Consigli per ammazzarsi di fatica la prossima estate (5) – Idee di una vita

Si possono salire 8 Quattromila in giornata? Si può percorrere il Giro del Monte Bianco in 24 ore?

Certo che si può.

Posso riuscirci io? Questa è un’altra faccenda.

Concludo questa serie di idee per macinare kilometri e dislivelli con le due idee più ambiziose. Si tratta di due progetti molto diversi tra loro e che ben incarnano le essenze dello skyrunning e dell’ultratrail, se vogliamo usare quella definizione e distinzione che, se non ricordo male, usò Marino Giacometti: lo skyrunner corre in cima alle montagne, il trailer ci corre intorno.

Ma andiamo con ordine.

8×4000. Questo è un progetto vecchio di almeno 25 anni e ne ho già scritto almeno in un paio di occasioni (qui e qui). Si tratta di concatenare una serie di 4000 facili del massiccio del Monte Rosa: Punta Zumstein, Punta Gnifetti, Punta Parrot, Ludwigshöhe, Corno Nero, Balmenhorn, Piramide Vincent e Punta Giordani. L’idea può essere realizzata in vari modi.

  • La prima forma è quella tradizionale, cioè con il pernottamento al rifugio Gnifetti o, un centinaio di metri più in basso, al Mantova, con regolari scarponi da ghiacciaio, corda, piccozza, ramponi e il necessario per coprirsi a 4500 metri di quota.
  • Potete inserire le cime all’interno dello “Spaghetti Tour”, una cavalcata alpinistica che normalmente viene effettuata in alcuni giorni e che consiste in una sorta di trofeo Mezzalama con prolungamenti fino alla vetta di diversi Quattromila. Se siete delle autentiche bestie da montagna, potete allungare lo spaghetti tour e toccare 18 vette, naturalmente in un giorno come fece il grande Ueli Steck il 30 giugno 2015, che fece precedere i nostri 8 Quattromila dalla salita di Nordend e Dufour e li fece seguire dalla traversata dei Lyskamm, di Castore e Polluce e dei Breithorn.
Ueli Steck e Andreas Steindl il 30 giugno 2015, una tranquilla giornata da 18 vette.

Se siete in grado di fare una cosa del genere, buon per voi, ma ricordatevi che il giorno dopo, tanto per riposarsi, Steck salì sul Cervino.

  • Una terza possibilità è quella di salire al rifugio Mantova o al Gnifetti, dormire e, all’alba, partire veloci per collezionare i Quattromila usando l’attrezzatura da trail d’alta quota, cioè sostanzialmente quella che si adopera per la Monterosa Sky Marathon e che ho già descritto.
  • Visto però che le regole sui pernottamenti nei rifugi non si sa bene come saranno in questa estate del Covid-19 che vorremmo tanto che fosse del post-Covid-19, perché non partire dal fondovalle e rientrarvi alla sera? Oppure al pomeriggio se siete molto veloci, o a pranzo se siete come Franco Collé che, proprio ieri, in quattro ore e mezza è salito e sceso da Gressoney alla Punta Gnifetti in quattro ore mezza.

