Contro i collegamenti interdisciplinari all’esame di terza media

Addendo 2021. Per qualche ragione che continua a rimanermi parzialmente oscura, l’esame di stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, meglio noto come esame di terza media, si svolgerà in forma ridotta, cioè senza gli scritti. Eppure gli scritti normalmente si svolgevano già rispettando lo distanziamento, non per ragioni sanitarie, ma per evitare che gli esaminandi copiassero. Non capisco dunque che cosa cambierebbe rispetto a un anno in cui abbiamo insegnato in presenza. Forse si teme che possano esserci regioni che a giugno saranno ancora in una emergenza tale da non permettere di sistemare una dozzina di alunni per aula con le finestre aperte. Comunque così sarà e per fortuna, anzi per correttezza dei vertici ministeriali, abbiamo saputo con il dovuto anticipo come si svolgerà l’esame. Entro il 7 maggio il consiglio di classe dovrà assegnare un argomento che sarà oggetto di un elaborato da consegnare entro il 7 giugno. La presentazione del lavoro sarà l’argomento di partenza dell’esame orale. L’elaborato potrà consistere in un testo, in una presentazione stile Power Point, in una serie di mappe o altro. Ulteriore novità è che l’elaborato non dovrà essere necessariamente interdisciplinare, ma potrà riguardare anche una sola materia. Finalmente, ma chissà se sarà per sempre, si abbandona il mito dell’interdisciplinarietà forzata, così, se quest’anno un’alunna vorrà presentare un lavoro sull’Agenda 2030, potrà parlarne con la collega di scienze e non sarà costretta a cercare improbabili agganci con argomenti di letteratura. Io ne sono ben contento, perciò ripropongo un mio pezzo dell’anno scorso sull’argomento.

È verosimile che quest’anno non si svolgerà l’esame di terza media ed è sicuro che, se si svolgerà, lo si farà in modalità eccezionali. Quindi niente di meglio che parlarne in una prospettiva tutto sommato slegata dalla stretta attualità. Riprendo allora un appunto che avevo messo da parte quasi 9 mesi fa e, finalmente, cerco di svilupparlo.

Non nascondiamocelo, per lo meno noi insegnanti, l’esame orale non è molto diverso da quello condensato in meno di 3 minuti da Maurizio Lastrico, che parla di esame di maturità, ma va sicuramente molto più vicino alla realtà dell’esame di terza media. Quante volte noi insegnanti abbiamo ascoltato la sequenza

  • Giappone (geografia)
  • Seconda Guerra Mondiale (storia)
  • Bomba atomica ed energia atomica(tecnologia)
  • Atomo (scienze)

Peggio ancora, non solo abbiamo ascoltato questa sequenza che ha una variante in quella “vulcani e terremoti – Giappone – Seconda Guerra Mondiale”, ma soprattutto abbiamo cercato di suggerire qualcosa agli alunni che nei mesi (i più scupolosi), nelle settimane (i più rilassati) o giorni (gli incoscienti, e peggio ancora se ansiosi) prima del fatidico colloquio ci chiedevano “non so con che cosa collegarlo di letteratura”, “ho messo tutto, ma mi manca musica”, “e di scienze motorie?”
A seconda dello stato d’animo e del livello di esasperazione abbiamo cercato invisibili collegamenti letterari, se abbiamo ascoltato il nostro spirito pop abbiamo suggerito di suonare con il flauto Enola Gay degli OMD, se volevamo essere colti abbiamo imposto Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz di Luigi Nono ad alunni che rigorosamente non ne avranno ascoltata neppure una nota, ma avranno letto frettolosamente cinque righe sull’argomento. Giuro che un giorno mi vendicai di un alunno logorroico che in treno, al ritorno da una gita scolastica, chiedeva di che cosa parlare di letteratura dopo essere arrivato al Giappone: simulando un animo liberale gli suggerii di parlarmi del film Rapsodia in agosto di Akira Kurosawa. Una forse cinefila spettatrice della scena, ahilei seduta nel nostro vagone, sghignazzò all’udire il mio suggerimento. Il bello è che il mio alunno mi diede retta e guardò davvero il film per parlarne all’esame. Giuro nuovamente che è vero e non nascondo che prima o poi potrei imporre a qualcuno la visione di Dersu Uzala. E poi inglese e francese come li infiliamo? E di arte che cosa facciamo dopo il decimo alunno che ci parla di Guernica di Picasso?

Il guaio, tutti lo sappiamo ma spesso ce lo nascondiamo, è quello di voler trasformare un colloquio multidisciplinare in un colloquio interdisciplinare, questo nell’illusione che la capacità di scovare collegamenti sia indice di maturità culturale. In realtà, il più delle volte si premiano la chiacchiera e il luogo comune più trito.

