Se la paura domina gli insegnanti

Devo cominciare con una premessa e la cosa mi infastidisce per almeno due ragioni. La prima è che potrebbe essere interpretata come una excusatio non petita, la seconda – ancora più grave – è che certe premesse fanno pensare ai testi di leggi, ordinanze e sentenze, cioè a testi che, nella maggior parte dei casi, sono scritti in maniera orribile, in un italiano sgrammaticato e con un lessico bislacco.
Tuttavia, devo farlo, quindi

PREMESSO

  • che considero le persone che sostengono che il Covid-19 sia una normale influenza, non esista, sia una scusa per sopprimere tutte le libertà, sia qualcosa che si previene bevendo molte spremute, sia un pretesto per vendere vaccini, sia diffuso dagli immigrati che sbarcano a Lampedusa come persone nel migliore dei casi eccessivamente ottimiste, in altri casi incaute, in altri ancora cospirazioniste e paranoiche, in altri idiote, in altri (tra queste almeno tre capi di stato o di governo di paesi con oltre 60, 200 e 300 milioni di abitanti) criminali con frequenti lampi di imbecillità, in altri ignobili razzisti;
  • che la serrata (in italiano lockdown) delle scuole sia stata inevitabile e necessaria;
  • che conoscevo persone morte per il Covid-19, tra le quali ci sono genitori di amici, genitori di compagni di scuola dei miei figli, parenti;
  • che ho amici medici che hanno vissuto mesi d’inferno in rianimazione e hanno visto morire pazienti e colleghi in buona salute;
  • che provare la sensazione del fiatone dopo 45 minuti di videolezione e misurare più volte al giorno la saturazione e vedere che non era in regola non è stato per me piacevole

RITENGO

che sia difficile negare che in Italia – e ribadisco “in Italia” – la situazione dovrebbe indurre a un certo ottimismo.

Mi si potrà dire che non sono né virologo, né epidemiologo, né medico, né esperto di statistica, ma ho gli occhi e i calcoli li ho sempre saputi fare. Posso leggere e ascoltare 50 volte al giorno notizie allarmate e allarmanti su nuovi focolai in Italia, ma leggo anche i dati sulle persone, non dico in terapia intensiva, ma ammalate con sintomi e sono poche. Anche i morti sono pochi e in molti casi sono malati di Covid da mesi. È chiaro che ogni morte è un dramma e si vuole evitare di tornare a marzo e aprile, ma ormai sono quasi tre mesi che giornalmente si sente ripetere che tra due settimane la pagheremo per aver festeggiato la vittoria del Napoli, per aver cenato con gli amici, per essere andati al mare, ma questo non succede. I bambini hanno ripreso a giocare tra di loro e se si avverasse anche solo un ventesimo di ciò che tanti paventano (addirittura sembra che alcuni lo auspichino), staremmo morendo come le mosche, come alcuni mesi fa a Bergamo. In questa situazione trovo che gli istinti da sceriffo di persone come il presidente della Campania non abbiano alcuna giustificazione e che si spieghino con ipocondrie e vanità personali. Mi preoccupa pure il prolungamento dello stato di emergenza, per quanto ci siano giuristi che si prodighino nello spiegare le differenze tra stato di emergenza e stato di eccezione. Se, con un barocchismo concettuale e linguistico, l’emergenza diventa normale, affrontiamola con gli strumenti giuridici normali e non con DPCM e procedure di appalto fuori da ogni regola.
I fatti ci dicono che tra i bambini il virus si trasmette molto poco e che probabilmente i bambini non sono un grande veicolo di trasmissione neppure nei confronti degli adulti; i fatti ci dicono pure che oggi si conoscono molti modi per curare una malattia che è insidiosa e molto più pericolosa delle comuni influenze; i fatti sembrano anche dire che probabilmente pure i ragazzi in età di scuola secondaria di primo grado manifestano sintomi gravi raramente e non sono molto contagiosi.
Entro allora in un campo in cui non sono un esperto, ma una persona competente sì, cioè l’insegnamento nella scuola secondaria di primo grado.

