Personaggi orrendi: Guia Soncini, o: della megera

Quando varai questa “rubrica rancorosa” riesumai un paio di annotazioni che conservavo in un file vecchio di alcuni anni. Pensai invece di non dissotterrare un paio di righe perché mi sembrava che trattassero di un personaggio ormai dimenticato e che quindi non valesse la pena di accanirsi. Ieri invece ho cambiato idea, perciò ecco qua le due righe che scrissi a proposito di Guia Soncini.

Il nulla, il niente, il vuoto pneumatico.

La spocchia, il radical chic senza radical, la fighettaggine senza la bellezza fisica.

Tutto sommato sbagliai, perché siamo di fronte a qualcosa di peggio del nulla.

Procediamo però con ordine per spiegare brevissimamente chi sia Guia Soncini. Mi sono imbattuto nei suoi articoli su un blog nel decennio scorso, poi l’ho ritrovata collaboratrice di “Repubblica”, in particolare, dell’inserto settimanale “D”.

Sa scrivere, ha un suo stile, che possiamo inquadrare nella categoria “birignao e ostentato cinismo”. A rigore, il birignao è un vizio che riguarda chi sta su un palco, ma, estendendolo alla scrittura, lo definirei come stile delle strizzatine d’occhio. Twitter, social non a caso usato dalla persona in questione, si adatta alla cattiva abitudine, perché con i suoi hashtag trasforma pensieri asfittici che aspirano alla lapidarietà di un epigramma di Karl Kraus o di Elias Canetti, in sequenze di # ed @ incomprensibili ai non iniziati. Ogni cancelletto e ogni at è una strizzatina d’occhio per marcare il territorio, per delimitare il circolo esclusivo di “quelli che ci capiamo che cosa sto scrivendo”. L’ostentato cinismo è invece quella pervasiva patina di ironia (poca, è sommersa dal sarcasmo), e autoindulgenza (da non scambiare per autoironia) che non manifesta però un’elegante e rinascimentale sprezzatura, ma una feroce indifferenza. Forse sono stato poco chiaro, avrei potuto usare un termine più comprensibile, ma in questa nota mi impongo di non usare termini grevi. Ovviamente ci si possono permettere cinismo e feroce indifferenza perché si hanno le spalle coperte, cioè perché si è tra i ricchi e “cool”. Il termine inglese è ormai talmente chiaro che non è il caso di cercare un equivalente italiano, anzi, è per certi aspetti talmente difficile da tradurre che ricordo che persino una traduttrice esperta come Silvia Pareschi decise di mantenerlo in inglese nella traduzione di Le correzioni, il romanzo più noto di Jonathan Franzen.

Insomma, Guia Soncini combacia perfettamente con l’idea di intellettuale PD che hanno le persone di destra. Che cosa c’entra il PD? C’entra, perché alcuni anni fa, a un’assemblea definita “Stati generali della cultura del PD”, Guia Soncini parlò. Chi vuol farsene un’idea può dare un’occhiata qui. Personalmente non ho resistito molto a lungo a questa visione di “lenta estenuazione” (prendo a prestito il sintagma geniale dai Promessi sposi) che dovrebbe risalire alla fine del 2011.

Passiamo al 2014. Guia Soncini interviene in una diatriba (su Twitter, ovviamente) tra il giornalista Christian Rocca e il figlio di Enzo Baldoni, morto assassinato 10 anni prima in Iraq. La figura che fa Rocca è miserabile, quella di Guia Soncini è peggiore, è infame. La vicenda è riassunta brevemente e senza inutili dettagli in questo articolo. L’unico rilievo che mi sento di fare all’articolista riguarda la definizione di Soncini come “giovane editorialista della Repubblica”. Guia Soncini ha la mia età, quindi a 42 anni non si può essere definiti “giovani”.

Nel 2015, invece, leggo questa recensione di Claudio Giunta a un libro di Guia Soncini sull’attuale mania di cibo, ristoranti, cuochi e masterchef che ha pervaso l’Italia. Il recensore è benevolo, ma si capisce bene che Soncini non riesce a uscire dal suo mondo cool per il quale la gente cerca di mangiare bene solo per questioni di status sociale. Scrive Giunta: “dobbiamo essere abbastanza elastici da ammettere che se uno va a fare la spesa da Eataly o va a cena da Bottura può anche non farlo per snobismo, ma solo perché gli piace mangiare bene.” E, ancora, osserva che Soncini sembra parlare solamente della “frangia più insicura e sfigata degli intellettuali: io di intellettuali veri che vanno pazzi per Bottura e adorano vestirsi Prada mica ne conosco tanti, sembrano più dei buzzurri arricchiti”. Sono cattivo se penso che Giunta stia parlando dell’autrice del libro che recensisce?

