non troppo pratiche di libri. Ho comprato qualche libro per me, cartucce di toner, un telefono, uno stetoscopio, dei buoni regalo e altre cose ancora.

Introduzione. Questa sera dopo cena la figlia più piccola mi dà un cartellino:

Vado sul sito e leggo che, registrandosi, si può scegliere una scuola alla quale associare i propri acquisti. In questo modo, Amazon donerà alla scuola prescelta un credito equivalente all’1% del valore degli acquisti effettuati, in modo tale che la scuola possa poi spendere il credito accumulato per l’acquisto di materiale scolastico.

Svolgimento. Ho un soprassalto di dignità e tra me e me, senza far trasparire le mie emozioni davanti all’incolpevole figliola che nel frattempo mando a dormire, mando Amazon a cagare. Non mi faccio commuovere da questa forma di mecenatismo e penso che sarebbe molto meglio se Amazon non facesse acrobazie fiscali per pagare meno tasse possibili sui guadagni effettuati in Italia. Pur capendo i dirigenti scolastici alle prese con finanziamenti inesistenti e bilanci precari, mando nuovamente Amazon a cagare.

Conclusione. Andate a comprare almeno i libri nelle librerie autentiche, magari non nei megastore. A Genova vado volentieri da “L’amico ritrovato” in via Luccoli, che ha appena aperto anche una dépendance dedicata ai libri per bambini. E ricordatevi che su Amazon non c’è tutto, così come non c’è tutto da Feltrinelli.

Appendice. Una noterella che pubblicai su Facebook un paio di anni fa:

Dopo essersi mangiate le librerie di medie e piccole dimensioni, quale sarà il destino delle megalibrerie? Genova può fornire 2 risposte:
1) Ridimensionarsi, traslocare e, verosimilmente, presto morire come la Mondadori di via XX Settembre, che dalla sede nell’ex cinema Universale con splendido e grande ingresso sotto i portici si è spostata in una posizione di gran lunga peggiore (qui apro una parentesi. I manager -porca miseria- i manager per cosa li pagano? Da almeno 20 anni è chiaro che i manager dei gruppi editoriali non sono pagati per leggere, ma -porca vacca- possibile che le due librerie più grandi di Genova si trovassero in due strade perpendicolari tra loro ma nello stesso isolato? Entrambe nei locali dell’ex-cinema Universale.)
2) Rilevare il più grande negozio di dischi e strumenti musicali di Genova (Ricordi), diventare anche una mega cartoleria e pensare di essersi sbarazzata della concorrenza.
Questa la premessa.

Oggi vado da Feltrinelli per comprare un volumetto sul solfeggio (per Monica, non per me) e negli ultimi 2 piani, quelli della sezione musicale, non trovo nessun commesso. Cerco un po’ da solo, vado avanti e indietro e ancora non si vede nessuno. Scendo di qualche piano fino a incontrare finalmente nella sezione bambini una commessa che mi dice che di sopra ci deve essere qualcuno. Torno, cerco, curioso, ma non trovo nessuno. Vedo una porta e mi infilo sbucando in un poggiolino che affaccia su una specie di cavedio. Mi infilo in un’altra porta e trovo un commesso che sta armeggiando tra gli scatoloni degli strumenti musicali e mi dice di tornare dentro perché sta per arrivare. In effetti dopo un po’ arriva e mi dice che il libro, che in effetti non dovrebbe essere di facilissima reperibilità, non c’è.
Io non me la prendo più di tanto con il commesso, che però tanto bravo non è (non mi ha neppure chiesto se volessi prenotare il libro e io mi sono guardato dal domandarglielo), ma me la prendo con chi gestisce una megalibreria riducendo il personale all’osso.
Prima conclusione: se Feltrinelli non mi offre nulla più di Amazon perché dovrei comprarci?
Seconda conclusione: due ore dopo sono andato da Storti Edizioni Musicali che nel giro di 10 secondi mi ha dato il libro, una ristampa del 2006 senza un grano di polvere e senza il minimo segno di ingiallimento delle pagine e della copertina.

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