Luoghi comuni (9)

Mainstream. Da pronunciare con massimo disprezzo da parte di chi ha capito come va il mondo da quando “ha aperto gli occhi”. Negli ultimi anni gli occhi spalancati hanno permesso soprattutto di capire come i vaccini, tutti i vaccini possibilmente, nel migliore dei casi non servano a niente o più probabilmente siano parte di un piano criminale volto alla decimazione dell’umanità. Va da sé che questa decimazione sembra un po’ come l’estinzione dello stato dopo l’avvento del comunismo, cioè è sempre rimandata. Mentre l’avvento del comunismo ha effettivamente condotto a qualche decimazione della popolazione, l’avvento dei vaccini – dice chi è mainstream – sembra invece aver abbattuto la mortalità e fatto aumentare la popolazione mondiale.
Negli ultimi mesi, invece, è molto mainstream dire che la Russia ha invaso l’Ucraina.

Meritiamo l’estinzione. Rimaniamo nei dintorni delle estinzioni con questo auspicio molto di moda da alcuni anni. Spesso il desiderio lo trovo espresso abbinato alla scarsa attenzione verso i cani, che ovviamente non meritano l’estinzione perché sono migliori degli umani. Personalmente, quando sento o leggo che qualcuno si augura l’estinzione dell’umanità, mi viene da rispondere “estinguiti tu, io non ne ho voglia”.

Aboliamo il suffragio universale. Di fronte agli inconvenienti della democrazia si invoca spesso l’abolizione del suffragio universale e, ovviamente, nessuno ritiene di dover essere annoverato tra gli esclusi dal diritto di voto.

Solo in Italia. Ogni bruttura accade solo in Italia, perché gli altri paesi sono ovviamente seri, sono democrazie mature, premiano il merito e hanno ministri che si dimettono appena sono sfiorati da qualche scandalo.

Resilienza. Seconda puntata sulla resilienza, visto che ne avevo già parlato quasi due anni fa. Tra me e me – ma non l’avevo scritto, quindi è giusto che non ci crediate troppo – già allora pensavo che prima o poi avrebbero inventato il Ministero della Resilienza. Beh, dopo quattro mesi arrivò il mitico Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (con tante maiuscole, che ci piacciono tanto) grazie al leggendario estro linguistico di Giuseppe Conte.

Il ministro della resilienza

(Ma) anche no. La prima volta che ricordo di aver sentito l’espressione fu nel 2013 e mi piacque, la trovai efficace. Era morto Giulio Andreotti e, parlando con un collega, mi chiedevo se fosse giusto dedicare un po’ di tempo a spiegare agli alunni chi fosse stato, così come pochi mesi prima avevo fatto quando era morto Pietro Mennea. Il collega rispose subito “ma anche no” e io seguii il suo consiglio. Poi con gli anni e l’abuso, l’espressione mi è venuta in uggia.

15 pensieri riguardo “Luoghi comuni (9)

  1. Sottoscrivo verbatim!
    (Salvo l’infondata accusa all’estro linguistico del fu Giuseppe Conte: la resilienza sta nel lessico europeo (Recovery and Resilience Facility)).

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        1. Disattivati per scelta. Gli amici, e i nemici cocciuti, mi commentano via email. Se ti capita di farlo ne avrò piacere. paolo AT magrassi DOT net

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        2. Gentile Paolo, gentile Alessandro. Chiedo scusa se uso lo spazio di Alessandro per chiedere una cosa a Paolo. Anche io avrei voluto lasciare qualche commento sui post del blog di Paolo, ma noto che i commenti sono disattivati. Capisco la scelta di evitare gli scocciatori (esiste la scelta dello screening dei commenti), ma credo che se si apra un blog, lo si faccia per avere un confronto pubblico. Detto cio’ ognuno fa quello che vuole a casa propria. Ho notato una sua dichiarazione “per stima, nel senso di valutazione per sommi capi” su un suo post pubblico, sulla equiparazione diplomati 3′ media del 1962 equivalenti ai laureati (di 1° livello) odierni e l’equiparazione tra PhD odierni, e laureati quinquennali del 1962. Ammesso che sulla mediana, sono abbastanza d’accordo in via empirica, volevo chiederle la fonte di di questa stima e si erano fatte delle valutazioni di tipo scientifico e da chi. Ministero? Fondazione Agnelli? Altro? Grazie.

