Come scrivere un tema scolastico (con consigli utili per tutti coloro che scrivono)

Ricorda che un professore si accorge subito se il tuo tema è copiato.

Anonimo

L’articolo di gran lunga più visitato e forse più letto del mio blog riguarda la correzione dei temi, perciò, tre anni dopo averlo pubblicato, ho pensato che a qualcuno potrebbe interessare una guida alla scrittura. Spero che possa essere utile per gli studenti e pure per gli insegnanti.

L’anonimo che ho citato dice che l’insegnante si accorge immediatamente se un testo è copiato, quindi, invece di farsi beccare e umiliare in quanto copioni, tanto vale imparare a scrivere correttamente, mettendo da parte le scuse quali “non ho talento”, “non son portato”, “tanto mi dà 5 lo stesso”. È ovvio che ci siano persone più dotate per la scrittura, così come ci sono quelli che disegnano meglio, come c’è chi trova subito la soluzione di un problema di geometria e come c’è chi impara il bulgaro in tre mesi, ma tutti sono in grado di scrivere un testo presentabile, magari non originale, magari linguisticamente piatto, ma corretto sì.
Ecco allora una serie di consigli che per comodità – la mia comodità, lo confesso – seguono in larga parte la scaletta che uso per la correzione. Prima però alcune

Considerazioni preliminari.
Io sono dislessico, disgrafico, disortografico. Per prima cosa sappi che questo non significa che sei destinato a non migliorare. Indipendentemente dalla gravità del disturbo di cui soffri, i tuoi margini di miglioramento sono enormi, anche se potrebbero costarti più fatica rispetto ad altre persone. Se può confortarti un esempio, mi piace ricordare un’amica i cui temi a scuola venivano esposti al ludibrio della classe (accadevano queste cose!) e che adesso scrive testi teatrali.
Non sono madrelingua. Nel momento in cui siete in una classe di una scuola italiana, agli occhi dell’insegnante siete tutti italiani e, visto che vivete in Italia, tanto vale imparare a scrivere bene e a farsi capire.
Il professore o la professoressa si accaniscono contro di me nonostante… Dovrei dirti che nel 2022 è impensabile che ci siano insegnanti di italiano che non tengono conto dei disturbi della scrittura oppure della recente immigrazione, ma mentirei. Esistono i professori e le professoresse carogne e non è detto che siano dei ruderi ormai vicini a una immeritata pensione. Se il loro potere o abuso di potere non è arginato da colleghi e presidi è un bel guaio, e solamente un cambio di scuola potrebbe essere la soluzione. A quel punto potrete mandarli giustamente nel posto in cui meritano di andare.

RICCHEZZA DEL CONTENUTO.
Un tema non viene valutato un tanto al chilo, tuttavia anche la quantità conta. È vero che un tema essenziale ma corretto è mille volte meglio di tre protocolli sgrammaticati, tuttavia un tema troppo corto potrebbe dipendere da poche idee o da una scarsa argomentazione.
La prima cosa da fare allora è scegliere quale tema svolgere, nel caso in cui abbiate due o più titoli a disposizione. È meglio perdere un po’ di minuti a decidere su che cosa scrivere, piuttosto che scrivere per un’ora e poi cambiare idea e ricominciare da capo con un altro titolo.
Dopo aver scelto quale traccia svolgere, si può però essere presto in difficoltà e non avere idee. Che fare di fronte al temutissimo foglio bianco? Una prima tattica per sbloccarsi può essere quella di riprendere il titolo perché a volte è sufficiente fare questo per cominciare e poi continuare a scrivere. Dopo, quando è il momento di scrivere in bella (si deve sempre scrivere prima in brutta), si può pure eliminare l’inizio del tema che ripete il titolo, oppure aggiustarlo un po’.
Altra tattica è quella del brain storming: su un foglio bianco scrivi tutte le cose che ti passano per la testa a proposito del titolo (va bene pure “che schifo”, non ci sono regole o divieti), poi cominci a fare ordine e passi a quello che altri potrebbero fare subito, cioè una scaletta.
In caso di disperazione, quando proprio non sai che cosa scrivere a proposito di quel che è richiesto dal titolo, puoi tentare di spiegare perché non hai nulla da dire, o perché non sei d’accordo con quel che si dice nel titolo. È un po’ rischioso, ma può essere un buon esercizio di argomentazione.

