La Repubblica e il familismo amorale

Se uno dei più importanti e noti giornalisti italiani scrive una bestialità in cui si congratula con uno stupratore per la sua performance sessuale, ci si immagina che la notizia abbia un certo riscontro sui giornali italiani. Se un quotidiano decide di non dare la notizia, possono esserci varie ragioni.

  1. La, si fa per dire, battuta è considerata spiritosa e quindi non si può rendere conto di tutte le spiritosaggini dette da un personaggio pubblico, per quanto famoso.
  2. La battuta è presa alla lettera e la si condivide.
  3. Le parole sono ritenute inaccettabili, ma si pensa bene di non dare ulteriore pubblicità a una personaggio già iperpresente sulla scena pubblica.
  4. C’è un patto tra galantuomini per il quale i grandi quotidiani italiani adottano la politica di non attaccare i giornalisti delle altre testate.
  5. Non si parla di papà.

Adesso rendiamo velocemente conto dei fatti. Tre giorni fa Vittorio Feltri, che – duole dirlo – è un giornalista famoso, potente, continuamente interpellato e quindi importante, ha pubblicato un Tweet siffatto:

Siamo d’accordo: bisogna condannare Genovese se ha stuprato. Però un pizzico di ammirazione egli lo merita: ha scopato una ragazza per 20 ore. Il mio record è 6 minuti lordi.

Dopo un po’ lo ha cancellato, lamentandosi comunque della mancanza di umorismo imperante sui social (cosa di per sé vera, ma usata tipicamente come scusa dagli esponenti di quel gruppo che definirei come “destra spocchiosa”, gente alla Guia Soncini, tanto per dire).
Io ho appreso la notizia da alcuni siti di notizie e di politica, ma mi è venuto in mente di controllare se La Repubblica e i giornali cartacei o online del gruppo GEDI riportavano la notizia. Niente di niente.

Proviamo allora ad applicare le 5 spiegazioni.

  1. La battuta non è bella e non merita menzione. Esistono anche le barzellette su Hitler, per carità, ma le si raccontano ed eventualmente se ne ride un po’ di nascosto, però se sei famoso e racconti barzellette cretine (che ne so, la mela che “sa di culo” di Berlusconi) i giornali ne parleranno.
  2. Impensabile che qualcuno prenda la battuta alla lettera, solo un cretino potrebbe farlo, e altrettanto impensabile che un giornale di orientamento genericamente progressista e attento alle discriminazioni come “la Repubblica” ritenga opportuna una battutaccia del genere.
  3. Assai improbabile. La Repubblica dedica pagine anche per più giorni a battutacce e uscite infelici sulla questione sessismo e ben difficilmente le parole condannate sono offensive e becere quanto quelle di Feltri. Per esempio, ieri una pagina intera era occupata da due articoli, uno su una battuta sicuramente fuori luogo ma non crudele di Putin e l’altro su questioni di MeToo francese.
  4. Il patto esiste. Non so se sia un patto tra galantuomini o furfanti, ma innegabilmente esiste, tanto è vero che, se non mi è sfuggito qualcosa, neppure il “Corriere della Sera” ha riportato la notizia. Ma c’è un “ma però” gigantesco: Feltri non è solo un giornalista (tra l’altro dimessosi dall’ordine dei giornalisti con il quale ha avuto molti attriti negli anni passati), ma anche un politico. È stato appena eletto consigliere per il consiglio comunale di Milano e nel 2015 è stato il candidato alla presidenza della Repubblica (proprio la Repubblica Italiana, non il quotidiano fondato da Scalfari) dei partiti di estrema destra, ottenendo per quattro votazioni una cinquantina di voti. Inoltre la frase infame di Feltri non è stata scritta nel contesto di un articolo di giornale, ma su Twitter.
  5. Il figlio di Vittorio Feltri, Mattia, che è a sua volta giornalista e dirige “Huffington Post”, giornale online del gruppo GEDI, da anni adotta la politica di non parlare pubblicamente di suo padre. Ho già discusso la sua decisione di estendere questa sua legittima e probabilmente giusta scelta personale all’intera testata da lui diretta, ma adesso vedo che la sua scelta editoriale si è metonimicamente estesa agli altri giornali del suo gruppo editoriale.

A me tutto questo fa un po’ schifo.

Famiglia

4 pensieri riguardo “La Repubblica e il familismo amorale

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