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  2. Ma anche no… ne avevo scritto anche io. Se nei primi tempi era carina come espressione, poi è diventata l’espressione degli acidini e delle acidelle, alla lunga affetti da stitichezza. Resilienza, nella sua versione inglese, la ascoltai per la prima volta nel 2010 in Canada. I canadesi la usavano riguardo la loro capacità di “sopportare” gli statunitensi (il discorso non è politico, come gli affetti da bias anni 60/70 potrebbero subito pensare, ma prettamente culturale) . In quel contesto ci stava anche, perchè ben rappresentava a livello metaforico, anche l’accezione fisico-meccanica del termine. Abusarla come si è fatto per “narrazione”, ne sta svuotando, come per “narrazione” il significato. Sul mainstream dell’ultimo capoverso, non credo di aver capito bene se eri ironico o meno.

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    1. Inutile dire che entrando nel mainstream durante gli ultimi 20 anni (cfr N Grams) “resilienza” si è semplificata e impoverita e viene utilizzata come sinonimo di resistenza o durezza o robustezza o sopportazione. E’ solo una parola che sembra più fica di quelle, un po’ come “tipologia” appare più ganzo di tipo o “estremamente” di molto, ecc. Ma le differenze sono sostanziali.
      La precisione nell’utilizzo delle parole è un’attitudine che dimostra mentalità scientifica, come anche il rigore, la documentazione, l’analisi delle sfumature e dei punti di vista. La traduzione da una lingua all’altra, poi, addestra alla traslazione tra diversi modelli del reale: attitudine preziosa in matematica, in fisica, in biologia.
      Buttando l’acqua sporca dell’italiano e dell’analisi logica, nell’ultimo trentennio abbiamo gettato via anche il bambino della mentalità scientifica. Che non si acquista prendendo un PhD senza saper leggere.

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      1. Buongiorno Paolo, esatto, quello che volevo dire è che resilianza e resistenza, almeno per come appreso in prima persona in Canada per resilienza, sono due cose nettamente distinte. Da ingegnere (lei è un fisico, pertanto apro decine di porte aperte), se le confondevi, una volta, non so ora, ti bocciavano o all’esame di elettrotecnica o a quello di meccanica.. a seconda dell’esame in cui potevi dire una sciocchezza di portata a dir poco esiziale. Concordo sull’utilizzo dei termini (sono un ingegnere non un filologo) in maniera precisa, onde evitare un’ulteriore accelerazione all’entropia, già di per sè crescente. Mentalità scientifica ed Italia, non vanno molto d’accordo. Gli ultimi 5 anni, con in particolare l’ultimo, sono stati l’apoteosi del pensiero magico e fideistico (senza Dio), dei bias (soprattutto tra gli italiani istruiti e già over una certa soglia di età che per buona educazione non voglio appalesare) di ogni sorta e francamente non vedo all’orizzonte la benchè minima luce. La mancanza di mentalità scientifica in Italia, non è a mio avviso una questione degli ultimi 30 anni, ma degli ultimi 100, per non dire quindi di sempre. Sui PhD che non sanno leggere, si apre un capitolo gigantesco, in cui bisognerebbe parlare di cose che esulano da questo post, in cui sia lei sia io, siamo gentili ospiti di Alessandro (e già altre volte ho abusato dei suoi spazi per pipponi personali rischiando la giusta cacciata a pedate). Buona domenica. Fritz.

