Epidemia e personaggi incredibili

Mi concedo una variazione rispetto alla mia rubrica rancorosa sui personaggi orrendi cambiandole di titolo. Molti dei personaggi erano già stati trattati, ma sono recidivi e mi tocca spendere qualche parola su di loro. Per quale motivo lo faccio? Perché servirà a qualcosa? Non credo proprio. E allora perché lo faccio? È ovvio: lo faccio per vendetta.

Andrea Scanzi (poligrafo, genio universale che sa tutto di Federer e dei Pink Floyd, che maneggia le parolacce meglio di Shakespeare, che redimerà l’umanità da Matteo Renzi, che fa spettacoli a teatro, insomma quasi come Marco Travaglio). Quando dico che cerco di evitare quel che scrive Scanzi, non mento. Capita però di trovare le sue uscite rilanciate un po’ ovunque, così ieri ho dedicato pochissimi minuti, direi meno di cinque, a capire il suo comportamento di fronte all’epidemia. Siccome non ho cliccato nessun video, mi sono fidato delle trascrizioni, che consistevano in asterischi che censuravano le parole del gatto. Dunque, ho capito che Scanzi ha dapprima paragonato il coronavirus a una normalissima influenza e che per dirlo ha infilato una serie di forbite parole come quelle che si dicono quando si estrae un tegame dal forno senza i guanti. Invitava gli italiani a uscire, si lamentava che i suoi spettacoli erano stati cancellati, invitava gli italiani ad andare a teatro, invitava gli italiani ad andare a vedere i suoi spettacoli a teatro. In altre parole, piagnucolava per i mancati incassi.
Poi ha detto che ci siamo tutti sbagliati sul coronavirus. Io interpreto quella prima persona plurale come il plurale maiestatis del Mago Otelma, visto che è lui che si è sbagliato, non io. Riassumendo con un aggettivo: nonostante le parolacce, lo definirei un frignone.

Vittorio Sgarbi (pappone) Anche lui per épater le bourgeois, anzi no, perché è un miserabile, ha inveito a lungo contro chi metteva in guardia dal coronavirus. Poi, arresosi all’evidenza, ha cominciato a inveire contro chi non lo cura adeguatamente. In effetti non so che cosa abbia detto di preciso e non lo voglio sapere. Ma la cosa che mi fa più rabbia di lui in questo periodo è che quando sbaglio mira sulla tastiera del mio telefono e si apre il menù delle GIF mi appare questa cosa qua:

Mi pervade una grande tristezza al pensiero che un telefono di default mi proponga da settimane questa GIF. Evidentemente ci sono tante, ma davvero tante persone che la usano, che trovano Sgarbi divertente. Questa non è un bella cosa, tanto più se si pensa che molti lo identificano con “la Cultura”.

Salvini (incassatore di stipendi da tutte le principali istituzioni regionali, nazionali, continentali; come disse un politico mio amico e che stimo molto: stronzo) Naturalmente ci sarebbe solamente l’imbarazzo della scelta, ma rinuncio a commentare le uscite parareligiose di lui che, ci scommetto, probabilmente non sa neppure quanti siano i Vangeli e sicuramente non saprebbe che cosa rispondere alla domanda sulla lingua in cui sono stati scritti. Mi limito all’uscita di oggi (o di ieri, poco importa): dedicare un canale RAI all’insegnamento. Una frase che potremmo qualificare da bar, da ultrasettantenne che ha abbandonato la scuola prima del maestro Manzi, ma che detta da lui lo qualifica nel miglior dei casi come imbecille, negli altri come ho già scritto nella sua qualifica ufficiale. Visto che sulla scuola mi sento di poter dire qualcosa, ricordo, non a Salvini che intanto non serve, ma a chi eventualmente pensasse che la sua uscita è intelligente perché supportata da dati sulla scarsa diffusione di computer nelle famiglie italiane, che il problema non è la mancanza di fonti di istruzione (tanto per dire, gli alunni hanno a disposizione i libri), ma è la mancanza della relazione tra alunni e insegnanti. Ma chi lo applaude sarà già pronto ad applaudirlo quando proporrà di insegnare il dialetto a scuola, altra bestialità amata dalla sua parte politica.

Stefano Garassino (Assessore alla Sicurezza, Polizia Locale, Immigrazione e Centro Storico del Comune di Genova) Per i non genovesi giuro che la qualifica non l’ho inventata io. Voglio dire: a Genova l’Immigrazione è ufficialmente una questione di Sicurezza e Polizia Locale, così come lo è il Centro Storico. La parte politica del nostro è quella del personaggio precedente. La giunta genovese un paio di settimane fa ha deciso che ci sono dei terribili pericoli pubblici per la salute, cioè i corridori che si disperdono sui sentieri dei forti. Ho già spiegato che personalmente le mie corse si stanno svolgendo sulle scale di casa, tuttavia andare a sgamare i corridori con i droni mi sembra non fuori luogo, non un utilizzo non prioritario del denaro pubblico, ma proprio un’idiozia autoritaria e securitaria. Così diceva Garassino il 25 marzo a proposito dell’uso dei droni: “iniziativa innovativa per salvaguardare la salute di tutti e consentire controlli efficaci e puntuali, per garantire che in città ci siano le condizioni necessarie a favorire l’esaurimento dei contagi e contenere l’epidemia”. La bella iniziativa era accompagnata da qualche foto e video della polizia locale che manovrava droni al Righi. Dal 25 marzo non ne ho più sentito parlare, quindi spero che l’iniziativa sia stata abortita.

Giovanni Toti (pallone gonfiato) Intanto a salvaguardare la salute c’è il Presidente della Regione Liguria che, stando alla “Repubblica” del 4 aprile, annuncia che “staremo sulla pianura fino a domenica, da lunedì dovrebbe cominciare la discesa” e soprattutto che “escludo che ci siano morti Covid- 19 non censiti, riteniamo semmai che ci siano morti no Covid censiti come Covid”. Senza stare a tirare in ballo quello che sta saltando fuori in Lombardia al Pio Albergo Trivulzio, non è necessario avere accesso a notizie riservate per sapere che anche nelle RSA liguri è in corso una carneficina. E giusto un paio di giorni dopo, ecco che, sempre le pagine genovesi della “Repubblica” aprivano con la strage che ha come vetta la struttura a non più di 200 metri in linea d’aria da casa mia, il San Camillo: 27 decessi su 136 ospiti.

Al centro il presidente della Liguria Giovanni Toti, accompagnato da altri notabili genovesi, mostra al cinese Hua Hu, Ad Cosco Shipping Lines Italy, come si indossano le mascherine che l’azienda cinese ha appena consegnato.

5 pensieri riguardo “Epidemia e personaggi incredibili

  1. Tutti i personaggi che hai descritto hanno, pur nelle loro notevoli diversità, un tratto comune: una innata mancanza di umiltà, quella che, per intenderci, hanno le persone circa normali, che in un momento come questo non possono fare altro che scrutare l’orizzonte ed adattarsi un minuto dopo l’altro a quello che ci sta capitando.
    Anche io ho sperato (non pensato, sperato) all’inizio che il virus fosse poco più di un’influenza. All’evidenza dei primi morti mi è parso saggio adeguarmi e ammettere di non capirci molto. Loro no.

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