Verso il Tor des Géants (10). Parliamo di materiale

Mancano 3 giorni alla partenza e tutto dovrebbe essere pronto: il mio peso è ottimizzato intorno ai 72 kg, non dovrei aver materiale da comprare, mi resta solamente da acquistare il cibo, gli allenamenti sono stati fatti e le ferie concesse. Sono dunque pronto? È ovvio che non mi sento pronto, come ci si fa a sentire pronti per una gara di 330 km, 24000 metri di salite e altrettanti di discesa? E ho già pensato a come organizzare il materiale nella borsa che mi seguirà nelle basi-vita? Più o meno.

Procediamo allora in maniera ordinata.

Obblighi e raccomandazioni. Il materiale obbligatorio per il Tor è davvero poco e a differenza di altre gare, in particolare diversamente dall’UTMB, gli organizzatori hanno deciso di affidarsi alla saggezza dei partecipanti. Il materiale obbligatorio è dunque il seguente:

  • Bicchiere o altro contenitore adatto per bere ai punti di ristoro
  • Telefono cellulare (inserire i numeri di sicurezza dell’organizzazione, non mascherare il numero e non dimenticare di partire con la batteria carica)
  • Documento di identità  e tessera sanitaria (o similare)
  • Due coperte di sopravvivenza
  • Riserva alimentare
  • Riserva idrica (minimo 1,5L)
  • Due lampade frontali funzionanti con pile di ricambio

Quello consigliato invece comprende queste altre cose:

  • Scarpa categoria compresa tra A2 e A5 (intermedia-> trail).
  • Dispositivo antiscivolo (ramponcini) (es:  NORTEC , GRIVEL , CAMP)
  • Giacca termica con cappuccio adatta a temperature rigide, potenzialmente di parecchi gradi sotto lo zero.
  • Giacca a guscio antipioggia con membrana impermeabile traspirante con cuciture termonastrate con cappuccio
  • Pantaloni o collant da corsa (minimo che coprano il ginocchio)
  • Copripantaloni lunghi impermeabili
  • Secondo strato caldo: maglia tecnica a manica lunga, pantalone lungo
  • Cappello che copra le orecchie
  • Guanti caldi e impermeabili
  • Indumenti di ricambio
  • Fischietto
  • Kit di automedicazione
  • Power bank per ricaricare telefono o altre strumentazioni
  • Altimetro
  • Navigatore GPS fornito di tracce del percorso (scaricabili in formato GPX  dal sito http://www.tordesgeants.it)
  • Coltello
  • Cordino

L’organizzazione si riserva poi la possibilità di obbligare i corridori a portare effettivamente alcuni capi o dell’attrezzatura in caso di necessità, per esempio i ramponcini in caso di nevicata o di gelata. Prima di scendere nei dettagli spiego come funzionano le cose con il materiale di ricambio. Prima della partenza si deposita una grossa sacca in cui inserire abbigliamento, attrezzatura e cibo. Gli atleti troveranno la sacca nelle 6 basi vita lungo il percorso, cioè all’incirca ogni 50 km. Tra le diverse basi vita ci saranno punti di ristoro in cui bere e mangiare, ma non dormire. A differenza degli altri anni, infatti, a causa dell’emergenza sanitaria non si potrà dormire nei rifugi. Questo significa che la gestione del sonno sarà estremamente difficile, poiché l’esperienza di una gara come l’UTMB mi ha già insegnato che quando il sonno sopraggiunge è invincibile e gestibile per un numero limitato di chilometri. Non ci si potrà quindi permettere – a meno che non sia giorno e la temperatura sufficientemente elevata -, di “provare un po’ a continuare, poi casomai fare un sonnellino in un rifugio o all’aperto”. No, il sonno dovrà essere in qualche modo programmato e i riposi anticipati senza attendere che la fatica faccia chiudere gli occhi. Visto inoltre che l’organizzazione, sempre per ragioni igieniche, non fornirà coperte, sicuramente nella sacca del cambio infilerò un sacco a pelo caldo.
E adesso finalmente ecco alcuni dettagli per il materiale, partendo ovviamente dalle due cose più importanti.

