Altri luoghi comuni

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  • Quando chiude un giornale si impoverisce la democrazia. Quindi promuoviamo e firmiamo petizioni, avanziamo interrogazioni parlamentari… Però siamo sicuri che, se chiudesse “Libero”, la democrazia soffrirebbe per la mancanza di titoli razzisti, articoli beceri, sessismo, razzismo? Davvero i tentativi di rianimazione del cadavere de “l’Unità” erano così necessari? I tanti giornali di partito erano così indispensabili da richiedere un continuo drenaggio di denaro pubblico? Però ci sono i lavoratori, si potrebbe ancora obiettare. Bah, io il titolista di “Libero” lo definisco “complice”, prima ancora che lavoratore.
  • Un libro è sempre meglio di/che… Perché mai Orsacchiotto Corallina mamma Solange dovrebbe essere meglio di Billy Wilder? Un brutto libro è peggio di, non dico un bel film, ma anche di un normalissimo film. Direi di più, un brutto libro è peggio persino di un passabile programma televisivo. Inoltre una cosa non si nobilita se si trasforma in un libro: se da un brutto programma televisivo si ricava un libro, quel libro sarà un pessimo libro, ancora peggio del programma; il libro di uno youtuber che scrive come se fosse davanti alla webcam non nobilita lo youtuber.
  • Le eccellenze. Quelle italiane, quelle scolastiche: comunque è necessario promuoverle. Per quanto riguarda la scuola, è certamente piacevole e gratificante promuovere le eccellenze (ma ricordiamoci che il bravo allievo potrebbe tradire gli insegnamenti del maestro), ma mi sembra molto più importante promuovere i “medi”, tanto gli eccellenti di solito non hanno bisogno di noi insegnanti.
  • Le democrazie mature. Si trovano rigorosamente fuori dall’Italia, nei paesi seri, e sono di antica tradizione. Quali siano non è ben chiaro: gli Stati Uniti che eleggono Trump? Il Regno Unito dove c’è la regina? La Germania, che per una parte lo è da tanto tempo quanto l’Italia e per l’altra lo è da 30 anni? La Svizzera dove 40 anni fa le donne non potevano votare?
  • L’autorevole. Detto sempre di giornali stranieri, compresi il “New York Post” e “The Sun”.
  • Le provocazioni. Possibilmente devono essere scontate e comportano preferibilmente una reazione prevedibilissima. Se sono ben congegnate, sono preventivamente dotate di controprovocazione. Per esempio, Maurizio Cattelan provoca appendendo una banana al muro e David Datuna controprovoca mangiandosela.
  • Gli outfit. Evoluzione del look. Abbigliamento è plebeo, stile potrebbe essere sufficientemente pretenzioso, ma forse è troppo serio.
  • Le task force. Vengono dispiegate in caso di catastrofi naturali. Si convocano negli uffici del Viminale durante lo spoglio delle elezioni politiche: sempre di catastrofi si tratta.
  • La macchina dei soccorsi/della solidarietà. Va da sé che una task force non può mettere in movimento altro che una macchina.
  • Le standing ovation. Da una ventina d’anni vengono tributate un po’ a tutti. Vasco Rossi, già nella fase di imitatore dei suoi imitatori, intitolò così una dimenticabile canzone.
  • Metterci i corpi. Siccome metterci la faccia e scendere in piazza in carne ed ossa è troppo poco, si è deciso di aggiungere un tocco foucaultiano.
Persone che ci mettono il proprio corpo in una standing ovation tributata a una provocazione

