Sullo stato del giornalismo/5. Altre parole ad minchiam sulla scuola

Divento ripetitivo e mi dispiace, ma l’approssimarsi dell’inizio delle lezioni evidentemente mi sta mettendo in agitazione.

Di nuovo, ci troviamo di fronte a un titolo scritto con l’obiettivo di fare un po’ di caciara e con il risultato di inquinare il dibattito anche tra gli insegnanti. Ammetto di apprezzare l’aggiornamento del titolista, che per lo meno evita l’espressione “sette in condotta”, tuttavia, di cinque in condotta nell’articolo non si parla. Di che cosa si parla in questo articolo? Si riportano le parole di alcuni dirigenti scolastici presi da alcune scuole sparse sul suolo italico e che si sono posti il problema di come sanzionare gli alunni che eventualmente si rifiuteranno di indossare la mascherina. Si va, come è ovvio, dai più forcaioli a quelli che puntano alla responsabilizzazione degli alunni, ma si tratta appunto delle parole di qualche dirigente. Date in pasto ai lettori con un titolo del genere, il risultato è quello di accendere discussioni campate sul nulla: oggi “cinque in condotta a chi non indossa la mascherina”, ieri “gli insegnanti sopra i 55 anni non vogliono tornare a scuola”, l’altro ieri “un terzo degli insegnanti si rifiuta di fare il test sierologico”, domani “6 politico per tutti”, dopodomani “a scuola non si interroga più”.

Purtroppo anche gli insegnanti rischiano di abboccare.

4 pensieri riguardo “Sullo stato del giornalismo/5. Altre parole ad minchiam sulla scuola

  1. Il 6 politico per tutti c’è già stato l’anno scorso. Inizialmente la Azzolina negò fermamente di voler prendere questo provvedimento, poi quando diventò chiaro che non saremmo tornati a scuola fino alla fine dell’anno scolastico lei impose ai docenti un 6 politico mascherato: le insufficienze si potevano mettere, ma non pregiudicavano l’accesso alla classe successiva. E quindi mettere 2 o mettere 6 era la stessa cosa.
    Ovviamente qualcuno le fece notare che di fatto questo equivaleva ad un 6 politico, e lei ribatté stizzita: “Non si può assolutamente parlare di 6 politico, sono categorie vetuste”. Sarebbe come se un marito prima giurasse fedeltà alla moglie, poi la tradisse e infine dicesse: “Non si può assolutamente parlare di corna, sono categorie vetuste”.
    In quel caso la Azzolina si segnalò in negativo non solo per la sua incoerenza, ma anche per il suo scarso tempismo: infatti annunciò che la promozione sarebbe stata garantita per decreto ad inizio Aprile, e così facendo demotivò totalmente i ragazzi per i 2 mesi di scuola rimanenti. Chi glielo faceva fare di farsi un mazzo così per seguire le lezioni a distanza e fare i compiti per casa, se tanto la promozione era garantita anche stando tutto il giorno a prendere il sole in terrazza?
    Sono fermamente convinto che la Azzolina non abbia intuito che ci sarebbe stato quest’effetto collaterale a causa delle sue precedenti esperienze professionali. Lei era una professoressa di Storia e Filosofia, una materia che si insegna soltanto al triennio dei licei: di conseguenza, essendo abituata a studenti di quel tipo (maturi, responsabili, studiosi, in pratica la crème de la crème), ha una visione distorta per cui tutti i ragazzi italiani hanno quell’atteggiamento, e lo mantengono a prescindere dai voti e dalle bocciature. In realtà quella è un’assoluta eccezione: la maggior parte dei ragazzi studia solo se gli agiti davanti lo spauracchio della bocciatura, quindi se ai docenti togli quest’arma per loro è finita.
    Non è dato sapere che anche quest’anno ci sarà la promozione garantita per decreto e/o una maturità farsa come quella che abbiamo avuto 3 mesi fa. Secondo me ci sarà una maturità regolare, e una promozione sicura al 100% solo se una classe ha perso un numero esagerato di giorni scolastici facendo una quarantena dietro l’altra.
    Come avrai capito la Azzolina non mi sta per niente simpatica, ma credo che il PD la stia attaccando con questa forza per far sembrare che sia lei l’unica responsabile di questa situazione, quando invece era compito del governo nel suo complesso creare le condizioni affinché la scuola ripartisse in sicurezza. Poi si sono accorti di essersi posti un obiettivo impossibile, e allora anziché fare mea culpa hanno avviato un fitto tiro al bersaglio nei confronti della Azzolina, nel tentativo di farla diventare un capro espiatorio. Dante direbbe che è un contrappasso per analogia, dato che anche lei ha tentato di fare lo scaricabarile sui presidi dicendo che alla ripartenza dovevano pensarci loro.