NON ANDARE FUORI TEMA.
Rileggi ogni tanto il titolo e domandati se ciò che stai scrivendo c’entra davvero con la richiesta del titolo.

NON RIPETERTI.
Se una cosa l’hai già scritta, è inutile ripeterla. Se stai parlando di Raffaello e hai già scritto che per te è il più grande dei pittori, è inutile che tu lo ripeta altre dieci volte.

ARGOMENTA E GIUSTIFICA CIÒ CHE AFFERMI.
Se scrivi che Harry Potter è un romanzo bellissimo” stai dando un giudizio, ma non stai spiegando su che cosa esso si basi. Tu devi spiegare perché secondo te Harry Potter è bellissimo.
Se scrivi che per te “la felicità è essere felici” non stai dicendo niente, stai spiegando una parola usando la stessa parola. Questo tipo di ragionamento è detto tautologia e può essere molto affascinante e poetico, ma essere poetici è difficile, mentre tu stai scrivendo semplicemente un tema.
In pratica, è bene che in un tema tu spieghi il più possibile, perché non è detto che chi ti legge condivida con te le conoscenze che tu dai per scontate. Certo, se scrivi che ti piace giocare a calcio, non è necessario, a meno che non sia richiesto dalla consegna, che tu spieghi che si gioca in due squadre da 11 in un campo lungo tra i 90 e i 120 metri e che il pallone può essere toccato con le mani solamente dal portiere in un’area delimitata, ma se nomini Criscito devi precisare che è un calciatore del Genoa.
Effetto secondario e assai gradito delle spiegazioni sarà che il tema si allungherà e sarà meno striminzito di come temevi che fosse prima di iniziare a scrivere. È evidente però che per spiegare bisogna aver le cose chiare in testa. Alcuni le hanno chiare già prima di iniziare a scrivere, altri (io sono tra questi) tendono a chiarirsi le idee proprio scrivendo.

FAI RIFERIMENTI PERTINENTI ALL’ESPERIENZA CONCRETA E PERSONALE
Spesso i titoli dei temi invitano a riferirsi alla propria esperienza personale, perciò non devi dimenticare di farlo e non devi farlo solo all’ultima frase. Faccio un esempio facile: se devi svolgere un tema sul bullismo, hai una marea di possibilità di fare riferimenti alla tua esperienza personale, che può essere quella di vittima, di bullo, di spettatore, di confidente di una vittima o di un bullo; non puoi aspettare la conclusione del tema e scrivere soltanto “io a volte sono stato zitto di fronte a episodi di bullismo”. No! Devi dire di più e in questo modo amplierai anche il tema (e così si ritorna alla ricchezza del contenuto) spiegando perché sei stato zitto, se pensi spesso a ciò che è accaduto, se hai avuto paura, se ti sei immedesimato nella situazione.

