Nostalgia

Chi vuol leggere delle cose serie sulla nostalgia può cercare il mirabile Jean Starobinski, L’inchiostro della malinconia, in cui in uno dei saggi si spiegano l’origine del termine, l’identificazione della malattia tra i soldati svizzeri e le possibili cure.

Jean Starobinski

A chi invece ha tempo da perdere, per quanto pochissimo, dedico questo riciclaggio di un post su Facebook che scrissi 4 anni fa. È pure ricordato Craxi, del quale in questi giorni pare che alcuni provino nostalgia.

Basta con i post nostalgici che parlano di un passato che non è esistito! Ecco come era la scuola negli anni Ottanta.

– Noi avevamo dei compagni somari, che, nonostante non aprissero un libro, venivano promossi.
– Noi potevamo mettere un poster pornografico nel registro del professore di religione e non prendere neppure una nota.
– Noi avevamo già genitori pronti a piagnucolare per difendere i figli.
– Gli insegnanti erano dei modelli di comportamento e fumavano sulla soglia dell’aula.
– Il bullismo era terribile: c’erano bambine torturate psicologicamente per i genitori terroni.
– Gli scherzi ai primini non forgiavano il carattere: creavano nuovi aguzzini.
– Noi non avevamo alcun rispetto per la scuola: devastavamo i banchi con scritte e incisioni e in bagno divelgevamo le porte a spallate.
– Noi ignoravamo il mondo e ce ne sbattevamo della politica: la maggior parte di noi non sapeva neppure chi fosse Craxi.
– Noi eravamo schiavi della pubblicità e a merenda non mangiavamo pane olio e sale, bensì Fonzies e Girelle piene di grassi idrogenati.
– Noi prendevamo per oro colato quello che diceva la televisione.
– Noi guardavamo tutti il festival di Sanremo e la maggior parte delle canzoni erano orribili.
– Noi studiavamo senza passione e l’unica cosa che ci interessava era il voto.
– Noi viaggiavamo sereni, purché ci tenessimo alla larga dalla stazione di Bologna e dal Rapido 904.
– Noi avevamo un futuro radioso come dei missili Pershing e Cruise.
– Noi non morivamo, se non per overdose.
– Noi non leggevamo un libro manco a morire.

5 pensieri riguardo “Nostalgia

  1. Però avevamo fame (non di cibo, ovvio), o almeno io la avevo.
    Visti da lontano potevamo sembrare tutti uguali, ma non lo eravamo, magari senza sapere di non esserlo.
    Anche questi di adesso visti da lontano sembrano tutti uguali, ed è improbabile che lo siano.
    Non ho mai sentito di una generazione che comprenda bene i valori e l’identità della precedente (e viceversa), ed è meglio così, chè altrimenti non andremmo da nessuna parte (e io personalmente non ho alcunchè da trasmettere che possa essere spendibile o utile tutt’oggi) .

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  2. Per quel che posso ricostruire io, lo sfascio della scuola è cominciato nella prima metà degli anni Settanta. Negli anni Ottanta, come si suol dire, i buoi erano già scappati. Ci sarà stata un qualche tipo di necessità per cui doveva andare così. Ma lasciando da parte i ricordi nostalgici, che sono quasi sempre soggettivi e distorti, c’è secondo me una pietra di paragone oggettiva a cui si può far ricorso per misurare lo sfascio (che può essere anche benvenuto, ma sempre sfascio è), ed è la lingua italiana che si legge sui giornali e in generale sulla carta stampata non appena ci si allontana dall’editoriale o da quei quattro intellettuali “sicuri” (e generalmente anzianotti). Per non parlare della lingua che si sente in televisione.
    Se sotto una lingua pessima si possa trovare comunque qualcosa di buono, è una domanda che mi faccio, ma a cui tenderei a dare una risposta negativa.

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  3. Ricordo bene il bullismo: diffusissimo e sottovalutato. Non mi stupiscono certi comportamenti di 40enni (miei coetanei) di oggi sempre pieni di boria, spocchia e tracotanza. Ricordo bene anche il classismo nelle scuole, anche se certo non era quello che avevano vissuto gli italiani negli anni 50 e 60. Ricordo che è stato anche il decennio in cui per la prima volta venne screditato il parlamento, candidando personaggi “improbabili”, ed esibendo da parte di politici di primo piano comportamenti discutibili sul piano privato che ovviamente hanno screditato molto la classe politica. Vi era un’aria da basso impero che permeava il tutto. Vi erano però ancora gli anziani che ammonivano da queste derive. Inascoltati ovvio. C’e’ anche da dire che a scuola si andava a piedi e non in auto. Esisteva ancora un piccolo senso di fiducia e rispetto per il prossimo. Oggi non esiste più, ma la deriva inizio’ forse proprio allora.

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