A ripensarci

A ripensarci c’è stato un momento in cui, in gran parte d’Italia da un giorno all’altro, in alcune regioni dopo una settimana che era stata percepita come una settimana di vacanza in regalo, tutto è stato chiuso. Tutti gli studenti a casa attendevano indicazioni. Alcune scuole erano organizzate e, nel giro di pochi giorni, hanno impostato la didattica a distanza; altre scuole hanno inventato da zero una qualche didattica a distanza e altre ancora hanno quasi abbandonato gli alunni a se stessi.

Gli alunni intanto vivevano reclusi in casa, per partecipare alle lezioni spesso e volentieri avevano connessioni ballerine che cadevano, e magari dovevano ascoltare insegnanti che parlavano loro una volta sì e l’altra pure di verifiche e voti. Gli alunni più fortunati avevano a disposizione una camera personale, una buona connessione e un pc; a quelli come i miei figli tutto sommato andava decentemente: la connessione era buona e anche se condividevano una camera da letto in tre, bastava organizzare gli incastri orari, poi, uno in cucina, uno in sala, porte chiuse e volume non troppo alto, mentre io insegnavo seduto per terra in corridoio.

Per tanti alunni invece le lezioni si svolgevano magari mentre qualcuno cucinava, o mentre il fratellino o la sorellina piangevano, con la maledetta televisione accesa nella stanza a fianco, con i genitori costretti alla perenne convivenza e ai continui litigi.

Se poi andava male, c’erano anche i familiari che sparivano in ospedale e non rivedevano mai più. 

La televisione sempre accesa in linea di massima parlava continuamente dell’epidemia.
Quando hanno ricominciato a poter uscire per qualche ora, molti bambini e ragazzi avevano paura, la casa era diventata il loro rifugio; tanti adolescenti insoddisfatti del proprio aspetto fisico ormai usavano la mascherina come un modo per nascondere il proprio disagio (e lo fanno tuttora).

Gli alunni normalmente in difficoltà, anche perché semplicemente svogliati, trovavano ben poche motivazioni per impegnarsi e partecipare alle lezioni: a scuola perlomeno potevano vedere qualche amico, oppure potevano guardare di nascosto il compagno di cui erano segretamente innamorate, quello che invece teneva sempre la telecamera spenta ed era sostituito dalle iniziali.

Ebbene, in questa situazione, c’erano insegnanti per i quali gli alunni in fondo erano a casa che non avevano nulla da fare; questi insegnanti vivevano come un dramma e come un attentato alla loro autorità – non alla loro autorevolezza – il fatto di non poter bocciare, di dover promuovere tutti per decreto. E c’erano genitori d’accordo con loro.

A ripensarci, oggi come allora mi dico: ma che stronzi!

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