Esami: “questo”.

“Gli indiani sono stati segregati in queste riserve”.
“Questo qua che da povero è diventato ricco”.
“C’è questo ragazzino”.
“Mussolini entra in questo partito socialista”.
“In Italia si erano create queste lotte partigiane”.
“Il genetista Cavalli Sforza aveva fatto questo esperimento”.

Quest’anno mi è toccato ricoprire l’incarico di presidente della commissione d’esame di terza media e, doppiata la metà dei 132 candidati, posso già dire che la parola degli orali è “questo”.

Nonostante noi insegnanti di italiano ci danniamo per spiegare ad alunne e alunni che se introduciamo in un discorso l’aggettivo questo dobbiamo essere sicuri che chi ci ascolta o legge sappia già di chi o che cosa parliamo, gli esaminandi non esitano ad usarlo fin dall’ingresso nel discorso del sostantivo a cui vogliono riferirlo.

È un vezzo linguistico della leva 2011, o addirittura della leva 2011 della Valpolcevera? Ne dubito, così come in passato dubitai del fatto che l’uso improprio di dove fosse un’esclusiva dei miei alunni.

A che cosa serve il questo improprio? A lasciarci nel già noto? A presumere che l’ascoltatore sappia già? Ma se l’ascoltatore sa da subito di che cosa si parla, perché parlargli? Forse gli esaminandi ci dicono che queste cose di cui ci parlano noi le sappiamo già e quindi non ha senso dircele?

5 pensieri riguardo “Esami: “questo”.

  1. Potrebbe essere un portato dell’ascolto degli streamer, che per mantenere viva l’attenzione di chi li ascolta devono continuamente inserire dei richiami ai loro distratti spettatori? Quindi un profluvio di questo, ecco e via dicendo?

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