Meglio prendere soldi per una pubblicità imbarazzante o fare una marchetta gratis?

Questa mattina con gli alunni di prima stavo correggendo i compiti di grammatica. In un esercizio sui pronomi relativi veniva richiesto di unire con un pronome due frasi :

Ho incontrato per caso il giornalista. Dell’articolo di fondo di questo giornalista parlavamo ieri.

Nessuno era riuscito a trovare la soluzione giusta, che in effetti non era semplicissima per dei ragazzini di 11-12 anni:

Ho incontrato il giornalista del cui articolo di fondo parlavamo ieri.

Visto l’uso piuttosto sofisticato del pronome cui, ho cercato di farne capire l’uso scrivendo la frase alla lavagna, ma mi sono reso subito conto che forse c’era anche da spiegare un’altra cosa, cioè che cosa sia un “articolo di fondo”. Ho provato a fare appello alla loro conoscenza dei quotidiani, ho chiesto se qualcuno avesse mai notato che in fondo alla prima pagina si può trovare un articolo di commento, ma mi guardavano spersi. Anche un ragazzo sveglio e che, con certezza, so che proviene da una famiglia con un buon livello di istruzione e sensibilità sociale ha detto chiaramente che non sapeva come fosse organizzata una prima pagina. Non mi sono lasciato andare a considerazioni moralistiche e ho semplicemente constatato che non potevano sapere come siano disposti gli articoli di prima pagina per il semplice fatto che in casa loro i quotidiani non entrano proprio. Ho deciso allora di mostrare una prima pagina e sono andato su quella più facilmente a disposizione, la prima di Repubblica.

Prima pagina della Repubblica del 13 maggio 2021

Tripla pubblicità del libro a firma di Giorgia Meloni sulla prima pagina de “la Repubblica”! Questa volta il moto di sorpresa dentro di me è stato insopprimibile. Qualcuno lo giudicherà come moralismo, ma, insomma, un rassegnato e silenzioso “pecunia non olet” è stato inevitabile.
Ho continuato la lezione e ho cercato una vecchia prima pagina con un’impostazione tradizionale che permettesse di capire meglio che cosa fosse un “articolo di fondo” (ho scelto un Corriere della Sera del 1985 con la notizia dell’elezione di Cossiga alla Presidenza della Repubblica). Non ho più pensato al libro fino a quando oggi pomeriggio non ho scoperto che alcuni giorni fa il Corriere della Sera ha dedicato una lunga intervista di Aldo Cazzullo a Meloni. Allora ho pensato che tanto vale farsi pagare e pubblicare una pubblicità in prima pagina – son tempi durissimi per i giornali, ormai non si compra più neppure la Gazzetta dello Sport al lunedì -, piuttosto che fare una marchetta gratis. E neppure una marchetta interessata, visto che i libri Rizzoli non fanno più parte della RCS che pubblica il Corriere.

Soprattutto, ho però pensato un’altra cosa: non bisognerebbe mai intervistare i politici in occasione dell’uscita dei loro libri, non perché i loro libri siano brutti, insignificanti, inutili, dello schieramento avverso, ma perché non li scrivono loro. Non sarebbe giornalisticamente più interessante un’intervista al “negro” – immagino che Giorgia Meloni preferisca questo vecchio termine all’albionico “ghost writer” – che redige i libri di Meloni, Renzi, Salvini, D’Alema?

7 pensieri riguardo “Meglio prendere soldi per una pubblicità imbarazzante o fare una marchetta gratis?

  1. Quello che affermi è molto probabile, tranne che per Renzi.
    Renzi scrive da sè tutti i libri su di sè e, gonfio come è, se potesse scriverebbe anche quelli sugli altri. Se ci fosse ancora l’elenco telefonico lo scriverebbe Renzi, tutti gli anni.

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    1. Temo anch’io. Mi hai pure indotto a compiere un esperimento: ho preso un articolo a caso (seconda pagina di Repubblica di oggi, ma non credo che su altri quotidiani il risultato sarebbe stato diverso) e ho cercato la prima subordinata, trovandone una al settimo periodo. Tra l’altro era una relativa implicita con un participio passato che poteva essere benissimo considerato come un aggettivo. E pure della paratassi spariscono le tracce: solo frasi semplici.

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  2. Io per lo stesso motivo che tu attribuisci ai politicanti, ho smesso di comprare libri di storia scritti da professori universitari o in genere libri di professori universitari che si dilettano a scrivere libri di storia a livello divulgativo. Ma ammetto che è un mio problema.

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