Per la partenza da fondovalle ci sono allora due possibilità, che non sono troppo differenti tra loro per quanto riguarda il tempo, ma che lo sono per il dislivello: da Alagna Valsesia si parte da 1200 metri scarsi, da Stafal (o Staval) da 1800 abbondanti.
I dubbi maggiori per un concatenamento in giornata in stile leggerissimo riguardano l’attrezzatura. Dato che una salita del genere si deve fare solamente con condizioni meterologiche perfette per limitare al massimo il rischio che nel pomeriggio il tempo peggiori mentre si è ancora in alta quota, per difendersi dal freddo non servono troppe cose e rimando perciò al mio pezzo sulla gara. Mi domando invece se i ramponcini da trail siano sufficienti su tutte le vette, oppure se non sia necessario adattare dei ramponi normali, possibilmente quelli ultraleggeri da scialpinismo, alle scarpe da corsa. Su questo attendo consigli, così come sulla necessità o meno di portarsi la piccozza e non soltanto i bastoncini.
L’epoca migliore per un concatenamento del genere varia di anno in anno a seconda dell’innevamento, perciò è necessario trovare un compromesso tra lo svantaggio della neve che a bassa quota può rallentare (in salita) e il vantaggio della stessa neve che rende i ghiacciai più sicuri per i crepacci ancora chiusi e l’assenza di ghiaccio duro non affrontabile con i ramponcini. Ad ogni modo, penso che una salita del genere sia da compiere entro il 15-20 luglio, con qualche dubbio sulla possibilità di salire sulla Punta Giordani. Quanto al Corno Nero, con attrezzatura da trail temo proprio che non sia scalabile, perciò l’8×4000 diventerebbe un 6o7x4000.
Orario di partenza da fondovalle: direi non più tardi delle 2 del mattino.
Soli o ben accompagnati? In compagnia di sicuro, meglio legarsi sul ghiacciaio e ricordare che, quando Kilian Jornet e Mathéo Jacquemoud hanno stabilito il record di velocità sul Bianco, si sono legati e, al ritorno, Jacquemoud si è infortunato mettendo la zampa in un crepaccio (nulla di grave, pochi giorni dopo era già a vincere un doppio vertikal).

TMB24. Gli acronimi sono fondamentali non solo per gli insegnanti che si muovono tra PTOF, DSA, BES, PIA, PAI, CdC, ma anche per gli ultratrailer che si capiscono perfettamente tra di loro quando parlano di UTMB, CCC, TDS, OCC, LUT, UTLO, WS, PTL, TdG, perciò l’idea di percorrere il Giro del Monte Bianco o Tour du Mont Blanc in 24 ore per gli amici potrebbe diventare TMB24.
Come posso pensare di farcela, se il mio primato personale all’UTMB è di qualche ora superiore? Si può, perché la gara compie un giro leggermente più largo e con qualche salita in più rispetto al percorso teoricamente più breve.
Secondo i miei calcoli, se si parte al rintocco della campana di mezzanotte da Dolonne per farvi ritorno prima della mezzanotte successiva, bisogna mantenere un ritmo paragonabile a un tempo-gara intorno alle 30 ore. Difficile, ma, almeno fino ad alcuni anni fa, per me fattibile ed effettivamente fatto.
Non perderò tempo a parlare di materiali, allenamento e tattiche di gara, alle quali ho dedicato ben 7 articoli, il primo dei quali è questo, perciò parto subito spiegando il percorso e soprattutto le differenze rispetto a quello dell’UTMB.

