E se la scuola fosse il luogo in cui il contagio è più difficile?

Questo è il pensiero che mi è venuto poco fa quando ho letto il titolo sul quotidiano aggiornamento sui dati di diffusione del coronavirus in Italia:

Che cosa significa la citazione, che poi non è sicuramente una citazione nonostante le virgolette, dell’Istituto Superiore di Sanità? Quella virgola quale funzione ha? Cerco di evitare i tecnicismi che farebbero scappare via i lettori e propongo due interpretazioni:

  • Ci sono delle criticità e dalla scuola provengono il 2,5% dei focolai (criticità e focolai scolastici sono due cose diverse, non sono in relazione tra loro)
  • Ci sono delle criticità poiché dalla scuola provengono il 2,5% dei focolai (la criticità che deve preoccupare è proprio il numero di focolai scolastici)

A me sembra evidente che il titolista, o per sua insipienza o per scelta ideologica, voglia indirizzare i lettori verso la seconda interpretazione che è la più facile: tu vedi due cose messe insieme nello stesso titolo e le metti tra loro in una relazione di causa ed effetto, in fondo il lettore comune mica è una persona che, come il sottoscritto, si diletta per passione e per lavoro a indagare il significato delle virgole.
Ma lasciamo il titolo e passiamo a quel che si scrive nel corpo dell’articolo. Leggo che “aumenta lievemente la percentuale di quelli in cui la trasmissione potrebbe essere avvenuta in ambito scolastico, pari al 2,5%”. Poco sotto leggo un virgolettato – mi sembra di capire che si tratti di parole di Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione ministero della Salute – che recita che è importante “mantenere l’attenzione sulle misure già introdotte per prevenire la trasmissione intra-scolastica, come lo screening, la rilevazione della temperatura giornaliera da parte delle famiglie e le procedure per la gestione di casi sospetti sintomatici in ambito scolastico”.

A questo punto, faccio un paio di conti, pur sapendo che se ne potrebbero fare di più approfonditi incrociando molti altri dati: in Italia la popolazione scolastica è di circa 8 milioni di studenti (qui la tabella con i dati ISTAT relativi al 2018), perciò gli studenti (esclusi gli universitari) costituiscono circa il 13% della popolazione italiana. Da questo 13% provengono il 2,5% dei focolai in Italia. Non mi sembra una notizia così cattiva, sia pure considerando che la scuola è cominciata da sole quattro settimane.

Cerco qualche altro dato. Altrove leggo che “Sono 223 le scuole chiuse e almeno 1.493 quelle in cui si è verificato almeno un caso di coronavirus dall’inizio di questo anno scolastico in Italia” [grassetti dell’originale]. La stessa tabella ISTAT a cui ho già fatto riferimento dice che le scuole in Italia nel 2018 erano circa 55000. Quindi le scuole chiuse per Covid sono circa lo 0,4% e quelle con almeno un caso di coronavirus sono il 2,7%. Mi viene da dire solo lo 0,4% e solo il 2,7%.

Insomma, viene il dubbio che la scuola non sia per il momento quel posto così pericoloso che si temeva e che le regole – regole davvero molto severe e faticose – che si stanno adottando funzionino. E, in fondo, io interpreto le parole di Rezza che ho riportato prima proprio come una conferma della mia idea: bisogna continuare a “mantenere l’attenzione sulle misure già introdotte per prevenire la trasmissione intra-scolastica” perché queste misure stanno funzionando.

7 pensieri riguardo “E se la scuola fosse il luogo in cui il contagio è più difficile?

