Verso il Tor des Géants (5). Dimagrire, camminare e scendere veloci.

Passato oltre un mese dal mio ultimo aggiornamento del diario di preparazione del Tor des Géants, il lettore ingenuo, che crede che io sia uno di quelli forti, potrebbe pensare che nel frattempo io abbia accumulato chilometraggi e dislivelli mostruosi, oppure che le poche notizie siano dovute ad allenamenti e progetti segreti. L’incauto lettore potrebbe pensare che, come Kilian Jornet, io dia poche notizie perché mi trovo sull’Everest, oppure potrebbe fantasticare di allenamenti disumani e semisegreti come quelli che svolgeva il divino regale meraviglioso Hicham El Guerrouj (qui potete farvi un’idea della sua preparazione e, se correte, rimarrete strabiliati).

Niente di tutto questo. Piuttosto, poco di quel che si dovrebbe fare a poco più di un mese dalla Monterosa Sky Marathon e a 4 mesi dal Tor.

Cercherò però di non cadere nel vizio dissimulativo dei corridori che si lamentano sempre di una preparazione imperfetta e di una forma inadeguata nel giorno della gara, salvo poi andare alla grande (lo feci anch’io quando ottenni il mio miglior piazzamento all’UTMB) e proporrò qualche nota positiva.

Una corsa estrema (e non intendo il Tor). Nelle puntate precedenti ho spiegato che è importante cercare delle condizioni disagevoli e posso dire di averlo fatto una volta nel giorno di Pasqua, che quest’anno è caduta nello stesso giorno del mio compleanno. Dopo aver mangiato e bevuto in una quantità che ha sommato quel che si ingurgita nella somma delle due ricorrenze, alle 8 di sera ho calzato le scarpe da trail e, alla luce della lampada frontale, sono uscito per un giro ai forti. Praticamente ad ogni passo in salita ho rischiato di vomitare, mentre in discesa la fatica, unita alla scarsa sobrietà, alla digestione in corso e ai riflessi rallentati mi ha fatto scendere ad una lentezza che normalmente sarebbe per me giustificabile solo dopo molte ore di corsa con le vesciche ai piedi.

Comunque sono tornato a casa senza vomitare, quindi missione compiuta! La mattina dopo ero in condizioni già migliori, quando sono uscito per una corsetta di una quarantina di minuti su asfalto con il figlio grande, che ha la forza di un diciassettenne che si allena 3 ore al giorno, ma che è pur sempre un ginnasta e non un corridore, cosa che mi permette per ora di domarlo.

Astinenza alcolica. Avevo preventivato che proprio il 5 aprile avrei bevuto qualcosa di alcolico per la penultima volta prima della fine del Tor des Géants. Ho quasi tenuto fede al proposito, infatti, dopo le libagioni del Lunedì dell’Angelo, ho bevuto, molto poco solo in occasione di una festa familiare e, come preventivato, mi son concesso qualcosa per il giorno del ventesimo anniversario di matrimonio. Non escludo però che, se la Monterosa Sky Marathon andasse bene, una birretta all’arrivo me la potrei concedere.

Dimagrire. Nella terza puntata del mio diario, la considerazione preliminare sulle mie condizioni fisiche era che avevo mal di schiena e che dovevo perdere qualche chilo. Ecco, il mal di schiena c’è ancora e ci convivo, mentre qualche chilo l’ho già perso, anzi già più di una volta la bilancia ha segnato un peso inferiore ai 74 chili, cosa che non mi capitava da alcuni anni. L’obiettivo è quello di arrivare a stabilizzarmi sui 72 chili. Da un punto di vista psicologico aver perso 3-4 kg è gratificante non solo perché permette di faticare di meno in salita, ma anche perché la propria immagine fisica torna ad aderire a quella a cui sono abituato. Non è che avessi la pancetta o le maniglie dell’amore, però quando mi piegavo vedevo accumularsi sopra la cintura qualcosa – poco, molto poco – e ciò mi infastidiva perché da una vita sono abituato a vedermi in un altro modo. Quindi, concludendo il capitolo peso, posso dire che sto facendo le cose per bene.