In estrema sintesi: secondo me troppi insegnanti hanno troppa paura. La paura è importante, lo sappiamo benissimo, quando ci dissuade dal tuffarci da 20 metri di altezza in una pozza d’acqua, ma è castrante quando ci induce a mettere i braccioli in una piscina profonda un metro per il timore di una congestione. Sappiamo benissimo che non è umanamente, economicamente, architettonicamente, concorsualmente possibile raddoppiare le aule scolastiche e il numero di insegnanti da qui al 14 settembre e sappiamo tutti che la didattica a distanza è stata un’esperienza necessaria, importante e anche formativa, ma da non ripetere perché è una didattica incompleta e classista. È una didattica che scava un abisso tra chi ha nella propria cameretta tutta per sé un computer e una stampante collegati alla rete con la fibra ottica e una tariffa flat e chi segue la lezione su un tablet o addirittura uno smartphone in cucina con un genitore che cucina e il fratellino che urla e piagnucola. Ebbene, di fronte al perpetuarsi di questa situazione e alla fatica che bambini e ragazzi stanno facendo per uscire dal disastro emotivo che sono stati i mesi della serrata, gli insegnanti quali rischi sono disposti a correre? Ad ascoltare le posizioni prevalenti nei sindacati, quasi nessuno. Lo dico con rammarico, ma senza nessuno stupore. Certo esiste la possibilità che in autunno (ma non il 14 settembre) e soprattutto in inverno dilaghi nuovamente l’epidemia. È però una possibilità remota perché ormai sappiamo troppe cose sia su come prevenire, sia su come curare.
Misuriamo, noi insegnanti, la temperatura all’ingresso, obblighiamo ad aprire la finestra un certo numero di volte all’ora anche quando piove, obblighiamo ad almeno un lavaggio di mani per mattinata e allunghiamo il tempo della ricreazione per farlo, vietiamo gli scambi di merende, se ci si sono usiamo i banchi singoli (quelli a rotelle immagino che non li abbia richiesti nessuna scuola media), facciamo persino indossare la mascherina al momento dell’uscita, ma per favore facciamo lezione a viso scoperto e accettiamo che qualcuno potrebbe ammalarsi. Succederà, ma la vita ha i suoi rischi.

16 pensieri riguardo “Se la paura domina gli insegnanti

  1. Concordo in pieno.
    La paranoia è anch’essa una pandemia, a volte contagiosa quanto il covid, ed instaura una sorta di autodittatura anche più irragionevole di una imposta.
    Ci si è chiesti quanto e come saremmo usciti diversi da questa tragedia, e io auspicavo che ciascuno avrebbe almeno acquisito una consapevolezza di cosa è opportuno fare e cosa no, anche i bambini nei limiti delle loro capacità, e così è stato, direi.
    Ma secondo alcuni governanti no, e facendo leva sulla paranoia di cui sopra si insiste a dirci che restrizioni debbono essere prorogate preventivamente per non incorrere in ulteriori possibili sciagure, senza considerare che sono di per loro sciagure quelle stesse imposizioni, e sono invece certe.

