Personaggi orrendi: Marco Travaglio

L’obiettivo è apparentemente facile e non è neppure originale, dato che i ritratti critici, se non malevoli, del giornalista non mancano, tuttavia, se si vuole essere intellettualmente onesti, bisogna partire da alcune ammissioni.

C’è stato un tempo, 18 anni fa, in cui Travaglio piaceva a tante persone, a molte più di adesso. Erano i tempi dell’intervista di Luttazzi poco prima delle elezioni del 2001 e Travaglio diventò un punto di riferimento degli antiberlusconiani. Io stesso lo ascoltai con piacere in Piazza Caricamento a Genova durante una manifestazione. Lui, se non sbaglio, partecipò telefonicamente, ma lo applaudii senza remore ascoltando la sua ricostruzione della vicenda Previti-Berlusconi-Squillante.

Poi sono passati gli anni e tante parole, tantissime parole. Libri – molti libri -, articoli – migliaia di articoli -, apparizioni televisive – continue apparizioni televisive -, spettacoli teatrali e probabilmente altre forme di presenza nel dibattito pubblico che ignoro. È chiaro che quando si scrive così tanto talvolta ci si possa sbagliare, ma non è questo il punto. I punti in realtà sono molti e non ho neppure voglia di starli a elencare. Piuttosto, mi limiterò ad alcune considerazioni che traggono spunto dall’ultimo suo articolo che mi è capitato di leggere. Il pezzo risale ad alcuni giorni fa ed è apparso sul “Fatto quotidiano”, il giornale da lui diretto. Ecco come scrive Travaglio:

Da giorni due postulanti si aggirano per gli studi tv a spacciare la bufala “Travaglio ha chiesto la prescrizione in un processo, dunque è incoerente nel sostenere la blocca-prescrizione”. Uno è tal Piero Sansonetti che, dopo aver fondato e affondato mezza dozzina di giornali, è riuscito a farsene aprire un altro coi soldi di Alfredo Romeo (tipico caso di circonvenzione di capace): il Riformista, detto anche Riformatorio. L’altro è tal Matteo Renzi che, dopo aver affondato il Pd, ha fondato un nuovo partito che naviga fra il 3 e il 4% e si candida all’eredità del Psdi di Nicolazzi.

Così esordisce. Sansonetti e Renzi sono accompagnati dall’aggettivo “tal”, secondo una strategia che lui usa consuetudinariamente: lo sminuimento dell’avversario. Sansonetti non è “un tale” e, soprattutto, non lo è Matteo Renzi. Non sono dei poveracci sconosciuti, anzi, il secondo è una delle persone più note in Italia. Potremmo anche aggiungere che affermare che “Renzi ha affondato il PD” non è un’affermazione così oggettiva come sembra. A mio modo di vedere, è fondamentalmente vero, ma io provo una profonda antipatia istintiva per Renzi, antipatia che però non mi impedisce di riconoscere come proprio con Renzi il Pd sia arrivato al 40%. Travaglio, le cui qualità fondamentali sono la memoria e un archivio (non so se mentale, cartaceo o informatico) fenomenale, distorce il dato ai fini della sua idea. Il riferimento a Nicolazzi, invece, riconosco che è divertente. L’articolo prosegue, ma qui non mi interessano le argomentazioni con cui si difende, bensì i dettagli in cui si nasconde il diavolo:

L’altroieri a Piazzapulita c’era un tizio con la pappagorgia e in stato confusionale che pare risponda al nome di Renzi.

Che poi non è che il diavolo si nasconda tanto, in questa frase che è talmente becera da rendere superfluo qualsiasi commento.

L’articolo si conclude con una maldestra citazione manzoniana:

Ma questi poveracci sono così in malafede da pensare che siano tutti come loro. Omnia munda mundis, omnia Renza Renzi.

Che cosa significhi “omnia Renza Renzi” lo sa forse Travaglio, che – restiamo manzoniani – usa un po’ di latinorum per confondere le acque.

Insomma, questa abitudine di presentare gli avversari come dei subumani, dei deformi, di insultarli, di sminuirli, di fingere di non conoscerli, di storpiarne il nome ricorda molto… chi ricorda? Non mi viene il nome… ah, sì, Emilio Fede.

Autoscatto di Marco Travaglio in un accesso di umiltà

P.S. L’articolo da cui ho tratto le citazioni rientra nell’attuale campagna di Travaglio per l’abolizione della prescrizione giudiziaria. Probabilmente preferisce la proscrizione.

P.P.S. Su Facebook ci si può imbattere in pagine quali “Marco travaglio FanClub”, “Marco Travaglio Fan” (una pagina da 140 post al giorno, peggio di Salvini e Fusaro insieme), “Ci pisciano in testa e ci dicono che piove – Marco Travaglio” (197.801 follower) che usano appunto il nostro come nume tutelare per diffondere notizie e proclami tendenzialmente arrabbiati. Non è lui che crea queste pagine, non è colpa sua, ma un albero lo si giudica anche dai suoi frutti.

