Dylaniante

Ho scritto troppe volte a proposito di personaggi che non mi piacciono, perciò mi prendo una pausa per dedicarla all’amatissimo Bob, che apre e chiude una rassegna di video legati da un fil rouge spero non troppo arbitrario.

Mi vien da dire che il video di Subterranean Homesick Blues è famosissimo e noto a tutti, ma forse sono esageratamente ottimista. Ad ogni modo, è un grande pezzo che precede di pochi mesi la celebre (ci risiamo, per quanti sarà celebre?) svolta elettrica di Highway 61 Revisited. Alle spalle del giovane Bob che mostra i cartelli con alcune parole del testo della canzone, c’è il poeta Allen Ginsberg intento a chiacchierare.

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Ventidue anni dopo, i Curiosity Killed the Cat, un gruppo dalla breve fortuna negli anni Ottanta, incisero un pezzo di sapore sicuramente non dylaniano, ma che ad un certo punto (minuto 2’35” per chi ha fretta) cita il video di Subterranean Homesick Blues: a tenere i cartelli in mano, però completamenti bianchi, è un artista dagli inconfondibili capelli, bianchi anch’essi, Andy Warhol.

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Nello stesso anno esce un altro video che è una lunga citazione di Dylan. Non posso dire propriamente che si tratti di un omaggio perché questa canzone degli INXS è inascoltabile

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Omaggio evidente, anche se non esplicito (nel video non ci sono i cartelli) è quello di Chris Rea, la cui Auberge dell’inizio degli anni Novanta ha un arrangiamento di chitarra e un organo Hammond che rimandano inequivocabilmente alle atmosfere del Dylan del 1965.

All’inizio degli anni Duemila, arriva la parodia del maestro dei parodisti dei video musicali: Weird Al Yankovic trae spunto dal palindromo nome di “Bob” per realizzare un pezzo composto per intero da versi palindromi. L’enigmista che è in me va in solluchero.

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Pochi anni prima, nel 1997, usciva uno dei più importanti album rock di sempre, Ok Computer dei Radiohead, che contiene un pezzo dal titolo Subterranean Homesick Alien. Il pezzo non ricorda sicuramente Dylan, se non per il titolo, a meno che non lo si voglia individuare in alcuni suoni della chitarra.

Abbandoniamo per un po’ Dylan, ma restiamo nello stesso anno 1997, quando usciva un pezzo di enorme successo di un altro gruppo inglese, The Verve. Il video, notissimo non solo in Inghilterra (ero appena arrivato per i miei tre anni in terra d’Albione e la canzone si ascoltava e vedeva un po’ ovunque), presenta un imbronciatissimo Richard Ashcroft che cammina lungo un marciapiede, incurante di tutto e di tutti, dapprima da solo e alla fine insieme ai compagni di band.

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L’anno dopo c’erano i Mondiali di calcio, evento che gli inglesi celebrano non solo con colossali bevute, ma anche con numerosi footie anthems. Ne ricordo persino uno cantato dalle Spice Girls, nonché il notissimo (per lo meno in Inghilterra) Three Lions, composto originariamente per gli Europei del 1996 in Inghilterra (orgogliosamente “It’s coming home / It’s coming / Football’s coming home”) e riadattato per i Mondiali francesi. Ma soprattutto ricordo il goliardico Vindaloo dei Fat Les, progetto (?) che comprendeva anche l’artista Damien Hirst. Nel video un sosia del cantante dei Verve cammina per strada ed è circondato dai più bizzarri uligani.

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E che cosa succede nel 2012? Proprio Bob Dylan cammina su un marciapiede insieme ad alcuni weirdos, compreso un energumeno conciato come uno dei Kiss. Nel frattempo la musichetta retrò accompagna la vicenda di un romantico ragazzo che cerca di conquistare una deliziosa ragazza della quale si innamora giustamente a prima vista. Gli va molto male.

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4 pensieri riguardo “Dylaniante

  1. Purtroppo sono rock-pop-refrattaria e di Dylan mi piacciono un paio di canzoni scelte che conosco – probabilmente perché le conosco. Scommetto che tu invece sei uno di quelli che mandano le scalette a Sei gradi 🙂

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    1. Io invece confesso la mia ignoranza e, per sapere che cosa sia “Sei gradi”, ho dovuto indagare (beh, non esageriamo, diciamo pure googlare, ormai lo si può scrivere senza virgolette). Mi hai dato un’idea, magari invierò una scaletta.

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