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  2. La Azzolina ha parlato di queste criticità anche la settimana scorsa su La7. Il conduttore le ha fatto notare che il banco monoposto aveva una base d’appoggio molto più ristretta rispetto al banco tradizionale, e quindi uno studente del liceo classico non avrebbe potuto appoggiarci sopra l’enorme dizionario di Greco + il foglio della versione da tradurre. La risposta della Azzolina è stata: “No problem, gli forniamo un tablet con la versione digitale del dizionario dentro”. Il conduttore l’ha incalzata ribattendo che non si può garantire un tablet per alunno a tutti i licei classici d’Italia, e lei ha risposto dicendo: “Ma no, l’abbiamo già fatto durante la didattica a distanza”.
    Ora, la Azzolina è stata una docente, quindi sa benissimo che le scuole non hanno certo un tablet per alunno, e neanche un tablet per classe. Sa che non ci sono i fondi per garantire una cosa del genere, e che non varrebbe neanche la pena farlo, perché la maggioranza di quei tablet verrebbe rotta o rubata alla prima occasione. Nelle scuole più difficili potrebbe anche venire usato come arma contundente. Di conseguenza quando ha detto che ci sarà un tablet per ogni alunno (anzi, che ha già fornito un tablet per ogni alunno) stava fornendo un quadro della situazione molto più roseo di quello reale.
    Ha fatto la stessa cosa quando ha detto che tra un mese lo stato fornirà alle scuole 3 milioni di banchi monoposto. Anche in quel caso dubito che lei lo stesse pensando davvero, perché basta avere un po’ di senso della realtà per capire che un mese non basta neanche per chiarire chi vincerà l’appalto per costruirli. Poi andranno costruiti, poi andranno consegnati scuola per scuola… insomma, sarà grassa se saremo arrivati in fondo alla cosa per Settembre 2021, non 2020.
    La domanda è: perché la Azzolina cerca disperatamente di far credere che vada tutto bene? Teme di essere sostituita? E’ in campagna elettorale permanente come il suo nemico Salvini? Vuole semplicemente rassicurare gli alunni e le relative famiglie? Spero che non sia giusta l’ultima ipotesi, perché quando gli studenti torneranno a scuola a Settembre e si renderanno conto che le cose non stanno proprio come diceva la ministra le manderanno tutti gli accidenti possibili e immaginabili.
    Le giro la domanda: secondo Lei perché la Azzolina sta dicendo tutte queste cose da libro dei sogni?

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    1. Penso che Azzolina, come tanti altri ministri del passato e del presente sia semplicemente inadeguata per l’incarico che ricopre. La cosa non mi stupisce perché i governi Conte hanno prestato scarsa attenzione alla scuola e solamente da qualche settimana il governo se ne sta occupando con preoccupazione cercando di affrontare le questioni un po’ più importanti e non soltanto una questione a mio avviso marginale come è stato l’esame di stato o maturità.
      La sfortuna ha voluto che Azzolina si sia trovata ad affrontare non solo lo sfascio ordinario della scuola, ma un’emergenza che non si era mai neppure ipotizzata. A questo punto, non sapendo davvero che pesci pigliare, si limita ad abbozzare (magari con arroganza) risposte contraddittorie e a dir qualche balla giocando con i dati.
      Vedo poi quelli che a me sembrano dei limiti culturali significativi non solo suoi, ma anche del giornalismo italiano. Sono andato a guardare qualche minuto della trasmissione “In onda” e, come mi aspettavo, le domande dei giornalisti erano deprimenti. Azzolina ha detto che quei banchi sono utilizzati in scuole in cui si fa didattica all’avanguardia, ha detto che per disegnare ci sono le aule laboratorio e Telese e Parenzo non dicevano niente. Insomma, Azzolina parla di quel che avviene in una percentuale ridotta di scuole e lo presenta come qualcosa di applicabile a tutte le scuole e quei due neppure lo capiscono. La normalità, per la maggior parte delle scuole, è restare negli stessi banchi per una trentina di ore alla settimana e restare seduti in un banco che non permette nessuna adattabilità a un fisico in crescita è una tortura. Sedia e banco staccati permettono di adattare la postazione alla propria altezza e al proprio peso, quelle sedie no. Se ci devi trascorrere un paio di ore al giorno perché le altre le trascorri nel laboratorio di scultura, di chimica, in cucina, quella roba lì può avere un senso, altrimenti no.
      Quei giornalisti invece pensano al vocabolario di greco, perché loro appartengono a quella borghesia in cui era naturale andare al classico per i figli delle famiglie perbene. Ti assicuro che di fronte a Telese e Parenzo persino Azzolina fa la figura di una Montessori o di un Gianni Rodari!

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      1. Ha descritto in maniera molto efficace il modo di procedere della Azzolina. E’ vero che lo stato ha fornito qualche computer durante il lockdown, ma non ha certo dato un tablet a tutti gli studenti d’Italia; è vero che alcune scuole hanno un laboratorio di disegno tecnico, ma sono un’assoluta minoranza. Insomma, la Azzolina ha fatto credere che queste eccezioni virtuose siano invece la regola, facendo disinformazione in maniera più subdola che mai. E come ha detto Lei, l’impreparazione dei conduttori ha reso impossibile un’operazione di debunking.
        Una domanda alla quale può sentirsi libero di non rispondere: com’è andata a finire la battaglia legale tra Lei e Giuseppe Genna?

