Luoghi comuni (5)

Il costo di un caffè. L’abbonamento annuale a un quotidiano, il mensile dell’autobus o quello della palestra, una convenientissima assicurazione: sarei tremolante come un budino se non approfittassi di tutte le occasioni che mi offrono per non bere un caffè e sostituirlo con l’acquisto di qualcos’altro. (Breve parentesi di attualità: non credo che sia stata una buona idea quella di cercare di denigrare le ragioni del sì al referendum ripetendo che il taglio dei parlamentari avrebbe portato al risibile risparmio di un caffè all’anno per ogni italiano. Il ragionamento mi è sembrato pretestuoso da parte di chi invece domanda giustamente dove siano finiti i 49 milioni della Lega, praticamente un caffè una tantum pro capite alla Società Operaia. Personalmente ho votato no, ma non posso dire che 60 milioni di risparmio all’anno siano una sciocchezza.)

La superficie di un campo da calcio. Ricordo perfettamente il contesto in cui ascoltai per la prima volta il paragone: nel 2005, nel corso di un’attività sul risparmio energetico nella classe in cui quell’anno lavoravo come insegnante di sostegno. Il risparmio di emissioni che si sarebbe ottenuto sostituendo le luci della scuola di Cogoleto con lampade più efficienti (all’epoca quelle a basso consumo perché i led non erano ancora diffusi) sarebbe stato equivalente all’anidride carbonica assorbita da un bosco grande quanto un campo da calcio (o forse più campi, non ricordo). Da allora cominciai a sentir spesso parlare di campi-da-calcio-equivalenti e non solo a proposito di boschi distrutti da un incendio, di terreno cementificato, di CO2 e di altre superfici connesse a emergenze ambientali. Da un po’ di anni il paragone mi sembra meno usato, forse perché le persone che vanno allo stadio sono di meno e non hanno più ben chiaro quanto sia grande un campo da calcio. [Mi devo correggere. Mentre il post è in gestazione, mi imbatto sul sito della rivista “Skialper” in questa frase: “per fornire i faggi necessari alla segheria dovrebbero essere tagliati l’equivalente di 1.200 campi di calcio sul territorio di 400 comuni pirenaici ogni anno con 5.000 camion in più sulle strade”. Ovviamente la cattiva notizia non è quella dell’uso del paragone, ma quella del possibile abbattimento di migliaia di alberi]

Giovani di buona famiglia. Cioè giovani ricchi, possibilmente della Genova, Milano, Roma ecc. “bene”.

Insospettabili. Quando ammazzano qualcuno, si sfondano di alcool e droga, stuprano, i giovani di buona famiglia sono comunque insospettabili. Insospettabili sono anche i ricchi signori che partecipano a festini a base di coca o che vanno a far turismo sessuale. Ma chi l’avrebbe mai detto!

Solare. A un certo punto tutte le persone diventarono solari. Tutte le qualità positive di una persona si riassumevano nell’aggettivo e tutte le persone amavano qualificarsi come persone solari. Niente di male, ma si persero per strada molti sinonimi o quasi sinonimi che forse sarebbero stati più precisi oppure altrettanto vaghi: allegro, amabile, dinamico, lieto, scherzoso, sereno, simpatico, socievole, spiritoso. Non ho preso il vocabolario in mano, quindi mi fermo con la lista e indosso gli occhiali scuri.

Tutta invidia. Spesso gli ammiratori (invidiosi?) di personaggi ricchi e famosi scorgono il sentimento dell’invidia nelle parole di chi ha qualcosa da eccepire a proposito di un ricco e famoso. Ebbene no! Che sappiano che moltissime persone non sono assolutamente invidiose di Berlusconi, di Briatore, di Trump, di Lapo Elkann (vabbè, scherzo) e non baratterebbero la propria vita con quella di chi ha mariti bellissimi e mogli ricchissime.

Meglio i cani che le persone. Da irriducibile antropocentrista e specista, continuo a essere fiero di non odorare il culo delle persone quando le incontro. Avendo inoltre poco talento per l’apprendimento delle lingue straniere, mi trovo meglio a parlare con gli umani.

Prendiamo esempio da loro?

Resilienza. Cominciai a leggere la parola 13-14 anni fa in articoli e libri sulla corsa e le attività sportive di lunga durata. Pensavo che fosse una parola per addetti ai lavori, qualcosa come la Vo2max, roba da ultramaratoneti, da ciclisti, da faticatori incalliti, da giapponesi. Invece nel giro di pochi anni la resilienza si democratizzò e diventò la virtù di chi è in grado di sopportare mezzora di coda all’ufficio postale.

Per me si può parlare di resilienza quando arrivi ad avere l’espressione di Hiromi Taniguchi

Ernesto Galli della Loggia. La scuola che promuove tutti, la scuola rovinata dal buonismo, la cattedra rialzata che andrebbe reintrodotta, i professori che promuovono tutti, il ritorno alla divisione tra scuola e avviamento professionale fin dai 10-11 anni, i professori che promuovono tutti, i giovani delle periferie che calano di notte in centro a sputare e a diffondere il coronavirus, i professori che promuovono tutti. Dalla prima pagina del “Corriere della Sera” e dai libri pubblicati da vari editori, i più reazionari luoghi comuni sull’insegnamento e sulla scuola. E dire che sa ragionare e che scrive pure bene.

2 pensieri riguardo “Luoghi comuni (5)

  1. Concordo in pieno con la mia amica mocaiana. Comunque i professori che promuovono tutti sono davvero una piaga, e anche molto diffusa: mi è capitato più volte di incontrare dei colleghi che partivano sfacciatamente dal 6, anche quando avevano delle classi piene zeppe di alunni inetti, lavativi o tutte e 2 le cose. Purtroppo però è impossibile inchiodarli alle loro responsabilità: noi colleghi non siamo competenti quanto loro nelle loro materie, quindi non possiamo provare in maniera oggettiva che quei 6 siano regalati, neanche quando il ragazzo ha meno di 5 in tutte le altre materie. Inoltre, nella scuola moderna casomai si va a rompere le scatole ai professori che mettono troppe insufficienze, non certo a quelli che non ne mettono nessuna.
    Mi sono interrogato a lungo sulle motivazioni che portano alcuni miei colleghi ad evitare di dare insufficienze a prescindere. A mio giudizio in molti casi è un modo per inseguire un’effimera popolarità personale: spesso chi parte dal 6 è un professore narcisista che si compiace nell’essere adorato dai suoi alunni, vuole sentire l’applauso ogni volta che entra in classe e quindi cerca di ottenerlo nel modo più semplice, ovvero regalando il 6 anche a chi non ha mai aperto libro.
    Talvolta un professore sceglie di non dare insufficienze per un altro motivo, ovvero per non avere noie: infatti quando dai voti bassi sai già che alcuni genitori si vendicheranno venendo ad aggredirti a ricevimento, oppure cercando di infangarti agli occhi del preside. Alcuni nostri colleghi non hanno la forza di affrontare tutto questo, e quindi per quieto vivere trovano il modo di dare la sufficienza anche a chi consegna un compito quasi in bianco.
    Le mie considerazioni ti trovano d’accordo?

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