STRUTTURAZIONE DEL TESTO
Un testo deve essere organizzato in maniera coerente e non essere una sequenza di frasi una dopo l’altra senza alcun nesso tra di loro. Se, per esempio, scrivi che “Pierino ha i capelli biondi e le orecchie a sventola. Pierino è permaloso, ma molto sincero. Pierino è alto e un po’ cicciottello. Pierino ha anche il naso a patata” commetti una serie di errori nell’organizzazione del testo. Alterni descrizioni fisiche e descrizioni del carattere, cominci a descrivere il volto e lo riprendi successivamente perché ti eri dimenticato un particolare. Inoltre ripeti in continuazione il soggetto. Più avanti spiegherò che le ripetizioni non sono il diavolo, ma se esageri e se, soprattutto, sono inutili, è bene che impari ad evitarle. L’italiano ha infatti una struttura morfologica che, a differenza di quella dell’inglese, ti permette di omettere spesso il soggetto, specialmente quello di prima persona singolare. Detto in parole più semplici: non devi ripetere in continuazione “io”.
La cosa più importante da fare è però questa: non essere pigro e abbi il coraggio di spostare le frasi e metterle al posto giusto. Nella brutta puoi pure scrivere le cose che ti vengono in mente in modo disordinato, ma nella bella il testo deve essere ordinato e seguire un filo logico. L’insegnante che corregge non fa sconti: un testo coerente non può essere una sequenza di frasi scritte come vengono, nell’ordine in cui capitano in mente.
Non iniziare ogni frase con formule ripetitive. Un tema non può procedere a forza di dopodopodopo, oppure di poipoipoi, o un’altra cosaun’altra cosaun’altra cosa.

SINTASSI
In un testo non c’è nulla che conti quanto la sintassi, quindi dovrai porre la massima attenzione a quest’aspetto dal quale dipendono in gran parte tutti gli altri. Dato che sull’argomento sarebbe possibile riempire parecchi libri, non posso far altro che limitarmi a qualche consiglio e osservazione.
Le frasi lunghe con tante subordinate sono un piacere per chi legge ma solo se sono scritte bene e non fanno perdere il filo del discorso, quindi, se temete o già sapete di non saperle dominare, accorciatele. In poche parole, se non vuoi rischiare, scrivi frasi brevi.
A me mi non è l’errore più grave che ci sia, a dirla tutta non è neppure un errore particolarmente grave, perché è solamente una ripetizione che non rende incomprensibile ciò che si dice, anzi lo rafforza, infatti se dico “a me mi piace il gelato” è proprio chiaro che il gelato per me è davvero buono.
“Ho visto Carla e gli ho detto che sono contento di vederla”: questa sì che è una frase sgrammaticata. Prima di tutto si dice “ho visto Carla e le ho detto”, poi il tempo verbale nel discorso indiretto va cambiato, quindi “che ero contento di vederla”. Forse starai già capendo che per la correttezza di un testo è essenziale non commettere errori nell’uso dei pronomi e dei tempi verbali. Occhio quindi ai pronomi personali e a quelli relativi, che non si riducono al solo che, la cui funzione logica può essere solamente quella di soggetto o di complemento oggetto. Quanto ai tempi verbali, sii coerente. Se, per esempio, scrivi “Giulio Cesare nel 49 a.C. supera il fiume Rubicone e si dirige verso Roma dove si impossessò del potere” cominci con il presente storico (“supera” e “si dirige”), ma poi salti al passato remoto (“si impossessò”). Ti devi decidere!
In generale, se parli di qualcosa avvenuto nel passato, ricordati che il passato prossimo si usa per eventi vicini e per qualcosa che è iniziato magari molto tempo fa, ma che non è ancora del tutto concluso, quindi “ieri sono andato in palestra”, “una settimana fa ho comprato un paio di scarpe nuove”, “il mese scorso ho iniziato a giocare a scacchi” e persino “l’età contemporanea è iniziata con la Rivoluzione francese”. Se invece ci allontaniamo cronologicamente e il passato ha terminato i suoi effetti sul presente, usiamo preferibilmente il passato remoto: “due anni fa trascorsi una bella vacanza a Capri”, “nel 1815 Napoleone fu sconfitto a Waterloo”, “non si sa con sicurezza per quale ragione i dinosauri si estinsero”.
Se usi “questo” all’inizio di un tema, vuol dire che ciò a cui ti riferisci è già noto a chi legge, cioè è già comparso nel testo. Sei sicuro di averlo usato correttamente?
Forse hai interiorizzato alcuni divieti quali “non si inizia una frase con E o con Ma“, “prima di e non si mette mai la virgola”: in realtà queste regole non sono così categoriche, ma per trasgredirle bisogna essere consapevoli di ciò che si sta facendo, quindi se non lo sei, vai sul sicuro e non rischiare, se la tua preoccupazione principale è quella di vedere il voto che si abbassa.
Da alcuni anni è dilagante la subordinata introdotta da “essendo che“. È vero che è un uso attestato in italiano, ma anche conciossiacosaché era usato da Boccaccio. Tu pensi di vivere al tempo di Boccaccio e, soprattutto, pensi di saper scrivere come Boccaccio? Non credo, quindi tagliati la mano piuttosto che scrivere “essendo che”.
Infine, ricordati che se c’è una subordinata, deve esserci la principale, quindi non scrivere frasi di questo tipo: “dopo essere saliti sulla nave e aver buttato le casse di tè, i ribelli.” I ribelli cosa? Ti sembra che abbia senso la frase?