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        1. Boh, per ora c’è quel suo messaggio minaccioso tra i commenti. Per il resto non so che cosa succederà. Io mi ritengo piuttosto liberale per quanto riguarda l’esposizione delle proprie idee, quindi ho approvato il suo messaggio e l’ho lasciato lì. Mi auguro che lui abbia di meglio da fare e che mi lasci fare di meglio nella mia vita.

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  3. Confesso che nemmeno io ho molta paura. Che però, a prescindere dal Covid, l’edilizia scolastica italiana possa e debba essere rivisitata, diciamo, è senz’altro vero. Anche per prevenire semplici influenze.

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  4. Nei giurassici anni ‘90, una cantautrice siciliana, parafrasando una frase di un suo “nobile” conterraneo cantava: “chi non ha paura di morire, muore una volta sola”. Ora non vorrei estremizzare e farmi fraintendere.. ho tollerato il lockdown in Italia e in Belgio dove ora vivo (anche se dopo 45 giorni era palese, che continuare a tenere chiuso il Sud oltre che buona parte del centro Italia era solo una colossale scelta politica), credo che il fatto che l’Italia abbia numeri così bassi oggi, sia anche merito di quella mastodontica serrata (il Belgio che ha chiuso molto meno, oggi ha numeri in proporzione molto più alti), però ad un certo punto bisogna anche ricominciare le attività più importanti (quali la scuola). Qui in Belgio gli insegnanti hanno scritto chiaro e tondo una lettera al comitato scientifico belga i primi di giugno, quando si paventava la chiusura ad oltranza delle scuole, asserendo che la classe politica e i tecnici di riferimento si sarebbero assunti una responsabilità molto grande dinanzi non solo ad una generazione, ma nella storia. Dopo 4 giorni tutte le scuole sono state riaperte, e tutto il mese di giugno si è svolto nella routine normale in termini di presenza. Erano imposte maschere dai 9 anni in su, gel, lavaggio mani prima di entrare, durante intervallo e prima di uscire. Forse è troppo di certo non è la sconfinata paura di venire inghiottiti dal nichilismo dell’ipocondria e dalla paura ad oltranza più o meno consciamente instillata dalla classe politica che per evitare ecatombe (per numero di posti dozzinali in TI) ha chiuso 3 mesi in casa 60milioni di italiani.

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    1. Ecco, in Italia i sindacati delle scuole non hanno il coraggio di fare qualcosa come è avvenuto in Belgio (che comunque mi sembra che abbia avuto i suoi bei problemi. Forse il lockdown è stato ordinato tardi? La tempestività pare infatti essere stato un fattore importante). Se si mettono sui piatti della bilancia da una parte il benessere della crescita dei giovani e dall’altra il diritto alla salute degli insegnanti, in Italia vincerà sempre il piatto degli insegnanti. Ovviamente il diritto alla salute degli insegnanti è sacrosanto e non è incompatibile con i diritti degli alunni, ma questa mia semplificazione forse rende l’idea.

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      1. Ciao Alessandro, grazie per la risposta. Si il Belgio un po’ come tutti, ha tergiversato all’inizio. Avendo già il virus in Europa, specie in Italia, avrebbe dovuto agire un pelo prima. Come Italia, essendo stati i primi colpiti in Europa, forse abbiamo avuto uno scatto più reattivo, ma ricordo che anche in Italia all’inizio si pensava.. vabbè è in Cina. Nel mondo globale le distanze sono molto relative, questa ne è stata la dimostrazione lampante. Sul versante scuola, apprendo leggendoti alcune dinamiche che spieghi. Posso dirti che in un paese diviso in due, la scuola è il punto che mette più o meno tutti d’accordo. Forse questo il motivo di un ritorno abbastanza veemente di ritorno tra i banchi. Qui bisogna comunque vedere i numeri a settembre quali sono. In Italia una volta tanto, i numeri sembrano un po’ più incoraggianti. Resta il tuo messaggio di fondo: se aspettiamo il rischio 0 (un ideale che non esiste, a prescindere dal virus), “rischiamo” di paralizzarci come singoli e come popolo. Buona giornata.

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