Luoghi comuni (8). Grandi elettori

Mannaggia a me, anche stavolta mi son perso il momento in cui è avvenuto il delitto. Fatto sta che adesso chi voterà per eleggere il Presidente della Repubblica è diventato un grande elettore. Io, povero pirla, mi ingegno per spiegare ai miei alunni che il Presidente della Repubblica in Italia viene eletto dai 630 deputati + 315 senatori + senatori a vita (attualmente 6) + 58 delegati scelti dai Consigli Regionali (3 per regione, ma 1 per la Val d’Aosta), ma ovunque si sente parlare e si legge dei 1009 grandi elettori. Come tante altre volte, siamo di fronte a una scimmiottatura degli Stati Uniti, dove sentiamo sempre dire che il Presidente alla fine è scelto dai grandi elettori. In realtà, non solo il sistema elettorale americano è incomprensibile sia agli americani sia agli italiani, ma i grandi elettori di cui parliamo ogni 4 anni in occasione delle elezioni statunitensi sono degli electors. In Italia ci piace esagerare con gli aggettivi e con i titoli onorifici, così gli elettori diventano grandi, traducendo un inesistente great. Chissà, forse sono i parlamentari stessi che si sono autodefiniti grandi, dal momento che molti di loro tra un anno non saranno più né a Palazzo Madama, dove spariranno 115 seggi, né a Montecitorio dove tanti scappati di casa miracolati perderanno il loro posto da pigiatasti.

Trattative tra grandi elettori
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6 pensieri riguardo “Luoghi comuni (8). Grandi elettori

  1. Hai toccato un tasto dolente.
    Mi viene in mente la tenera canzoncina di Renato Rascel (“Dove vanno a finire i palloncini?”), e mi chiedo spesso: dove vanno a finire i deputati? Quelli che non avevano un lavoro stabile e definito (e sono sempre di più) e al termine della legislatura ritroveremo vaganti, o forse ricollocati su improbabili incarichi in compartecipate, o peggio ancora opinionisti, o ospiti semifissi in trasmissioni televisive.
    Occorre istituire un organismo apposito: un Ente Smaltimento Politici Dismessi. Altrimenti rischiamo di ritrovarceli sotto casa, o in qualche insediamento abusivo sulle rive di un torrente.

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    1. Oggi ho letto un’intervista ad Antonio Razzi che parla delle manovre per eleggere il Silvio e del destino dei peones. È un documento agghiacciante, però Razzi ha il pregio di non essere ipocrita e di mostrare una miseria umana e culturale che purtroppo condivide con altri parlamentari, temo molti altri parlamentari.

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      1. Su Razzi è veramente facile fare del sarcasmo (e se lo merita…), però bisogna ammettere che ha un suo personale “bushido”. Del resto, se non ti circondi di fedeli e bisognosi camerieri, a tutt’oggi come fai a fare il leader politico?

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  2. La mia sensazione è che il governo Draghi potrebbe saltare anche se lui non andasse al Colle. Perché se i partiti dovessero arrivare a scannarsi tra di loro per eleggere l’erede di Mattarella, poi sarebbe dura ricominciare a governare insieme il giorno dopo come se niente fosse.
    Un’altra vittima illustre di questa situazione potrebbe essere Conte: infatti, se lui indicasse un nome per il post – Mattarella e poi i suoi parlamentari votassero tutt’altro, diventerebbe innegabile un dato di fatto già chiaro a molti, ovvero che all’interno del Movimento lui non comanda proprio nessuno. Conte è perfettamente consapevole di questo rischio, ed è per questo che si sta tenendo molto defilato in questi giorni. Non capisce tuttavia che anche questo è un modo per bruciarsi, perché è paradossale che il capo del gruppo parlamentare più nutrito non stia toccando palla nella grande partita del Quirinale.
    Tu mi dirai: ma se tenersi defilato è un errore e indicare un nome è un grosso rischio, cosa dovrebbe fare Conte? Onestamente non lo so. So solo che Conte non è mai stato così vicino alla morte politica, e che la cosa non mi suscita neanche un briciolo di dispiacere.

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