PUNTEGGIATURA.
Hai mai sentito frasi come “la punteggiatura è come il respiro”, “la punteggiatura dà un ritmo al tuo testo”? Non è che siano false, ma ricordati che prima di tutto la punteggiatura ha una funzione sintattica. Leggi queste due frasi: “Mentre Paolo partiva da Bergamo, arrivavano molte notizie”, “Mentre Paolo partiva, da Bergamo arrivavano molte notizie”. Lo spostamento della virgola cambia i rapporti sintattici e il significato della frase.
Di seguito ecco qualche consiglio per la punteggiatura.
Come già detto, se la frase si sta complicando e non riesci a gestirla, metti un punto e spezzala in due.
Non devi andare a capo dopo ogni punto, ma solo quando c’è uno stacco netto di discorso.
I due punti hanno una funzione esplicativa, non devi usarli prima di qualsiasi cosa che ricordi un elenco, perciò scriverai che “in Sicilia si sono succeduti molti conquistatori: bizantini, saraceni, normanni” perché quell’elenco precisa il termine “conquistatori”, ma scriverai senza i due punti che “nel corso dei secoli la Sicilia fu conquistata da bizantini, saraceni e normanni”.
I puntini di sospensione sono tre e non quanti ti vien voglia di scriverne. Fino a qualche anno fa erano abusatissimi, oggi forse un po’ meno, ma si usano sempre troppo e quasi sempre a sproposito. La regola che ti consiglio è quella di non usarli più di una volta in un testo (e sono già generoso, dovrei dirti di usarli una volta al mese).
Il punto esclamativo è uno ed equivale appunto a un’esclamazione. Se ne metti due o tre o dieci, che cosa fai? Cerchi di gridare più forte di Richard Benson buonanima?

Il punto esclamativo è uno solo!

Anche il punto interrogativo è uno.
Se usi le virgolette per indicare che una parola è presa in un significato non proprio, le stai usando correttamente, se invece vuoi indicare che sei ironico, vuol dire che stai dando dello scemo al tuo lettore perché lo reputi incapace di cogliere l’ironia. Se scrivi che il mio bisnonno è un “giovincello”, perché metti le virgolette? Pensi forse che senza le virgolette io penserei che tuo nonno ha 22 anni?
Emoticon ed emoji non esistono.