I primissimi metri del TMB24
  1. Periodo dell’anno. A fine giugno ci sono più ore di sole, ma ci sono ancora parecchi nevai, quindi io consiglierei la seconda metà di luglio. Ma anche agosto e persino l’inizio di settembre possono andar bene. L’importante è che le previsioni diano tempo sicuramente bello, in modo tale da poter portare meno attrezzatura possibile.
  2. Verso della gara. Stabilita, per ragioni affettive, la partenza a Dolonne – ma nulla vieta di partire da Chamonix o da qualsiasi altra località del tour – la prima cosa da scegliere è se andare in senso antiorario, come in gara, oppure orario. Meglio il senso orario, così durante le prime ore, quando si è più riposati, si affrontano due dei tre colli sopra i 2500 metri di quota.
  3. Fondovalle della Val Veny. Invece di salire al Checrouit per poi proseguire lungo la balconata della Val Veny, si percorre il fondovalle lungo la strada carrozzabile fino al Combal. In questo modo si risparmiano 400 metri di salita. Al Lago Combal si prosegue fino al Col de la Seigne e si scende fino a Ville des Glaciers (1789 m.).
  4. Col des Fours. Da Ville des Glaciers (1789 m.) si sale al Col des Fours, che con i suoi 2665 m. di quota è un centinaio di metri abbondanti più in alto del Col de la Croix du Bonhomme, che però si sale da Les Chapieux che è oltre 200 metri più in basso rispetto al Ville des Glaciers. Il risparmio è dunque di un centinaio di metri di dislivello e di qualche chilometro di distanza. Arrivati al Col de la Croix du Bonhomme, si procede lungo l’itinerario in comune con la gara fino a Les Contamines-Montjoie.
  5. Col de Voza. Da Les Contamines si può compiere un altro taglio significativo, perché, invece di continuare (e scendere) fino a Saint-Gervais, dopo pochi kilometri di discesa su asfalto si imbocca il sentiero che conduce al Col de Voza, dove si incrocia il Tramway du Mont-Blanc che conduce al Nid d’Aigle, da dove molti partono per la via normale di salita al Monte Bianco. Dal Col de Voza si scende a Les Houches e si continua fino a Chamonix lungo il percorso dell’UTMB.
  6. Petit Balcon Nord. A questo punto si risparmiano kilometri e dislivello evitando di salire alla Flégère e alla Tête Aux Vents e ci si mantiene nel fondovalle. Si raggiunge velocemente Les Praz e nei pressi del campo da golf si imbocca il bel Petit Balcon Nord, che conduce ad Argentière, da dove si raggiunge Le Tour. Escludo di percorrere la strada asfaltata che corre dall’altra parte del fiume, non solo perché è meno bella, ma anche perché non farebbe risparmiare né distanza, né dislivello e, soprattutto, perché a piedi sarebbe molto pericolosa.
  7. Col de Balme. Un altro risparmio di dislivello e di kilometri si ottiene grazie alla salita al Col de Balme, favoloso belvedere sull’Aiguille Verte a 2190 metri di quota. Dal Colle, si scende a Trient, anzi, dovrebbe essere possibile non scendere fino al paese, ma raggiungere il Col de la Forclaz. In altre parole, si evita di scendere dal Col des Montets (dove, tra l’altro, si potrebbe imboccare un sentiero che conduce al Col de Balme) a Vallorcine.
    Dal Col de la Forclaz a Champex e quindi a Praz-de-Fort il percorso è lo stesso della gara. Da Praz-de-Fort a La Fouly si guadagna sicuramente un po’ di tempo restando sulla strada principale, anche se è sicuramente meno piacevole della variante di sentiero e asfalto che si percorre in gara. La salita al Col Ferret e la discesa all’Arnouva rimangono uguali.
  8. Fondovalle della Val Ferret. È un peccato non percorrere la balconata della Val Ferret, ma la mezzanotte si avvicina, quindi, a questo punto bisogna trottare in discesa per circa 16 km sull’asfalto e arrivare a Dolonne prima che la campana suoni.

Tabella oraria. Un anno e mezzo fa ho buttato giù un appunto con questi passaggi, che, dopo anni che non corro l’UTMB, fanno indubbiamente una certa impressione.
Dolonne 0.00
Col de la Seigne h 3
Les Mottets 3.30
Col de Fours 5.15
Notre Dame de la Gorge 7
Les Contamines 7.45
Les Houches 10.40
Chamonix 11.30
Argentiere 13
Col de Balme 14.45
Forclaz 16
Champex 18.20 
La Fouly 20.10
Col Ferret 22
Arnouva 22.30
Dolonne 24.00

Se non ci sono amici che danno un po’ di assistenza e magari compagnia per qualche tratto, bisogna tener conto del fatto che fino a Les Houches potrebbe essere difficile trovare negozi o bar aperti. Purtroppo non ci sarà tempo per fermarsi a rimpinzarsi nelle boulangerie francesi.

Il Col de Balme, al confine tra Francia e Svizzera

Puntate precedenti: uno, due, tre, quattro

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