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        1. Grazie Fritz. Contento di conoscerla! 👏
          Io non credo a una mancanza di lunga data della mentalità scientifica in Italia. Anzi, direi che la m. scient. trovata e distrutta dalle Leggi Razziali era di eccellente livello, estesa e ramificata anche se all’epoca studiavano solo le élites. Se matematici, fisici, biologi, insegnanti, e scienziati sociali di quel calibro fossero rimasti in Italia, oggi questa sarebbe una potenza mondiale. Agli effetti, poi, della politica gentiliana avverso gli studi scientifici non credo molto, proprio perché non trovo che gli studi siano scientifici in quanto sulla porta c’è scritto Scientifici.
          Il pensiero e il magico abbondano, in paesi che hanno fama di essere molto ‘scientifici’, più che da noi: vedi per es. USA e Germania. Ma queste sono cose che si correlano con l’atmosfera politica da un lato e dall’altro con il pensiero critico (a.k.a. buon senso), che non è una semplice conseguenza di una formazione scientifica.
          😉👋

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        2. Gentile Paolo, concordo sul fatto che è esistita in Italia, per un periodo, una “classe scientifica” di ottimo livello. Poi si è persa e dispersa, concordo. Concordo sul fatto che non è assolutamente sufficiente avere sulla porta di ingresso l’etichetta di “scientifico” per educare i propri studenti al metodo scientifico, e lo dico da ingegnere che ha frequentato una facoltà pressochè monotematica. Per il resto, sulla questione dei 30 anni di “cambi” che hanno trasformato la mentalità italiana, ci troviamo molto lontani. Se parliamo di ultimi 30 anni, e degli effetti soprattutto sulla scuola, gli affetti da questo cambio di paradigma sarebbero pressochè gli under 25, purtroppo, ogni qual volta entro a contatto con un italiano over 50, una volta su due (gli italiani con con mi interfaccio, salvo la mia famiglia che vive al Sud, sono per il 90% italiani residente al Nord, in grandi città, quasi tutti laureati, la stragrande maggioranza in discipline non STEM… ma non vuol dire, come ci siamo detti), mi riesce difficile spiegargli concetti pressochè di base di statistica, matematica, fisica, chimica, per dimostrare la fallacia delle sue fallacie logiche, che restano pero’ ben articolate su un pian dialettico e retorico, ma assolutamente scevre da ogni appiglio “scientifico”. Di questo argomento, con Alessandro, credo nel mio blog ne avevamo parlato. Sul fatto che i pensieri magici non siano

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        3. il mio commento si è interrotto, chiedo venia. Sul fatto che il pensiero magico abbondi anche in altri posti, si vero. Mi sorprenderebbe, da razionalista, trovare al mondo un paese che sia totalmente razionalista. Dal Belgio, da cui scrivo, prima che la guerra scoppiasse, era molto diffusa la visione fideistica, che l’energia solare ed eolica dovessero sostituire entro il 2030 le centrali nucleari. E di esempi potrei portarne molti. Resta di fondo, il problema, che in Italia, sono tutti fenomeni leggermente piu’ amplificati, e che spesso si collegano ad una visione molto fideistica di risoluzione dei problemi, che se non magica, restano un chiaro retaggio di impostazione cattolica. Ho letto molti articoli del suo blog che trovo eccellenti, e sono contento di aver trovato, grazie ad Alessandro nel mare magnum di internet. Un caro saluto a padrone di casa e a lei. Fritz.

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    2. Sì sì, ero ironico, o, per meglio dire, la frase è scritta dal punto di vista di chi (ab)usa la parola “mainstream”.
      A proposito di “narrazione”, avevo proprio una mezza idea di inserirla in questa puntata, ma poi me ne sono dimenticato e ho licenziato il pezzo.

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      1. Ad un certo punto, visto che anche su WP, come su altri social che sto abbandonando a poco a poco, ho visto prevalere “la narrazione” del: quando due litiganti fanno a botte, bisogna adoperarsi perchè uno dei due smetta, o la piu’ trasversale (rispetto ai tempi” è sempre verde nè con uno nè con l’altro (declinato con diversi soggetti a seconda dei tempi) ad un certo punto ho dubitato. Scusa per questo Alessandro. Su “narrazione”, se vorrai scrivere un post sul tema, come sempre, saro’ un tuo lettore attento. Avevo voglia di scriverne anche io, ma da povero ingegnere, ho molti meno strumenti per scrivere qualcosa di preciso e divertente allo stesso tempo.

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