Zaino. Il regolamento non specifica che occorre portare uno zaino, ma verosimilmente nessuno pensa di percorrere il Tor con una busta della spesa o una tracolla. Userò il Dynafit Ultra 15, che ho già usato per la Monte Rosa Skymarathon. La capienza, di 15 litri è sufficiente per il mio stile molto essenziale e lo zaino ha almeno 5 caratteristiche apprezzabili: 1) ha lo schienale corto e quindi fa sudare un po’ di meno; 2) è molto stabile; 3) è molto elastico e ciò permette di sfruttarne bene la capienza; 4) il colore fucsia; 5) anche se non è regalato, costa un po’ meno rispetto a uno zaino di livello simile di altre marche.
Forse userò pure la cintura Salomon Pulse Belt che uso spesso da un paio di anni. Potrei farne a meno perché nello zaino dovrebbe starci tutto, ma potrebbe essere utile per infilarci alcune cose da prendere al volo. In particolare ho pensato che quando mi capiterà di dover mettere in carica il telefono o il gps, dentro la cintura dovrebbero essere fermi e di facile accesso.

Scarpe. Le scarpe principali saranno le Dynafit Ultra 100. Molto ammortizzate, un tantino oversize rispetto alle mie abitudini, ma ormai mi ci sono abituato. Il grip della suola Pomoca è eccellente, quindi anche in discesa sono affidabili. Il terreno su cui rendono meno è quello fangoso. Nella borsa del cambio infilerò le Dynafit Alpine, più aggressive e meno ammortizzate, e le Salomon S/Lab XA Alpine, la scarpa che uso nelle uscite e gare su ghiacciaio o neve, perché in caso di nevicata o di forte freddo quando sarò molto stanco, delle scarpe calde potrebbero essere molto utili.

Calze. Quest’estate ho usato spesso le calze Wild Tee Rockies e mi ci sono trovato molto bene perché sono leggere e asciugano in fretta, in pratica hanno le due caratteristiche per me più importanti in una calza da trail. In più non distinguono tra calza destra e calza sinistra, cosa che apprezzo molto perché – diciamoci la verità – davvero quando mettete la calza da corsa destra nel piede sinistro voi ve ne accorgete? Io no. Tornando alle calze Wild Tee, ho deciso di prenderne altre due paia, di colori diversi, così non mi confonderò tra calze pulite e sporche quando mi cambierò. In caso di freddo, mi porterò le supercollaudate calze lunghe da fondo della Accapi.

Pantaloni. In borsa infilerò di tutto: collant lunghi, a tre quarti, ciclisti, calzoncini non aderenti. In teoria la scelta migliore sarebbero i ciclisti Salomon compressivi che davvero aiutano a ritardare i crampi, ma in caso di caldo penso che opterò per qualcosa di più fresco. Ad ogni modo, se avrò addosso i pantaloni corti, non è detto che metterò sempre i collant lunghi nello zaino, specialmente dalla partenza alla prima base vita di Valgrisenche, perché, visto che sarà giorno, potrebbero non esserci problemi di abbassamento eccessivo della temperatura. Terrò invece sempre nello zaino i sovrapantaloni Camp, necessari in caso di pioggia e utili per il freddo nel caso in cui non avessi dietro i collant lunghi.