RICCHEZZA LESSICALE.
Prima di tutto devi usare il vocabolario. Usa un vocabolario “adulto”, non un vocabolario ridotto, che può andar bene per la scuola primaria, ma dopo è insufficiente. Se non hai sottomano un vocabolario cartaceo, non usare il web a casaccio, cioè non cercare la parola su Google. Google è un motore di ricerca, quindi non ti dà dei risultati in base alla correttezza ortografica o grammaticale; devi invece usare un sito affidabile e il migliore è quello dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, cioè la Treccani, dove hai a disposizione sia il vocabolario, sia il dizionario dei sinonimi e contrari. Attento alla funzione “Enciclopedia”, che non ti dà una definizione da vocabolario, ma una vera e propria voce di enciclopedia, che normalmente non serve per scrivere un tema.
Sii preciso e non generico. Nella maggior parte dei casi la parola cosa è sostituibile con un vocabolo più preciso e lo stesso vale per il verbo fare.
Non usare parole delle quali non conosci il significato. C’è bisogno di spiegare perché? E comunque se hai dei dubbi usa il vocabolario, oppure, se stai scrivendo in classe, chiedi all’insegnante, che potrebbe aiutarti.
Le ripetizioni non sono sempre il diavolo. Probabilmente ti è stato insegnato che bisogna evitare le ripetizioni, ed è giusto così; tuttavia possono esserci delle parole insostituibili: se, per esempio, stai scrivendo di rocce, non è che per la parola conglomerato tu abbia a disposizione tanti sinonimi precisi.
Posso usare le parolacce? Io non correrei il rischio, prima di tutto perché alcuni insegnanti potrebbero disapprovarle per moralismo, ma soprattutto perchè spesso denotano povertà linguistica. Prendi la frase che ho scritto nelle considerazioni preliminari – “Esistono i professori e le professoresse carogne” -: avrei potuto benissimo scrivere stronzi oppure stronze e non ci sarebbe stato nulla di male perché l’uso dell’insulto sarebbe stato adeguato a ciò che volevo esprimere, tuttavia ho fatto lo sforzo di usare un insulto che viene percepito come più accettabile in un contesto scritto. Prendi anche quel che ho scritto poco dopo, cioè “A quel punto potrete mandarli giustamente nel posto in cui meritano di andare”. Le ultime 7 parole potrebbero essere sostituite efficacemente con affanculo, ma con quelle 7 parole voi dimostrate una maggiore inventiva a livello linguistico, oso dire che vi mostrate intellettualmente più raffinati.
Esistono infine singole parole, locuzioni e categorie di parole con cui bisogna essere cauti o che bisogna evitare del tutto. Nella tabella trovate un elenco con i possibili sostituti o con la spiegazione per cui la parola è da evitare.

Parola da evitareCome sostituire o perché non usare
tipoNel 99% dei casi è molto più corretto per esempio o ad esempio
abbreviazioni come pk o qcPovera stella, ti cade la mano a scrivere perché o qualcosa?
ecceteraDà una sensazione di imprecisione e di pigrizia. Davvero l’eccetera che stai usando sostituisce così tante parole da non poterle scrivere? Ad ogni modo datti questa regola: un eccetera in un tema è più che sufficiente, forse è addirittura già troppo.
la prof e il profÈ vero che ormai sono entrati nell’uso normale, ma in un tema e con alcuni insegnanti è meglio andare sul sicuro e scrivere il professore e la professoressa (con le doppie corrette).
anglismi inutiliIl computer va benissimo e non è necessario sostituirlo con un elaboratore o con un calcolatore, ma la pallavolo e la pallacanestro sono sport bellissimi e non è che diventino ancora più belli se li si chiamano volley e basket.
pseudoanglismiForme ibride come downloadare, uppare, streammare, shiftare sono dei mostri linguistici che non meritano nessuna ospitalità nei tuoi testi.
anglismi insopportabiliHai presente quelle parole ed espressioni come mission, gossip, coffee break, digital week, day surgery e via dicendo? Hanno tutte un corrispondente italiano molto più comprensibile. E se il termine italiano ti sembra poco cool, sappi che figo funziona altrettanto bene. Ah, se stai per scrivere smart, conta fino a dieci e valuta se è davvero necessario.
quant’altroÈ di moda. Fa schifo. Non usarlo.
piuttosto cheSe lo usi con il significato corretto di “invece di” va benissimo; se lo usi, come va di moda oggi, con il significato di “oppure” ed “e anche” non va bene. Quindi non scrivere come quella politicante che in una frase fu capace di inserire due obbrobri: “La necessità di abolire la vivisezione piuttosto che la caccia e quant’altro
anche noAbusato nella lingua orale, troppo colloquiale per un testo scritto.
un sacco diTroppo colloquiale, meglio molti, moltissimi, tanti, tantissimi, parecchi.
espressioni paludate e burocraticheNon sei un avvocato e anche se lo fossi, puoi scrivere in una lingua decente. Per esempio, sappi che recarsi non è preferibile rispetto ad andare. Se vuoi approfondire e magare esercitarti, leggi qui.