Altri personaggi orrendi: Vittorio Sgarbi, Andrea Scanzi, Francesco Merlo; Umberto Galimberti; Giuseppe Genna; Lady Gaga; Guia Soncini

8 pensieri riguardo “Personaggi orrendi: Marco Travaglio

  1. Alessandro sei andato su un personaggio “scomodo”. A me non è mai piaciuto, neanche quando piaceva a molti. Quello che mi impressionava di lui era il suo modo di parlare, con lo sguardo diretto nel nulla, fisso e ieratico. Da brividi. Pensavo che dopo Berlusconi, come molti antiberlusconiani di professione, sarebbe rimasto disoccupato. Renzi gli venne incontro, e lui contraccambiò con ardore. Sulla quantità di libri che sformava ad ogni starnuto, ricordo nel 2006, in piena epopea (anti)berlusconiana, immerso a scrivere ad ogni piè sospinto sul suo argomento/totem, ebbe anche il tempo di scrivere in un paio di mesi, anche un libro su calciopoli. Li ebbi la conferma che qualcosa non andava in lui. Dopo essere rimasto orfano del suo punto di riferimento, ho notato che ha iniziato a storpiare nomi, ed andare sull’insulto personale, invece che controbattere le idiozie politiche di coloro che prende di mira (una cosa non tanto difficile se hai dinanzi Renzi, che al cospetto di Martinazzoli è comunque una formichina). Purtroppo stando lontano dall’Italia e da Torino dove ho vissuto per troppi anni, ho avuto ahimè la prova lampante della pasta di cui è fatto, e la conferma circa il modo di fare di certi torinesi (non tutti ovviamente). Quando qualcuno non va loro a genio, vanno sempre sull’insulto sminutivo: “il tale” (quando vogliono restare meschini, ma distaccati), poi su quello personale (accento, origini, professione, quando vogliono marcare la loro superiorità morale sulla base della geografia). Travaglio ha come padre morale Davico Bonino e come prosecutore della propria opera Andrea Scanzi.

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  2. Bonino deve la sua fama nazionale (ovviamente per noi over 40) perché in una trasmissione televisiva di approfondimento culturale (credo mixer) in cui si doveva discutere e criticare il teatro di Carmelo Bene (con in studio l’attore) lui si profuse in una serie di insulti accademici (nel senso che non usò il gergo del popolo e ci mancherebbe altro, essendo un cattedratico di una delle più importanti universitarie italiane) nei confronti dell’attore. Se fai la traduzione dall’accademese al parla come mangi gli diede del fascista, vecchiaccio e terrone. Di lì per anni ha campato di rendita (in termini di notorietà) non per il suo lavoro e professione ma per essere stato l’anti di qualcuno. Non sono un fan di Bene (premetto), e credo che fosse abbastanza facile fargli delle critiche tecniche, ma molti critici invece evitavano di fare andando sul personale. Davico usò la seconda tecnica che ti ho riportato sopra, tecnica che ho visto molto usare negli anni vissuti a Torino (invece che discorrere e dialogare, per sminuirti pongo “l’accento” sul tuo accento, sulla tua città di origine, sul fatto che venendo da certe regioni molto probabilmente sei un retrogrado fascistello. Scusa il pippone. Su YouTube trovi il programma in questione. Sul mio blog all’indomani del referendum “Renzi” avevo riportato un inciso su Travaglio se ti può interessare. Nel tuo secondo post sui luoghi comuni noto che non si possono lasciare commenti. Non so se è voluto. Grazie come al solito per i tuoi post e per la possibilità di confronto. Un saluto. Pietro

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    1. Non sapevo della storia del litigio con Carmelo Bene, però bisogna dire che anche lui faceva tutto il possibile per mandare in bestia gli interlocutori! (Suona un po’ male, non vorrei che ricordasse la storia del “credo bene che l’hanno stuprata, aveva la minigonna”)
      Invece se i commenti a un post sono bloccati è per mio errore, cerco di rimediare.

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      1. Concordo che Bene spesso invece che argomentare amava provocare per farsi in un certo senso pubblicità. L’esempio era più mirato a far capire come si diventa personaggi facendo gli anti di qualcuno molto più famoso, ridicolizzandolo su aspetti non tecnici, ma legati al personale. Cosa che trovo insopportabile, odiosa e purtroppo molto italiana (e molto marcata in alcuni posti d’Italia piuttosto che in altri).

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    1. L’ho guardato ed è stato divertente, devo dire.
      Davico Bonino in effetti è stato estremamente sgradevole nelle sue sottolineature geografiche, mentre il riferimento alla voce ducesca, condivisibile o meno che fosse, ci stava, in fondo era un rilievo tecnico. A mio parere la figura migliore l’ha fatta Almansi, ma non nascondo che per lui nutrivo molta stima, per anni ho letto le sue recensioni teatrali su Panorama e mi hanno insegnato molto.
      Manganaro, vabbè, si è offeso per le scimmie francesi, ma è stato un’autoparodia.
      Carmelo Bene, un mix di genialità e cialtroneria

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      1. Alessandro, grazie per avermi dato questo riscontro. Anche io credo che su Bene, Almansi fosse il critico che lo avesse inquadrato meglio, appunto indivinduandone genialita’ e cialtroneria. E in molte occasioni gli abbia “tolto” quella doppia maschera. Manganaro era/e’ il classico fan di Bene, speculare ai suoi detrattori (dogmatici). Se l’e’ presa sull’insulto, ma lo capisco. Si puo’ essere permalosi (e i francesi lo sono, salvo poi non riconoscere quando loro fanno lo stesso con gli altri), pero’ oggettivamente l’insulto era molto pesante.

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