Passano gli anni e arriviamo a ieri. Mi imbatto in un pezzo di Guia Soncini sul sito Linkiesta. Non avevo mai incontrato suoi pezzi sul sito, perciò controllo e vedo che è il primo. Constato allora che Christian Rocca da pochi giorni è direttore editoriale del sito e quindi mi rendo conto che Soncini gode della sua stima. Di che cosa parla il suo primo pezzo per Linkiesta? Riassumo brevemente per chi, giustamente, non avesse voglia di leggerlo. Per argomentare il fatto che non approva l’idea di estendere il diritto di voto ai sedicenni, parla di una serie tv su Netflix in cui appare un sedicenne la cui attività fondamentale è l’onanismo. La deduzione di Soncini è che i sedicenni pensano solo alle pratiche solitarie e dunque non sono maturi per votare. Insomma è come se io, vedendo una serie televisiva su Donato Bilancia sillogizzassi che tutti quelli che prendono il treno sono serial killer e perciò è più sicuro viaggiare in trattore. Che cosa, invece, si può dedurre molto più ragionevolmente dall’articolo di Guia Soncini? Che lei odia i giovani. Non perché pensa che i sedicenni non debbano votare (personalmente anch’io penso che il diritto di voto ai diciottenni vada benissimo), ma perché prende un prodotto dell’industria dell’entertainment (in onda su Netflix, altrimenti non sarebbe sufficientemente cool) che mostra degli adolescenti statunitensi cretini e ne fa una sineddoche valida per tutti i giovani. Tutto questo per mascherare il suo spirito di autentica megera: a 47 anni sarebbe un po’ presto per esserlo, ma lei ci riesce.

Postilla. Esiste anche un altro suo sito, sul quale ho però trovato un solo post, che non riesco a datare. Vi si trova il suo mondo cool tutto birignao e cinismo: lei legge riviste straniere, quelle italiane le fanno schifo e via estenuando. Poi sembra rendersi conto che i suoi continui ordini su Amazon oscillano tra il cool, lo sfruttamento dei lavoratori e il soffocamento delle librerie, così ironizza “Qual è la morale? Ah, boh. […] Forse che non mi occupo abbastanza dei diritti dei lavoratori di Amazon o del regime fiscale delle multinazionali cattive.” Però, come dicevo, non è autoironia, è auotindulgenza e feroce indifferenza.

Otto Dix, Ritratto della giornalista Sylvia von Harden, 1926

8 pensieri riguardo “Personaggi orrendi: Guia Soncini, o: della megera

  1. Grazie, hai scritto quello che avrei voluto scrivere io anni fa, senza avere lo stomaco per farlo. L’episodio di Baldoni mi fa sudare le mani ogni volta che ci ripenso. Aggiungerei soltanto che la stronzaggine della tipa nasce da una profonda frustrazione. È la frustrazione di tanti “fornitori di contenuti” per l’industria culturale nostrana, insomma per la TV e stampa annessa. La Soncini soffre perché ha costruito la sua piccola fama scrivendo di corna e serie TV per una platea che disprezza, perché parla da mattina a sera di stupidaggini americane come se vivesse a Manhattan mentre vive in fondo alla provincia dell’impero, perché cerca disperatamente di distinguersi da quelli che definisce “schiantati”, ma l’unica erudizione che ostenta è fatta di citazioni dei Vanzina. Soffre del nulla che rappresenta, ultimo spurgo di una borghesia italiota tardo-arbasiniana, aggiornatissima sulle mode più coglione, inacidita, annoiata, avvelenata dal sarcasmo e in questi anni sproporzionatamente in vista su giornali e rivistucole, oltre che sulle bocche dei pagliacci televisivi di cui scrive i testi.

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  2. Ciao Alessandro non conoscevo il personaggio, per cui mi ritengo fortunato a non conoscerlo (a seguito della lettura del tuo post). Ciò nonostante, per diritto di controllo delle fonti, ho letto molto velocemente i link che hai inserito, e non posso che confermare quanto il personaggio ben ricalchi tutto quello che hai scritto. Grazie per questa rubrica. Illuminante per capire le zone d’ombra del mondo intellettuale italiano. Ricordo con allucinazione il tipo che era stato segretario della Pivetti… da brividi! Al lettore di cui sopra chiederei la spiegazione per la definizione di borghesia tardo arbasiniana.

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    1. Grazie Fritz. Siccome non ho idea se Federico Gnech riceverà una notifica del tuo commento, mi permetto di provare a spiegare la sua espressione. In estrema sintesi parlerei di “atteggiamento disincantato e pettegolo alla Alberto Arbasino, ma con qualche decennio di ritardo e soprattutto senza le sterminate letture, le migliaia di allestimenti teatrali e di quadri visti durante una vita di incontri con grandi personaggi”.

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    1. Accidenti, non identifico con precisione il personaggio della Grande bellezza. Purtroppo ho visto il film solo una volta e, per quel che può valere il mio parere, l’ho trovato splendido, anzi, mi sento di spendere la parola “capolavoro”.
      Proprio la Grande bellezza, mi è venuta in mente quando ho finito di scrivere la recensione apocrifa sulla performance di Marko C. Ovviamente Sorrentino con l’artista performer del film ha fatto ben altra cosa rispetto alla mia scemenza (se ti va di leggerla è qui https://ilballodeizanzoni.home.blog/2019/10/04/recensione-apocrifa-la-performance-di-marko-c/ ). Però mi sono divertito molto a scriverla.

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