Luoghi comuni (11)

Accaventiquattro (tutto attaccato). L’abbreviazione è stata sciolta nel parlato, così i brevi ed efficaci “sempre”, “tutto il giorno” e l’appena più lungo “ventiquattr’ore su ventiquattro” sono diventati appunto “accaventiquattro”, che fa sentire molto internazionali e padroni dell’inglese, sebbene quella “h” sia una più dotta hora latina.
Alla produttività accaventiquattro oggi tanto vantata e richiesta, preferisco però l’eccesso degli otto giorni alla settimana dei Beatles, che, come al solito, erano più avanti di tutti.

Devastato. Il giornalista medio italiano è ormai senza contratto di assunzione, lavora a cottimo ed è molto “confident” nel suo inglese. Il risultato è che appena legge sui siti inglesi e americani di qualcuno che è “devasted”, per lui è “devastato”. Recentemente, per esempio, ho scoperto che il principe Andrea è uscito devastato da un incontro con suo fratello Re Carlo d’Inghilterra. E dire che basterebbe tenere aperta una finestra su reverso.net per scoprire che un tradizionale “sconvolto” si usa tranquillamente da anni. Forse lo sconvolto aveva una scintilla di capacità di reazione, mentre il devastato è del tutto annichilito e incapace di riprendersi.

Homo sapiens (senza l’articolo). L’osservazione è un po’ di nicchia, ma negli ultimi anni mi sono imbattuto in articoli e recensioni che parlano di “homo sapiens”. Per dire, si leggono titoli di lezioni di questo tipo – “La transizione olocenica e la rivoluzione neolitica: cosa è cambiato nella biologia e nei comportamenti di Homo sapiens” – e frasi siffatte – “E così afferma di disdegnare il gradualismo, che assegnerebbe agli altri animali la capacità di avere solo un poco di esperienza rispetto alla piena esperienza di homo sapiens“; “In realtà voglio dire una cosa abbastanza elementare e abbastanza condivisa: Homo geographicus è Homo sapiens nello spazio, e lo spazio prima di tutto, prima delle misure e delle teorie, lo si conosce con il corpo.”
Propongo non una tesi di laurea, ma magari una tesina per schedare un po’ di usi di questo homo sapiens senza l’articolo per stabilire se il vezzo stilistico sia da ascrivere più ad antropologi amanti del tono oracolare o ad antispecisti* radicali. Nel frattempo aspetto di cominciare a leggere frasi quali “elefante è un pachiderma”, “zanzara è un insetto sommamente fastidioso” e, soprattutto, “cane è meglio di homo sapiens“.

Homo sapiens venuto bene

Inclusivo. Aggettivo fondamentale della scuola dell’obbligo odierna, ma non sono così coraggioso da ironizzarci sopra, visto che io condivido l’aspirazione e le pratiche inclusive della scuola. L’aggettivo è però tracimato dall’alveo scolastico e ha dilagato ovunque, al punto che ieri mi è capitato di leggere le parole del dimissionario direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele, che, con tanto di parole riportate in grassetto nell’articolo, ha detto “Che possiate continuare a nutrirvi di immaginari poetici ed inclusivi, rimanendo fedeli ai vostri valori”. Non so se fosse ironico e i valori a cui si riferisse fossero quelli dei fatturati del gruppo Kering.

Borsa inclusiva da 1750 euri

P.S. Consiglio la lettura dell’articolo, perché mi sembra un’efficace testimonianza della ferocia del capitalismo dei grandi gruppi e dei grandi ricchi, in questo caso di François-Henri Pinault.
P.P.S. Facendo l’insegnante si ha un ottimo punto di osservazione del trascorrere delle mode, da quelle dell’abbigliamento a quelle del linguaggio. Alcuni anni fa mi stupii quando il marchio per eccellenza della moda anche per i ragazzini di 12 anni era diventato Gucci; non i più lussuosamente tradizionali Ferrari e Lamborghini, non il più abbordabile Nike, ma proprio Gucci, che io pensavo che fosse quasi sconosciuto tra i minorenni.
P.P.P.S. Brevissima storia vera capitata 4 anni fa: “prof ho comprato una maglietta di Gucci” e io: “mi auguro che sia falsa”.