  1. Negli ultimi giorni stanno crescendo le pressioni sul governo affinché richiuda le scuole. Hanno cominciato i presidenti delle regioni, chiedendo di reintrodurre la didattica a distanza per le superiori: la Azzolina ha detto subito di no. De Luca per tutta risposta ha chiuso tutte le scuole fino al 30 Ottobre: ieri sempre a Piazzapulita hanno elogiato in maniera sperticata la sua decisione dicendo che andrebbe allargata a tutta Italia, perché toglierebbe dalla circolazione 8 milioni di persone senza gravi conseguenze economiche per il paese.
    Quest’ultima considerazione non mi trova d’accordo, perché (almeno nella mia zona) la stragrande maggioranza dei contagi tra i ragazzi avviene non a scuola, ma nelle scuole calcio: di conseguenza, anche se chiudessero le scuole, i ragazzi continuerebbero ad andare a giocare lì e ad infettarsi a tutto spiano.
    Ad ogni modo, il punto non è questo. Il punto è che abbiamo da un lato dei gruppi di persone che stanno facendo pressione sul governo (a livello sia politico che mediatico) affinché richiuda le scuole, e dall’altro i membri del governo che non vogliono farlo. Il motivo è evidente: hanno passato tutta l’Estate a dire tutti i giorni che le scuole avrebbero riaperto in sicurezza, e quindi se alzassero bandiera bianca dopo un mese perderebbero la faccia.
    Secondo te come andrà a finire? Il governo cederà a queste pressioni, oppure per non ammettere di aver perso la sfida tirerà a dritto contro tutto e tutti fino alla fine?

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    1. Non lo so. So che nella mia scuola i ragazzi sono ligi alle regole e che, se, qualcuno non lo è, basta una sgridata o un’occhiataccia per ricondurlo nei ranghi.Con i protocolli in vigore, non vedo come ci si potrebbe contagiare a scuola, davvero; poi, per carità, non ci sono certezze in questi casi. Però: io non mi muovo dalla cattedra, loro non si muovono dai banchi; uscite per il bagno o le macchinette, contingentate e con mascherina; personale ATA sguinzagliato in ogni dove e feroce; entrate e uscite da 5 posti diversi, nessun assembramento mai.
      Il vero problema sono i trasporti; ma intervenire su questi è molto, molto più difficile e nessuno lo dice con adeguata chiarezza.

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      1. In verità ieri sera a Piazzapulita hanno detto che sarebbe un gioco da ragazzi: basterebbe noleggiare tutti i pullman che di norma trasportano i turisti, e che adesso con il turismo in crisi sono rimasti a prendere la polvere. Grazie per la risposta! 🙂

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    2. Io sono per tirare avanti il più possibile con gli alunni a scuola. Attualmente la scuola è un posto ragionevolmente sicuro e non mi sembra giusto sacrificarla per l’incapacità di affrontare la questione dei trasporti. Tuttavia temo proprio che nel giro di poco tempo saremo costretti a passare alla didattica a distanza.

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    3. Aggiungo che la chiusura di una classe quando si presenta un caso di tampone positivo è a mio avviso esagerata. Se la si applicasse in un qualsiasi altro luogo di lavoro, si chiuderebbe tutto. Stiamo lavorando con i dispositivi di protezione, cosa che a marzo non sarebbe stata possibile perché mancavano drammaticamente, e quindi siamo ragionevolmente protetti. Certo che se in una classe ci fossero due o più positivi sarebbe un’altra questione.
      Comunque nel frattempo la classe della mia figlia di mezzo è stata messa in quarantena preventiva, così lei ora è bloccata in casa.

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      1. A mio giudizio anche quelli del governo sono consapevoli che è una misura esagerata, ma l’hanno introdotta per compiacere i genitori: com’è noto questi ultimi tendono a reagire in maniera sproporzionata ogni volta che ci sono di mezzo i loro pargoletti, e quindi avrebbero fatto fuoco e fiamme se i loro figli avessero dovuto continuare ad andare a scuola anche il giorno dopo la scoperta di un compagno positivo. Insomma, il governo cerca di dare un colpo alla salute, un altro all’economia, un altro ancora al consenso popolare, e alla fine di tutti questi colpi non ne va a segno neanche uno.

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