Giacca. Nell’indecisione porterò ben tre gusci e sceglierò quale infilare nello zaino o addosso a seconda del momento della gara. Se alla partenza il tempo sarà buono, infilerò nello zaino la giacca leggerissima e comprimibilissima della Raidlight. Nonostante la leggerezza estrema è impermeabile, ma ripara ben poco dal freddo. Sempre leggera, ma più protettiva è la giacca in Goretex Paclite della Salomon e, infine è possibile che usi la giacca della divisa Sisport, leggermente più pesante, ma con il pregio di essere leggermente elastica (come lo è la giacca Raidlight). Verosimilmente la userò nella prima notte, durante la quale al Col Lauson si arriverà a 3296 metri di quota.
Con le quote elevate, il probabile freddo di settembre e la sicura stanchezza occorrerà però uno strato davvero caldo, quello che davvero ti può salvare non diciamo la vita, ma la gara sì. L’ideale sarebbe la giacca Patagonia con imbottitura Micropuff, che pare essere quanto di più vicino ci sia alle prestazioni della piuma d’oca per quel che riguarda termicità e comprimibilità, ma con il vantaggio della fibra sintetica che rimane calda anche bagnata; ho però evitato la spesa e mi son fatto prestare da mio padre la sua fidata e un po’ consumata Patagonia Nanopuff, che pesa comunque meno di 400 grammi. La taglia L è leggermente abbondante (di Patagonia io avrei la M), ma forse permette di infilare lo zaino sotto la giacca. Il cappuccio è bello aderente e questo è un dettaglio importante.
Infine, infilerò in fondo allo zaino una mantellina di emergenza di plastica, che potrebbe venir bene se fossi sorpreso da una pioggia molto intensa.

Ancora per coprirsi. Verosimilmente di notte userò una maglia con le maniche lunghe. Ne porterò due di quelle che uso per sciare di fondo, mentre di giorno sarà più probabile che usi i manicotti. In testa, invece, cappellino con visiera non rigida (si piega facilmente), oppure buff o berretto da fondo. Per le mani, oltre ai guanti leggeri da running e ai sovrastanti impermeabili, metterò in borsa anche dei guanti caldi, forse addirittura le muffole di lana cotta stile Messner in cima al Nanga Parbat.

Le muffole di lana cotta non saranno più di moda, o forse son vintage, ma quando voglio le mani calde, sono la scelta migliore

Frontali. La Petzl Myo XP non è più una lampada all’ultimo grido, ma funziona bene, quindi continuo a usarla. Come seconda frontale ho preso una Petzl Bindi, leggerissima, ma con una luce sufficiente non solo per farsi vedere dai soccorritori, ma anche per camminare.

Bastoncini. Penso che nessuno corra il Tor senza bastoncini. Anch’io userò i miei collaudati Black Diamond di alluminio aeronautico. Perdono qualcosa nel peso rispetto ai bastoncini di carbonio, ma sono comunque belli rigidi e corrono meno il rischio spezzarsi.

Altri dettagli. Fondamentale è la vaselina per proteggere dagli sfregamenti. La userò per i capezzoli, all’inguine e tra le dita dei piedi.
Dato che i cambi di maglietta saranno più di uno, per evitare di sganciare ogni volta le spille del pettorale ho preso una fascia porta pettorale, di quelle che si usano normalmente nel triathlon.
Ho pure pensato che uno dei grandi problemi sarà il rincoglionimento durante la gara, la perdita di lucidità, perciò ho inserito nella custodia del telefonino un foglio con i vari codici di sblocco.

Mi fermo qui per non rischiare di tediare ulteriormente i lettori. Domani si parte con i compagni di squadra, i doctor Pietro e Federico. Pietro ha il vantaggio di aver già concluso il Tor una volta, Federico ha un motore di una cilindrata spropositata, per intenderci, è uno che vince gare del genere. Io speriamo che me la cavo.

Pietro e Federico

Puntate precedenti:
Verso il Tor des Géants (1). Preso!
Verso il Tor des Géants (2). Sogni mostruosamente proibiti
Verso il Tor des Géants (3). Un abbozzo di programmazione
Verso il Tor des Géants (4). Adesso parlo davvero di allenamento.
Verso il Tor des Géants (5). Dimagrire, camminare e scendere veloci.
Verso il Tor des Géants (6). Salite vere e finalmente una gara.
Verso il Tor des Géants (7). Breithorn.
Verso il Tor des Géants (8). Monte Rosa Skymarathon.
Verso il Tor des Géants (9). Due settimane non so se abbastanza intense, ma bellissime.

8 pensieri riguardo “Verso il Tor des Géants (10). Parliamo di materiale

  1. Zaino: Hai considerato che se invece corri con una ventiquattrore di pelle potresti passare alla storia come Dick Fosbury (o alla peggio come Dorando Pietri)?

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