Moto d’acqua e prepotenze

A me le moto d’acqua hanno sempre fatto venire in mente Jerry Calà.

Non sono un esperto di film di Jerry Calà, direi che di lui conosco tre film. Uno è Arrivano i Gatti, che non so quante persone ricordino, ma del quale rammento solamente una scena, anzi una battuta, proprio di Jerry Calà: “non sopporto il dolore fisico” (seguita da svenimento). Ricordo invece molto bene Una vacanza bestiale, un filmaccio ovviamente, ma con alcune scene e battute talmente sceme da essere a modo loro memorabili e, come probabilmente molte altre persone, ricordo I fichissimi, il Romeo e Giulietta secondo i fratelli Vanzina, in cui però Calà è sovrastato da Diego Abatantuono. Tuttavia al nome di Jerry Calà io associo uno sbruffone anni Ottanta che scorrazza vicino alle spiagge su una moto d’acqua. Non so se la scena esista in qualche film quale Sapore di mare, ma per me è come se esistesse.

L’anno scorso, proprio in questo periodo, capitò che Jerry Calà fu molto apprezzato da Di Maio per una sua uscita in sostegno del nuovo governo. Di Maio, entusiasta, rilanciò un tweet del comico chiosando “Libidine, doppia libidine, libidine coi fiocchi!” Fu un gesto di onestà intellettuale, perché Di Maio invece di citare, che so, un economista o un esperto di lavoro – è ministro del lavoro – citò un autore che conosceva bene.

Arriviamo a ieri. Il figlio di Salvini, aspirante Jerry Calà, a Milano Marittima ha pensato bene di farsi portare in giro dalla moto d’acqua della Polizia. La Polizia ha ragioni valide per usare le moto d’acqua, qualche anno fa ho scoperto che anche un amico poliziotto le guidava, credo soprattutto in porto, ma tra le ragioni valide non c’è certo quella di portare in giro a divertirsi il figlio del ministro. È un abuso e bene ha fatto il reporter che ha assistito alla scena a documentarla, nonostante la polizia abbia cercato di impedirglielo. È seguito quel che è prevedibile: “la Repubblica”, il quotidiano con il quale il videomaker Valerio lo Muzio collabora, cerca di montare lo scoop, il PD cerca di creare un caso politico, “il Giornale” butta acqua sul fuoco e, con uno stile più sobrio del solito, spiega che la sinistra tenta di montare un caso politico per un giro in moto di pochi secondi.

Intanto Salvini, che si rende conto di averla fatta fuori dal vaso, si accolla la responsabilità e cerca di tirare fuori dai guai i poliziotti: è stato il suo cuore di papà a fargli cercare un centauro per il figliolo.

Però.

Però rimangono un po’ di cose da dire e non solo su Salvini.

  1. Salvini la butta sul sentimentale, che fa sempre un certo effetto sul pubblico. D’altra parte questo tipo di abusi e di usi privati degli agenti di polizia sono un classico della politica italiana, non solo da parte di Salvini. Ci siamo talmente abituati che sono sicuro che oggi stesso troverò molte persone che derubricheranno l’abuso a una bazzecola e inviteranno a guardare ben altro. Io stesso potrei raccontare di abusi ben più clamorosi e dispendiosi e tra poco ne parlerò; so anche che sarebbe un autogol dell’opposizione insistere eccessivamente su questo episodio.
  2. I titolisti dei giornali fanno male il loro mestiere. È vero, lavorano in fretta, ma quando hai tra le mani lo scoop del giorno devi stare più attento. Sulla prima pagina della “Repubblica” un sottotitolo recita “Intimidazione degli agenti al videomaker di Repubblica”. No, da quel che ho reperito in rete e anche da quel che si legge negli articoli in rete, Valerio Lo Muzio è un freelance. Magari è felicissimo di esserlo, ma è uno che collabora con Repubblica (e da quel che ho visto anche con la7), non un suo dipendente. Chissà se il titolista è un dipendente del quotidiano, oppure se è un precario o un freelance poco cosciente dei suoi diritti.
  3. Il comportamento più disgustoso è quello degli agenti, sia di quelli che minacciano Lo Muzio, sia di quello che accompagna il figlio di Salvini. Quelli che minacciano il reporter si comportano da bulli e non li giustifica il fatto che abbiano paura perché si sono trovati incastrati in una situazione imbarazzante per le forze dell’ordine e che potrebbe crear loro qualche fastidio nei prossimi mesi (per pochi mesi, per carità). Quello che accompagna il figlio di Salvini ha pure lui una grave colpa: non si è rifiutato di farlo. Ebbene sì, è troppo esigere che le forze dell’ordine si rifiutino di accondiscendere il potente di turno che chiede loro un piacere? Senza offendere nessuno, il poliziotto avrebbe potuto dire “signor ministro, c’è un sacco di gente intorno, qualche zecca comunista potrebbe essere lì pronta con il cellulare a filmare e vendere il video alla Repubblica”. Non lo ha fatto. Se lo ha fatto, sarà suo dovere denunciare le pressioni ricevute da Salvini.
  4. “Ma ci sono cose ben peggiori”. Certo. Per esempio gli spiegamenti di poliziotti quando si muove un potente. Vivo a Genova, non proprio un paesino, e in una città del genere il sindaco è una persona che sicuramente ha grandi responsabilità e potrebbe essere oggetto di attenzioni non proprio amichevoli da parte di molte persone. Ebbene, a Genova, i sindaci hanno sempre girato per la città normalissimamente. Per restare agli ultimi due, Marco Doria lo si vedeva girare a piedi o in bicicletta da solo e 15 giorni fa Bucci mi è passato a fianco. Proprio in quell’occasione, però via Roma era bloccata e piena di poliziotti perché doveva arrivare indovinate chi? Decine e decine di poliziotti, con tanto di volanti e cellulari, aspettavano l’arrivo di Sua Maestà Matteo Salvini in tour a Genova. Proprio una doppia libidine coi fiocchi essere trattati da sudditi.

3 pensieri riguardo “Moto d’acqua e prepotenze

  1. Bah, rientra nella fenomenologia del papà che vuol fare il grande e far vedere alla figliolanza che lui dispone di. Che è abbastanza (pre)potente da.
    Solo che in questo caso il papà è il ministro dell’interno. Rientra nella logica dell’assorbimento del ruolo in quella cosa altamente equivoca che è la persona.
    Finché il figlioletto sedicenne non tira sotto qualcuno guidando lui la moto d’acqua della polizia, in sé l’episodio mi sembra una stronzatiella vacanziera, e corretto in questo senso il collegamento con Jerry Calà (che però io non conosco; è una delle mie lacune culturali). Sono d’accordo con te quando dici ” che sarebbe un autogol dell’opposizione insistere eccessivamente su questo episodio”. Non è che una delle mille sfaccettature del personaggio, e dalle sfaccettature non lo prendi.

    – Non c’entra niente, ma è tanto che te lo volevo chiedere: chi sono “i” Zanzoni?

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  2. Eh, la domanda prima o poi arriva. “I” Zanzoni sono verosimilmente dei nobili del Sud citati in questa canzone https://www.youtube.com/watch?v=eTALtd1G2G0 Mi sembra che l’immagine della mia pagina iniziale, il quadro di Hogarth pieno di sifilitici, si adatti al titolo.
    Quanto al sottotitolo del mio blog, lungi dall’essere una frase pensosa, è un’altra goliardata tratta dagli stessi artisti https://www.youtube.com/watch?v=hdao642DdbQ

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