Un esercizio di italiano scritto: riscrivere gli avvisi.

Son passati 56 anni da quando Italo Calvino pubblicò per la prima volta un pezzo sulla lingua burocratica che cominciava con l’invenzione del verbale di un brigadiere che ascolta un interrogato che, con imbarazzo, racconta quel che sa di un piccolo furto. Nella “fedele trascrizione” del brigadiere “stamattina” diventa “prime ore antimeridiane”, la comunissima azione di “accendere la stufa” si trasforma in un “avviamento dell’impianto termico” e “la cassa del carbone” è un “recipiente adibito al contenimento del combustibile”. Calvino non esagerava e se penso a un verbale che scrissero in questura quando oltre 25 anni fa mi capitò di sporgere una denuncia, posso dire che il risultato fu ancora più ridicolo, visto che alle espressioni macchinose si aggiungevano errori ortografici a profusione.

È passato un altro quarto di secolo, ma la lingua italiana, quando vuole mostrare una certa ufficialità, continua a rivestirsi di artificiosità. Visto che questo mio pezzo si rivolge prima di tutto agli insegnanti, pensiamo all’astrusità delle circolari ministeriali, ma anche a come lo stile avvocatesco, rischi di contaminarci quando dobbiamo scrivere un avviso da dettare agli alunni. Ecco, combattere la lingua da avvocati dovrebbe essere un dovere per tutti gli insegnanti di italiano, perché per ogni avvocato che scrive in una lingua chiara (conosco avvocati che scrivono davvero in uno splendido italiano) ci sono dieci Giuseppe Conte dalla lingua fumosa e involuta. Poniamoci dunque un obiettivo di lungo termine e aiutiamo per lo meno fin dalla scuola secondaria gli alunni che pensano che, se scrivono “mi sono recato” al posto di “sono andato”, il loro tema si nobiliterà: il nostro lavoro di oggi tra qualche decennio potrebbe portare in cattedra nelle facoltà di giurisprudenza dei professori che parlano e scrivono un italiano preciso invece che oscuro e pieno arcaismi che non hanno più ragione di esistere, se non quella di rendere necessario il ricorso ai colleghi esperti di diritto.

Un esercizio che mi è capitato di proporre ai miei alunni è quello di riportare degli avvisi reali, oppure di inventarne sul momento, e di chiedere di riscriverli in una lingua meno improbabile. Per fare un esempio, ne propongo uno che avevo improvvisato e che ho conservato in uno dei file dei miei archivi di esercizi già pronti.

Si fa comunicazione alle famiglie della classe III H che il giorno 26 febbraio 2018 p.v. la classe si recherà presso la sala teatrale “Gustavo Modena” situata presso la delegazione di Sampierdarena per assistere alla rappresentazione dello spettacolo teatrale “Il malato immaginario” di Molière e che i docenti accompagnatori della classe saranno i proff. Cognome Nome e Cognome Nome; si prescrive altresì di presentarsi muniti di due biglietti non obliterati per usufruire del servizio delle autolinee pubbliche.

avviso inventato dal sottoscritto

Se noi insegnanti non cadremo nella trappola di questo gergo, gli avvisi da dettare si dimezzeranno di lunghezza e ci faranno perdere meno tempo e i nostri alunni, quando saranno adulti, non scriveranno e non appenderanno avvisi come questo che leggo quasi tutti i giorni

Insegniamo che “per garantire” non è meno preciso di “al fine di garantire”, insegniamo a scrivere le maiuscole con l’accento anche con il computer e spieghiamo che questo testo è ridicolo, visto che se l’ascensore può essere preso da una sola persona per volta, il discorso sul metro di distanza è del tutto inutile.

Forse violo le norme sul copyright, comunque l’articolo intero di Calvino si può trovare per esempio qui.

4 pensieri riguardo “Un esercizio di italiano scritto: riscrivere gli avvisi.

  1. A me è capitato di proporre a stranieri che studiano l’italiano (livello medio-alto) delle comunicazione delle Ferrovie. Ahimè, è servito per fargli imparare qualche parola della lingua burocratica. Poi avevo anch’io proposto l’esercizio di riscrittura in un italiano più umano

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      1. Ahah, quanto lo è per noi in fondo… per altro il tema treni in ritardo e disagi in generale con le ferrovie era abbastanza ricorrente in classe, quindi forse ciò ha aiutato ad approcciare questo tipo di testo

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  2. La settimana scorsa ho guardato una parte di “Dritto e rovescio” su Rete 4. Hanno intervistato un ristoratore, e più o meno le sue parole sono state: “Ci hanno tenuti chiusi in casa tutto Novembre, e ci hanno detto che era necessario per salvare il Natale. Di conseguenza io ho comprato una valanga di carne e di pesce, nella convinzione che per Natale e Capodanno il mio ristorante sarebbe stato aperto. Poi le chiusure sono state prolungate, e io ho dovuto buttare tutto.”
    Quest’intervista mi ha ricordato il motivo principale per cui odiavo Conte, ovvero la sua tendenza a rimangiarsi la parola data. Abitudine spregevole di per sé, ma che diventa ancora più odiosa quando ad averla è chi ricopre una posizione di rilievo: infatti quando una uomo di potere fa un annuncio la gente si organizza di conseguenza, e quindi se lui non dà seguito alle sue parole scombina i piani di moltissime persone, con conseguenze talvolta disastrose.
    Intendiamoci: l’errore non è stato tenere chiusi i ristoranti a Natale e Capodanno. A quei tempi la situazione era così critica che bisognava mettere dei paletti anche alle cene in casa, figuriamoci se era proponibile farle nei ristoranti. L’errore è stato dire “Facciamo un secondo lockdown per salvare il Natale”, perché ha generato una speranza che poi è stata tristemente frustrata.
    Dato che Conte ha illuso più volte gli italiani per poi lasciarli con un palmo di naso, sono molto contento che Renzi gli abbia sfilato la poltrona da sotto il sedere per darla a Draghi. Aprire una crisi di governo quando erano in ballo delle questioni importantissime come il recovery fund e la campagna vaccinale sembrava una scelta scellerata, invece si è rivelato un bene: sia perché il recovery fund Conte voleva farlo gestire ad una task force esterna al Parlamento (riducendolo di fatto all’irrilevanza), sia perché con Arcuri la campagna vaccinale stava andando troppo a rilento.
    Anche qua intendiamoci: non è che, siccome Renzi ha azzeccato una mossa, allora lo ritengo un fior di statista. Anche perché quella mossa non l’ha fatta per il bene del paese, ma per il puro gusto di tornare sui giornali, di riassaporare quelle prime pagine che da troppo tempo non gratificavano il suo ego e le sue manie di protagonismo. Spero che gli italiani siano abbastanza intelligenti da capirlo, ed evitino di gratificarlo ulteriormente votando il suo partitino alle prossime elezioni: Renzi merita profondamente di sparire dalla scena politica, e se non dovessero guardarsi le spalle dalle sue continue macchinazioni i nostri parlamentari lavorerebbero molto più serenamente.

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