Personaggi orrendi: Guia Soncini (2), o: della cacca nel ventilatore

Non è che io ce l’abbia con Guia Soncini, ma…

Invece no, non scherziamo, certo che ce l’ho con Guia Soncini, quindi torno a scrivere qualcosa su di lei (ne avevo parlato in questo pezzo, che secondo me era venuto piuttosto bene). L’avevo lasciata che era appena approdata al sito del giornale online Linkiesta e da allora ha scritto molti pezzi, da un bel po’ li pubblica quotidianamente per la rubrica “L’avvelenata”. È chiaro che già il titolo della rubrica ci obbliga a tener conto del genere per così dire letterario, perché il titolo della rubrica costringe a parlar male di qualcuno o di qualcosa, così come faccio io per i pezzi della mia rubrica rancorosa sui personaggi orrendi. Il punto allora non è di per sé che lei parli male di qualcuno, ma di chi parla male e con quali motivazioni.
Non ho voglia di analizzare decine di articoli della corsivista, quindi mi limiterò a un pezzo pubblicato due giorni fa.

L’insidia è nel fatto che, come spesso avviene, alcune considerazioni condivisibili si mescolano con altre che non lo sono, oppure nel fatto che Soncini potrebbe dire la cosa giusta ma per ragioni sbagliate.

Orbene, l’avvelenata comincia elencando tre “immagini”, come le definisce lei. La prima è quella del presidente Mattarella che aspetta di essere vaccinato (ne ho parlato anch’io, se può interessare), la seconda è quella di Fabiana Dadone, ministra per le politiche giovanili, coi piedi sulla scrivania, la terza è quella di Rocco Casalino, che dice che nel Pd ci sono «alcuni cancri» da estirpare.
Soncini, con una certa astuzia e con stile – sì, ha stile, sa scrivere – spiega che le tre immagini sono accomunate da “una sola matrice”, cioè il populismo. Ciò che cambierebbe sarebbero solamente le reazioni di fronte alle tre immagini. Lo smontaggio della foto della ministra è molto semplice:

Quello che sta facendo la Dadone è dire «sono giovane, sono a mio agio, sono una di voi». All’uopo, si è messa una maglietta dei Nirvana, l’idea di giovanilismo degli anziani. Il logo dei Nirvana è disastrosamente d’un punto di rosso diverso da quello delle scarpe di vernice che indossa – scarpe che ha indossato solo per la foto, lo dicono le suole intonse e lo dice l’empirismo di chi abbia provato a camminare coi tacchi nel centro di Roma: la vernice è intatta, due passi l’avrebbero sfregiata, il primo sanpietrino sarebbe stato letale.

Personalmente potrei passare a commentare anche l’accozzaglia di banalità con la quale la ministra ha accompagnato la foto, ma, di nuovo, non ne ho voglia.

Mattarella, invece, sarebbe la versione educata – lui non si sognerebbe mai di mettere i piedi sul tavolo – di Dadone, perché vorrebbe trasmettere l’idea di essere un presidente vicino alla gente.

Casalino, infine, non farebbe altro che essere se stesso, commettendo però l’errore di usare la parola “cancro” che

scatenerà subito un coro di «tu offendi i malatiiii». 

Insomma, la differenza fondamentale starebbe nel fatto che Casalino ha commesso l’errore di parlare come mangia al momento sbagliato: tanto piaceva al tempo del Vaffanculo Day, quanto è inaccettabile adesso che dice che alcuni politici sono come un cancro.

Fin qui Guia Soncini.

Adesso passo alle mie osservazioni.
Soncini inizia con un errore di tipo semiologico. Oh, non sono io che tiro fuori una parola difficile, è Soncini che scrive “le tre immagini vengono da una sola matrice, non ci vuole l’erede di Umberto Eco per capirlo”. E allora, visto che Umberto Eco era un semiologo, non posso non osservare che Soncini qualifica come “immagine” anche le parole di Casalino. No, le parole di Casalino sono un testo orale, non un’immagine. Le parole sono una cosa diversa dalle immagini.
Poi c’è un problema che riguarda il livello al quale rimane Soncini, che è il livello della pura superficie. Dal momento che le due foto sono rivolte a un ampio pubblico, le due foto sono populiste. L’avvelenata non riesce a capire che Dadone con la sua foto dice “anche all’interno delle istituzioni faccio un po’ come cazzo mi pare”, mentre Mattarella dice “anche se incarno un’istituzione io rispetto le regole come tutti”.
Quanto a Casalino, Soncini è ossessionata dal politically correct. Per lei la tragedia del nostro tempo è la mania della correttezza politica che trasforma tutti in soggetti permalosissimi, incapaci di umorismo, vittime dei tanti gruppi che devono affermare la propria identità di donne, malati, afroamericani, omosessuali e mille altre cose. Casalino, per il quale Soncini nutre comunque la più profonda disistima, questa volta avrebbe commesso l’errore di urtare la suscettibilità di un gruppo di vittime, cioè i malati di cancro, e dei suoi difensori. Il fatto è che non mi sembra che i malati di cancro si siano offesi, casomai c’è chi ha giustamente rilevato la violenza delle parole di Casalino.

D’altra parte, Soncini ha appena pubblicato un libro dal titolo L’era della suscettibilità. Bene, buon per lei e per i lettori che si divertiranno a leggerlo, ma visto che Soncini in ogni articolo ci tiene a far sapere quanto in Italia siamo culturalmente arretrati, mentre lei legge editoria in lingua inglese, le ricordo che Robert Hughes scrisse Culture of Complaint già nel 1993, tradotto in italiano nel 1994 (per carità, lei lo ha letto sicuramente in inglese).

Soncini vorrebbe veleggiare leggiadra su una superficie setosa come un foulard di Hermes, ma il suo cinismo è come un ventilatore che smuove non essenze di alta profumeria, ma più prosaica – cheap direbbe lei – cacca.

Otto Dix, Leonie, 1923

7 pensieri riguardo “Personaggi orrendi: Guia Soncini (2), o: della cacca nel ventilatore

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