CORRETTEZZA ORTOGRAFICA
Rileggi sempre ciò che scrivi, poi rileggilo ancora e per tutti i dubbi ricordati del vocabolario. L’accento su una parola che lo richiede va inserito subito e non quando si rilegge; l’accento va posto sopra la vocale e non dopo; l’apostrofo ha una forma, l’accento un’altra; alla fine di una parola, la a in corsivo è diversa dalla o, la n ha 2 gambette, la m ne ha 3; se scrivi al computer, fai attenzione agli accenti acuti e gravi: si scrive è, , perché, poiché. La parola non esiste nell’italiano attuale (al massimo nella lingua poetica si usava al posto di può).
Oggi molti usano le maiuscole a casaccio, magari seguendo le proprie emozioni. In realtà hai imparato da molti anni che le maiuscole si usano dopo il punto fermo e per i nomi propri, quindi Dante Alighieri vuole le iniziali maiuscole, così come la vogliono l’America, Parigi e la Toscana. I giorni della settimana e i mesi vanno scritti con la minuscola, così come gli aggettivi di nazionalità (i “soldati ottomani” e non i “soldati Ottomani”, però c’è chi consiglia “gli Ottomani nel 1453 occuparono Costantinopoli”).
Se posso fare un’osservazione che forse interessa più gli insegnanti che gli studenti, penso che – sciatteria e ignoranza a parte – chi trascura le maiuscole voglia apparire figo e rilassato (in romanesco sciallo, in inglese un po’ easy e un po’ cool), mentre chi abusa delle maiuscole tende a dare eccessiva importanza a ciò che afferma.
Ancora a proposito di maiuscole: i secoli dal XII al XX vanno scritti con la maiuscola, quindi scriverai il Cento, il Duecento, il Novecento, così come si usa la maiuscola per periodi storici e culturali importanti: il Rinascimento, il Risorgimento, la Rivoluzione francese, la Prima guerra mondiale.

ULTIMO E PIÙ IMPORTANTE CONSIGLIO.
Devi scrivere sempre bene: si tratti di una frase in un esercizio di scienze, di una verifica di storia, ma anche di un messaggio su whatsapp, tu imparerai a scrivere decentemente se ti abituerai a farlo in ogni occasione.

Osservazione finale. Hai incontrato parole che non capivi in questo articolo? Se c’erano sei andato a controllare sul vocabolario? Se lo hai fatto sei sulla buona strada per imparare a scrivere correttamente, se non lo hai fatto, la prossima volta fallo.
Se vuoi chiedere suggerimenti o dare consigli, scrivi nei commenti.

Credi forse che gli insegnanti non sappiano che esistono i temi svolti su skuola.net e su studenti.it?

Altro anonimo
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10 pensieri riguardo “Come scrivere un tema scolastico (con consigli utili per tutti coloro che scrivono)

  1. Mi sono riletto e rigustato questo splendido articolo. Sul “piuttosto che” e “quant’altro” nella stessa frase… giuro che mi è venuta la tachicardia (sono affetto da Covid per la seconda volta). Hai citato anche la frase delle/degli acide/i stitiche/ci: “anche no”. Credo andro’ a stampare questo post e leggermelo bene. I miei post, a livello di sintassi fanno sempre piu’ schifo. Un caro saluto.

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