La sfida che fa impazzire i trailer genovesi. Gli amici di Genova Trail hanno messo in piedi una sfida su Strava: la 7 Summits Vertikal Challenge. Si tratta della gara a chi è più veloce a salire 7 salite che si trovano all’interno del Comune di Genova (a parte qualche breve sconfinamento nei comuni limitrofi). Si hanno alcuni mesi a disposizione per provare le salite e a far fede sarà il tempo registrato su Strava. Per chi non è troppo addentro al mondo della corsa e della bicicletta, Strava è una app sulla quale si caricano le tracce GPS delle proprie corse, non solo per condividerle con gli altri corridori o ciclisti, ma anche per confrontare i “segmenti”. Si possono infatti estrarre dei segmenti dalle corse che si sono compiute e, una volta resili pubblici, Strava registrerà il tempo di tutti gli iscritti al sito che percorrono quel segmento. Inutile dire che su certi segmenti si creano sfide a distanza tra amici o tra sconosciuti. Ebbene, la 7 Summits Vertikal Challenge è un ottimo stimolo per dare il meglio di sé in allenamento, anche se io – motore diesel di una certa età – non posso certo ambire alle posizioni da podio.

Discese. Certo che se la sfida fosse in discesa, le cose cambierebbero e allora potrei diventare l’uomo da battere. Se, nella prima puntata del diario, scrivevo che le gambe e il fiato mancavano, ma almeno l’occhio per la discesa c’era, adesso posso dire che le cose cominciano a migliorare anche a livello muscolare e che su alcune delle mie discese-test, mi sono già avvicinato ai miei record personali. E visto che andar forte in discesa è una delle cose che in assoluto mi diverte di più, di conseguenza la preparazione potrà essere più divertente.

Camminare veloci. In una gara come il Tor percorrerò probabilmente la maggior parte dei chilometri non correndo, ma camminando. È quindi una cosa normale che nelle uscite lunghe si alternino corsa e camminata. Persino gli specialisti delle gare brevi sono abituati a camminare nei tratti di salita ripida. Un conto è però la salita ripida, un conto la leggera salita.
Mi spiego. Nella salita ripida chi è forte o comunque non è stanco, spinge e mantiene le pulsazioni alte; chi è in difficoltà, invece, limita i danni e arranca fino al momento di svalicare. Ma che cosa si fa in un tratto in pianura o di leggera salita quando si è troppo stanchi per correre o si devono comunque conservare le energie? Bene, la camminata sulle pendenze lievi è qualcosa in cui me la cavo bene, ma penso che sia utile allenarsi perché saper andar forte sul terreno poco ripido può significare guadagnare davvero molto tempo. Gli allenamenti che ho compiuto sono stati brevi e non del tutto programmati, diciamo che ho fatto di necessità virtù. In un paio di occasioni sono salito dietro casa dopo cena o alla fine di una giornata in cui avevo mangiato tanto e, per evitare appunto di correre dopo cena, ho camminato; in un’altra sono andato da casa mia fino al campo di atletica di Villa Gentile per vedere una gara di mia figlia. La regola è stata quella di non correre mai, neppure in discesa, come verrebbe istintivo fare, e così ho visto che in pianura riesco a reggere un passo leggermente inferiore ai 7’/km e, soprattutto, su pendenze in salita tra il 6% e il 10% riesco a mantenere anche i 7’20″/km.

Bisogna restare abbastanza concentrati per non rallentare il passo, si suda parecchio, ma praticamente non si grava sulle ginocchia, si allenano i muscoli a lavorare in una maniera differente da come lavorano quando si corre e, soprattutto, si lavora a un regime aerobico. In pratica le pulsazioni più di tanto non salgono, cosa che non avverrebbe se la salita fosse ripida. L’allenamento è quindi poco stressante, cosa da non trascurare quando si dovrebbero effettuare grossi carichi di chilometri. Trasferendo questo discorso alla gara, ciò significa che nei tratti di falsopiano potrò sfruttare le mie gambe lunghe e la buona capacità di camminare veloce. In teoria, s’intende.

Sarò qui di notte o di giorno? Saprò divertirmi quando scenderò giù dal Col Lauson?

Puntate precedenti:
prima puntata
seconda puntata
terza puntata
quarta puntata

4 pensieri riguardo “Verso il Tor des Géants (5). Dimagrire, camminare e scendere veloci.

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