George Steiner. In memoriam

Ai tempi dell’università avevo una triade, diciamo pure una trinità, di studiosi prediletti: Jurij Lotman, Jean Starobinski, George Steiner. Una triade felicemente eterogenea e che non escludeva dal mio olimpo degli studiosi di letteratura altri autori. Loro tre però, nati negli anni Venti, erano ancora attivi. Lotman se ne andò presto, nel 1993. Mi feci regalare per Natale il suo splendido La cultura e l’esplosione, pubblicato in Italia non ricordo se appena prima o appena dopo la sua morte.

Un anno fa se ne è andato, quasi centenario, il più amato, Jean Starobinski, che ebbi il privilegio di ascoltare dal vivo nel 1998 al Taylor Institute a Oxford.

Oggi ci ha lasciati George Steiner, dei tre quello che ho letto e riletto più a fondo, sia in italiano, sia in inglese. Lo conoscevo solamente di nome come l’autore di Dopo Babele, quando presi quasi per caso da uno scaffale della biblioteca del dipartimento di italianistica, Vere presenze, un libro folgorante. Negli anni successivi ricordo l’attesa legata ai suoi libri: ero laureando al Dipartimento di Scienze Glottoetnologiche quando la mia relatrice, Enrica Salvaneschi, chiese a me e all’inseparabile compagna di studi Emanuela che libri acquistare per la biblioteca di dipartimento: con convinzione sincronizzata il primo libro che ci venne in mente fu, appunto, Dopo Babele. Pochi anni dopo, avevo letto di un libro che sarebbe dovuto uscire in Inghilterra e chiesi a mio fratello di cercarlo: non lo trovò, ma mi portò Language and Silence. E quando, nel 1997, andai anch’io a studiare in Inghilterra, entrando per la prima volta nella libreria Dillons del campus di Reading, mi emozionai a vedere che era appena uscita l’autobiografia Errata. An examined life.

Quando, meno di un’ora fa, ho scoperto che oggi Steiner è mancato, sono andato a guardare in corridoio la mensola su cui si trovano i suoi libri e mi sono accorto di una cosa che in realtà ho sempre sotto gli occhi: i libri di Lotman, Starobinski e Steiner sono vicini.

Tanti libri da riprendere in mano

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