Le mie parole sono state travisate, le mie parole sono state fraintese. Talvolta chi dice una bestialità ammette che ci siano stati errori nella comunicazione, ma più spesso sostiene di essere stato maliziosamente frainteso. Assai divertente scoprire chi è ritenuto da Google il travisato per eccellenza, addirittura prima di completare la frase:

Non ho idea di chi sia Critycal – dal nome temo che sia un rapper italiano -, ma poi ecco Berlusconi che nel 2011 era travisato e nel 2022 è stato frainteso.

New York City e Washington D.C. In Italia chi sente parlare o legge di New York o di Washington, pensa ai grattacieli, alla statua della Libertà alla città “that never sleeps” di Frank Sinatra oppure alla Casa Bianca e al Campidoglio. Nessuno pensa ai due stati, perché le precisazioni City e D.C. (District of Columbia) possono aver senso per gli statunitensi che – poverini – devono imparare 50 stati a memoria mentre in Italia ci accontentiamo di 20 regioni. Da alcuni anni però molti italiani vogliono apparire viaggiatori e uomini di mondo, così aggiungono siti e disì , magari in discorsi in cui fingono di non trovare la parola italiana di cui hanno bisogno: “I lack the word”, li si potrebbe sentir sussurrare non troppo tra sé e sé.

Tossica. Detto di una relazione e della mascolinità, è usato soprattutto da donne appartenenti a un’ampia fascia di età, comprese quelle che per tanti lustri hanno usato “tossico” come sostantivo e non come aggettivo per indicare il tossicodipendente, il drogato. Per molti genovesi, sia della mia età sia un po’ più anziani, “i tossici” erano dei personaggi del programma radiofonico “Onde storte” la cui frase tipica era “oooh, ce l’hai cento lire?”.

*Magari un giorno parlerò dell’antispecismo, chissà. Di certo l’unica specie che può parlarne è homo sapiens.

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8 pensieri riguardo “Luoghi comuni (11)

  1. Inclusivo è una parola pericolosa, e mi è stata sulle palle da subito, da quando si è affacciata nel lessico condiviso (ecco, condiviso è un’altra parola un po’ troppo abusata ultimamente).
    Mi ricorda la pesca di paranza, che tira su tutto. Io alcuni non li voglio proprio includere: i razzisti, gli omofobi, gli evasori, i parassiti. Meglio selettivo, meglio scegliere chi necessita di essere coinvolto, supportato, aiutato, ascoltato: ecco qui, ce ne sono di parole più adeguate di “incluso”, e quindi di “inclusivo” per rendere il concetto e la necessità.

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    1. Ahimé, è come ‘green’ o ‘equo’ o ‘sostenibile’. Parole nate dalle migliori intenzioni e poi trasformate dall’abuso in odiosi feticci partigiani.

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  2. Come l’Homo Sapiens, anche l’internet non ha ancora preso l’articolo nella lingua italiana. Però sono due casi differenti, il che rende la vicenda più interessante. Per esempio, l’internet sta ancora in quel limbo nel quale il neologismo non ha ancora raggiunto dignità di sostantivo. Inoltre, non so perché ma Homo Sapiens mi sta bene maiuscolo, mentre Internet mi fa ridere come mi farebbe ridere Aeroplano (da Aeromobile di un secolo fa) o Telefono o Televisione.

    E’ vero!, ‘devastated’ viene sempre tradotto con devastato invece di sconvolto, che sarebbe la resa italiana più ovvia. E’ come ‘excited’: nel doppiaggio italiano, tutti sono sempre eccitati (😂), mentre da noi si dice correntemente ‘emozionati’ o a volte ‘gasati’.

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      1. Certo. Ma non è quello cui allude il traduttore (senza contratto di assunzione e a cottimo, come si diceva) quando, per dire. traduce con eccitata il “Oh dad, I’m so excited!” pronunciato da una bambina che ha appena saputo che la porteranno in vacanza in Europa. Gli è proprio che costoro sanno tradurre solo a senso grossolano e quindi excited=eccitatə, devastated=devastatə, actually=attualmente, ecc.

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