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    1. Ho molti motivi per non amare la Azzolina, ma sulla questione delle promozioni annunciate ad aprile le ho dato subito ragione. Se le avesse annunciate a giugno avrebbe dovuto mentire per due mesi di fronte alle richieste quotidiane e assillanti di docenti, genitori e alunni sui criteri di valutazione via dicendo. Invece, almeno su questo punto, ha tenuto una posizione abbastanza precisa. Non sono sicuro che la decisione del mistero sia stata così demotivante per gli studenti, o almeno non lo è stata molto per i miei (scuola secondaria di primo grado in Valpolcevera, quindi non un liceo classico per sgobboni). È però vero che non ho praticamente mai rotto le scatole ai miei alunni con i voti, anzi, fino a maggio non ne ho dato nessuno, ma pretendevo che fossero puntuali nell’eseguire e consegnare i compiti. Certo, orecchiando in giro tra qualche collega e ascoltando alcune lezioni dei miei figli, c’erano invece insegnanti che insistevano quotidianamente sui voti e per loro la promozione annunciata ad aprile è stata un dramma. Un discorso simile vale per quei genitori che hanno con la scuola un rapporto basato sul fregare i professori e sull’ottenere dei bei voti (cose non così inconciliabili): per loro impostare un rapporto sulla fiducia e sulla responsabilità è impossibile.

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    2. TI do pienamente ragione invece sul fatto che Azzolina sia stata lasciata sola: per mesi il Presidente del Consiglio ha sostanzialmente ignorato la scuola e questa è una delle molte ragioni per le quali la mia stima per Conte è inferiore persino a quella nei confronti della Azzolina.

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      1. Hai centrato il punto: ci sono dei genitori che venderebbero l’anima al diavolo pur di far ottenere l’agognato 6 ai loro pargoletti, quindi quando si rendono conto che questi ultimi non possono raggiungerlo con le loro sole forze cominciano ad architettare tutti i giochetti sporchi possibili e immaginabili pur di estorcerlo ai loro professori.
        La tattica più usata (almeno con me) è quella di venirgli a ringhiare contro a ricevimento, nella speranza che lui si intimorisca davanti a tanta aggressività e cominci prontamente ad alzare i voti del figlio.
        Un’altra tattica è quella di lamentarsi di lui con i suoi superiori (vice – presidi e/o presidi), nella speranza che facendolo passare per incompetente le sue insufficienze non verranno considerate attendibili e quindi verranno abbonate in sede di scrutinio. Anche questi tentativi di delegittimazione li ho subiti con una certa frequenza, ma finora sono sempre stati un buco nell’acqua: sia perché i miei superiori sanno bene che persona e che professionista sono, sia perché le lamentele di quei genitori erano chiaramente pretestuose.
        Una terza tattica è appunto quella di cercare di fregarlo, ad esempio coprendo il figlio quando lui decide di fare un’assenza strategica, oppure svolgendo al suo posto un compito che il professore aveva dato da fare a distanza.
        Simili esperienze sono capitate anche a te?

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