Il Giro del Monte Bianco con la famiglia: come arrivare in fondo e goderselo (1)

Esistono tre modi fondamentali per affrontare il Giro del Monte Bianco, intero o parziale che sia:

  • in tenda, carichi come sherpa nepalesi o come degli scout in route
  • in velocità, magari in una tappa unica e in gara con attrezzatura ridotta al minimo e leggerissima
  • per rifugi

Ognuno di questi modi richiede una disposizione d’animo e delle motivazioni diverse, così come sono diverse la preparazione fisica e l’attrezzatura richieste. In questa guida cercherò in particolare di dare alcuni suggerimenti per godersi al meglio il giro, per non faticare più del dovuto e, soprattutto, per non sbagliare attrezzatura. Proprio gli errori nell’attrezzatura, dovuti alla confusione fra i tre tipi di approccio, potrebbero rischiare di rendere il Giro meno piacevole: in altre parole, affrontare il giro per rifugi in 7-10 giorni con un’attrezzatura da trail o con un’attrezzatura da sherpa potrebbe rovinarci un’esperienza che deve invece essere bellissima.

Si può anche partecipare a un trail con un’attrezzatura da scout in route, ma occorre essere non solo degli instancabili giapponesi, ma avere pure il buonumore del leggendario Makoto Yoshimoto

Personalmente ho esperienza di tutte e tre le modalità, ma qui parlerò solo della terza, il Tour dormendo nei rifugi. Chi invece fosse interessato alla modalità superleggera – in pratica all’UTMB – può leggere le 7 puntate della guida all’UTMB che ho scritto l’anno scorso. Non ho invece moltissima esperienza del Giro in tenda, anche se nel 1989 ne feci un due terzi in parte in tenda, in parte in rifugio. In quell’occasione non lesinai sul peso e mi portai sulle spalle persino le scarpette da arrampicata per andare a fare un po’ di bouldering al Col des Montets, ma ero giovane, alla fine di un’estate eroica e per fortuna non esistevano ancora i crashpad, altrimenti mi sarei portato pure quello!

Un’ultima premessa: non descriverò il giro tappa per tappa e rifugio per rifugio: diventerebbe un lavoro troppo lungo da scrivere e, ovviamente, da leggere. Per i dettagli dell’itinerario e per i rifugi da prenotare potete affidarvi a tanti libri, da quelli tascabili a quelli di grande formato, nonché a diversi siti internet. Le puntate 5, 6 e 7 della mia guida all’UTMB possono dare qualche informazione, ma non possono soddisfare le esigenze di chi vuole andare con un po’ più di calma.

Perché farlo? Che discorsi: perché è bellissimo. Comunque ecco alcune foto scattate da mia moglie e da me nell’estate del 2018.

I compagni di viaggio. Si capisce dal titolo scelto per questa guida che prenderò in considerazione soprattutto le famiglie con figli, ma molte delle cose che scrivo sono facilmente adattabili a compagnie di amici ventenni, di atletici settantenni, di quarantenni senza figli. Avrei addirittura potuto usare un titolo simile alle parole che si trovano sulle scatole di molti giochi: “il Giro del Monte Bianco dai 7 ai 70 anni”. Sì, perché sono tante le persone che possono fare il Giro, non serve essere camminatori infaticabili che ogni domenica sono sui monti, anche se, ovviamente, questo aiuta.

Se siete una famiglia con figli, i compagni di viaggio non si scelgono, ma sono assegnati dalla vita, dal destino, dalla Provvidenza, dal Caso. I viaggi e le esperienze di famiglia possono essere esperienze bellissime e molto importanti, a maggior ragione se comportano della fatica fisica. Se avete un solo figlio, è sicuramente meglio cercare un’altra famiglia con dei figli, perché difficilmente un bambino riesce a maturare la motivazione per camminare tante ore di seguito per tanti giorni. Lo stesso discorso può essere esteso agli adulti, anche se si presume che un adulto sia in grado di lavorare sulle motivazioni in maniera meno impulsiva rispetto a un bambino. L’ideale sarebbe che almeno uno dei “girini” fosse un camminatore ben solido. Di nuovo, non intendo un superatleta, alpinista e ultratrailer, ma semplicemente una persona abituata a camminare in montagna, in grado di valutare le condizioni meteorologiche, i tempi per arrivare alla meta, il modo di utilizzare correttamente il materiale e, soprattutto, di essere emotivamente in grado di gestire le eventuali crisi di fatica, nervosismo e di motivazioni di adulti e bambini (sì, anche degli adulti).

Da che età? Dicevo dai “sette ai settant’anni” non per amore di slogan, ma basandomi sulla mia esperienza. Il limite massimo in realtà in molti casi si può innalzare, ma quello minimo sarei invece molto prudente nell’abbassarlo. Personalmente sono partito per la prima volta per il Tour nell’estate dopo la seconda elementare, quando avevo compiuto da poco 8 anni, mentre la mia figlia più piccola è partita dopo aver concluso la terza elementare, mentre si avvicinava ai 9 anni. Sia io, sia lei, siamo terzogeniti. Tralasciando il mio caso personale – io ho sempre camminato molto più degli altri bambini e, soprattutto, non mi pesava farlo -, diciamo che a 8 anni molti bambini abituati a fare un po’ di gite sui monti d’estate e normalmente sportivi sono in grado di camminare per alcuni giorni con uno zaino non eccessivamente pesante. Il problema, come dicevo prima, è la motivazione, ma quella in molti casi può venire dalla presenza di fratelli, sorelle, amichetti e amichette. Lo stesso discorso vale per i figli adolescenti. Fate però attenzione a un’eccessiva disparità di forze: se la vostra famiglia è superallenata e supermotivata, degli amici poco allenati e magari lamentosi potrebbero trasformare l’esperienza nella fine di un’amicizia.

Per molti ma non per tutti. Se dicessi che qualsiasi padre di famiglia di mezza età come il sottoscritto è in grado di fare il Giro del Monte Bianco, direi una sciocchezza. Se avete le articolazioni devastate, se la vostra massima attività fisica consiste nel percorso a piedi da casa allo scooter, se per voi estate ha sempre significato ombrellone, Settimana Enigmistica e birretta, se andate avanti a pastiglie per ipertensione, iperglicemia e colesterolo, se pesate 150 chili, se vi manda nel panico l’idea di dormire in un rifugio di montagna è meglio che rimandiate il progetto di partire, sempre che l’idea vi abbia mai sfiorato. Altrimenti, vale il discorso fatto per i bambini: se siete decentemente in forma e siete abituati a camminare in montagna, potreste prendere in considerazione l’idea di andare a Courmayeur o a Chamonix e mettervi a camminare. Più si alza l’età, più gli impedimenti possono crescere, ma, una volta dribblate le magagne che inevitabilmente la vita comporta, oggi per fortuna non sono poche le persone anziane in grado di camminare con piacere per più giorni di seguito. Anzi, in molti casi i pensionati sono le persone nelle condizioni ideali per godersi al massimo il Giro. Tanto per fare un esempio, non sono passati troppi anni da quando i miei genitori, adesso entrambi oltre gli ottant’anni, hanno passato qualche notte in rifugio. Onestà vuole che io precisi che però sono persone molto abituate a camminare, che amano la montagna e che ancora oggi al sabato e alla domenica vanno per sentieri.

Per ora mi fermo. Nelle prossime puntate parleremo di come prepararsi, di che cosa mettere nello zaino e ai piedi, di che cosa fare una volta partiti.

Vai alla seconda puntata

2 pensieri riguardo “Il Giro del Monte Bianco con la famiglia: come arrivare in fondo e goderselo (1)

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