Troverei molto più rispettoso dell’intelligenza e della maturità degli alunni chiedere di preparare un argomento a piacere che tocchi anche una sola materia, ma in maniera approfondita, oppure chiedere un argomento a scelta per ogni materia, possibilmente chiedendo le ragioni delle scelte compiute.

Poi, a volte per carità, c’è la possibilità che noi insegnanti chiediamo qualcosa che l’alunno non si aspetta, sempre seguendo una serie di regole:

  • se l’alunno è un caso disperato e irrecuperato (l’ottimismo della volontà non dovrebbe farci usare l’aggettivo irrecuperabile), ma in buona giornata, lo si lascerà parlare di ciò che vuole, senza interromperlo per evitare che si blocchi o dica bestialità;
  • se l’alunno del caso precedente si sta comportando come è solito fare, cioè se fa combattere l’Italia contro la Polonia nella Grande Guerra o se fa sbarcare i Giapponesi in Italia nella Seconda Guerra Mondiale (esempi tratti dal personale stupidario d’esame), si abbrevia precocemente l’agonia e gli si dice che va bene;
  • se l’alunno sta sostenendo un orale che conferma il voto finale che gli si vuole dare, gli si pone qualche domanda alla quale è verosimilmente in grado di rispondere;
  • se l’alunno è bravissimo e vogliamo dargli qualche soddisfazione, gli facciamo una domanda inaspettata alla quale speriamo che sia in grado di rispondere;
  • se l’alunno sta bluffando, ha copiato durante gli scritti e rischia di uscire con un voto illogicamente alto, gli si fanno domande impossibili, magari proprio sul suo argomento a scelta. Per esempio, a chi sta parlando, a proposito di scienze motorie, di Abebe Bikila ricordandone le vittorie olimpiche a Roma e a Tokyo, il collega di lettere che aveva messo la pulce nell’orecchio mesi addietro spiegando e parlando di Bikila che vinse la maratona scalzo, rivolge l’incredibile domanda “ma in quale specialità vinse Bikila?”. “Eeeeh”. “Velocità o resistenza?” “Velocità!”

Ottimo, forte di questa esperienza personale risalente a tre anni fa, nel 2021 proverò a farmi dire che Bikila è stato un giavellottista.

Il velocista Abebe Bikila sulla pista dell’Olimpico

9 pensieri riguardo “Contro i collegamenti interdisciplinari all’esame di terza media

  1. Grazie per il video (geniale!), un raggio sole in questi tempi bui.
    E’ una vita che combatto contro le “tesine” (scritte, orali, formato supposta-mappa concettuale, in PowerPoint con slide per deficienti …). Ma a parte le tassative indicazioni ministeriali (fino all’ultima o penultima riforma della maturità, difficile raccapezzarsi), la maggior parte del corpo docente vi era saldamente attaccata. Vai a capire.

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    1. Maurizio Lastrico è bravissimo, e non solo a creare terzine dantesche. Grazie a un amico e collega in comune (un tipo incredibile, al punto che è diventato lui stesso un personaggio interpretato da Lastrico nei suoi show) l’ho visto all’opera in un incontro con un po’ di classi della mia scuola e ha una capacità di improvvisazione che mi ha lasciato stupefatto, da maestro dell’avanspettacolo.

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  2. Il collegamento più demenziale che abbia mai sentito è stato quello tra Italo Svevo e il New Deal. Quando chiedemmo all’alunna che cosa ci azzeccassero l’uno con l’altro, lei ci rispose di averli ficcati nella stessa tesina perché la pubblicazione dei romanzi di Svevo e il New Deal erano eventi più o meno contemporanei. A quel punto tanto vale parlare di Fantozzi in una tesina su Aldo Moro, tanto sempre di anni 70 si parla.
    Anche questo racconto narra un esame di maturità davvero memorabile: https://wwayne.wordpress.com/2008/09/03/1994-diploma-di-maturita-di-giuseppe-gatto/

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        1. Alla fine venne promossa davvero, ovviamente con 60. Sono convinto al 100% che a salvarla dalla bocciatura non fu il suo esame (indifendibile sotto ogni aspetto), ma la sua certificazione DSA: come saprai molti colleghi promuovono i dislessici a prescindere, probabilmente perché non hanno adottato con scrupolosità tutte le misure compensative e dispensative e quindi temono di venire scoperti in caso di ricorso. Grazie per la risposta! 🙂

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        2. Magari nel curriculum la ragazza avrà scritto il suo voto di maturità senza specificare l’anno in cui ha preso il diploma, così anche altri cadranno vittima dello stesso equivoco e penseranno “Porca miseria, questa è un genio”! 🙂

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