5 pensieri riguardo “Altri luoghi comuni

  1. Ciao Alessandro, su questa tue seconda lista mi trovi un po’ meno in accordo, pur detestando tutte le “frasi fatte” che citi.
    1) Democrazia matura. Credo di averlo sentito per la prima volta da Dalema, ai tempi della bicamerale da lui presieduta. Mi parve una definizione infelice per gli stessi motivi che tu citi. Poi mi sono accorto che per liberarci di Berlusconi, abbiamo dovuto sorbirci ben suoi tre governi, e che grazie solo ad un fallimento economico dello stato prossimo a quello avuto in Argentina 2001 ce lo siamo tolto di torno. Non credo che gli USA arriveranno mai ad avere tre presidenze Trump (non solo per limiti di costutuzionalita’ ai 2 mandati), e che ci sta avere come capo del governo un “eccentrico” tipo Johnson dopo cotanti assennati presidenti (molti criticabili per scelte politiche per carita’, ma non per cattivo gusto e corruzione, almeno quelli che ho conosciuto io dalla Tacher a Blair… e parliamo di quasi 30 anni, e che si sono mossi con intelligenza e finezza in passaggi drammatici e difficili come la guerra delle Malvinas e come la transizione di Hong Kong), certo oggi stanno completamente deragliando. Tornando agli USA, negli anni 70, riuscirono a far dimettere un certo Nixon (certo oggi appare come una cosa scontata), ma far dimettere uno di quella tempra, con i risultati in politica internazionale che ottenne, e con un’economia nazionale che in quegli anni riusci’ piu’ o meno a non farsi travolgere dalla crisi petrolifera internazionale, non era certo una cosa da Italia o Spagna. Certo poi c’e’ il caso Francia, che non so perche’ riesce ad avere Presidenti che si presentano meglio dei nostri primi ministri, ma che alla fine fanno anche piu’ danni (Sarkozy fu peggio di Berlusconi per i suoi risultati soprattutto in politica estera, Hollande molto piu’ inetto della sinistra italiana, Macron straccia in quanto a vaniloquio e ipertrofia il gia’ abnorme ego di Renzi)… quindi difficile parlare di Democrazie Moderne .. ma quanto alla Francia, sicuramente una democrazia che funziona meglio dato che Sarko se lo sono tolti dalle scatole senza tanti problemi, cosi come poi Hollande poi e cosi come sara’ per Macro. Quando poi vedo che in Spagna hanno scambiato la democrazia per: andiamo a votare ogni 8-10 mesi, o facciamo referendum autoreferenziali piu’ che autodeterminanti.. be mi viene il sospetto che Dalema non avesse poi tutti quei torti in quella definizione.
    Sulle eccellenze. Scrissi un mio post su come questa parola mi provochi ogni tipo di repulsione, specie quando la sentivo usare all’Universita’. Se pero’ vai al discorso scuola, forse gia’ ci siamo “scontrati” su questo tema. Dieci e piu’ anni fa, tornai al paese dei miei, per la festa di laurea di mio fratello. Ricordo che nel ristorante ove festeggiamo, i camerieri erano molti miei compagni di classe, che i professori delle medie, reputavano quelli “eccellenti”, che ce l’avrebbero fatta a prescindere, perche’ dotati di un’intelligenza (analitica) superiore alla media. Qualche anno fa invece fui contattato da un gruppo di ex compagni delle superiori. Anche qui, tutti quelli che venivano reputati i piu’ “intelligenti” o erano operai all’Ilva o sottufficiali di forze armate. Ora a me i camerieri, gli operai e i militari stanno simpatici, e svolgono una professione piu’ che dignitosa ed importante. Quello che mi fa specie e’ che forse potevano fare chessoio: i fisici, gli insegnanti, gli ingegneri, gli avvocati, i medici o qualche altra professione dove piu’ che usare il fisico si potrebbe usare l’intelligenza “analitica” per l’appunto.

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    1. In effetti, in altri paesi sono molto più veloci a togliersi dai piedi i politici che non funzionano.
      Per l’altra questione devo rifletterci ulteriormente e nel frattempo spero di non tarpare le ali né agli alunni che vilano alto, né a quelli che per ora sono fagiani

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      1. Ciao Alessandro
        grazie per la risposta al mio abnorme commento (chiedo venia). Sulla questione “eccellenze” fornisco qualche indicazione in piu’ ai fini dell’analisi per evitare fraintendimenti. Nel mio caso la scuola media era in un piccolo paese del sud. qualcuno potra’ pensare che allora si fosse tutti un po’ “mischiati”. Niente affatto. Non so perche’ i figli della “borghesia” finivano in determinate sezioni, i figli degli “operai” finivano tutti in un’altra. Ecco io era in una sezione “operaia” diciamo cosi’.. non mi lamento, anzi credo alla fine mi sia andata anche meglio, dato che non ho fatto 3 anni con gente con la puzza sotto il naso. Quando parli di eccellenze che non hanno bisogno dei maestri (o ne hanno limitato bisogno), per me si parla di intelligenze effettivamente fuori dal comune, quasi ai livelli di geni.. comunque bambini con dei talenti innati ed anche marcati per determinate materie (specie la matematica e le materie ad esse affini). Quello che intendo io invece: sono bimbi comunque sopra la media, che hanno intelligenze notevoli, ma che non possono ritenersi casi eccezionali, per quanto talentuosi (effettivamente nel genio vi e’ qualcosa di destinico, nel talentuoso non proprio). In quel caso, se non si ha la fortuna di nascere in una famiglia borghese, o in una famiglia operaia che crede all’istruzione, e’ molto probabile che quell’alunno, difficilmente potra’ mettere a frutto quel suo talento, specie se poi la scuola (o gli insegnanti) ha piu’ premure per lo studente medio, o per quello meno baciato dalla fortuna in termini di “intelligenza analitica” o particolari talenti per la lingua/arte/musica. In questi mesi ho riflettuto molto su questa cosa, e devo ammettere che non vorrei essere mai nei panni di un insegnante di scuola media (scuola secondaria di primo grado). proprio perche’ e’ quella l’eta’ piu’ delicata. Quindi massimo rispetto ed onore al tuo delicatissimo lavoro. Andiamo alle superiori. Quando poi hai deciso se fare l’ITIS piuttosto che il Liceo d’elite, molto dei futuri 10-15 anni sono stati abbastanza determinati. Per concludere: nella mia esperienza di studente anni ’90, ho visto molti “telentuosi” ed “intelligenti” miei coetanei poi svolgere in eta’ adulta, lavori per cui non era poi richiesto un livello cosi’ alto di talenti analitici, artistici, letterari. Al contempo, avendo avuto la fortuna di proseguire gli studi, ma soprattutto lavorare nel settore che ho approfondito negli studi universitari, ho avuto la ventura di lavorare con tante persone normodotate sotto l’aspetto analitico (parlo da ingegnere) e’ che hanno avuto la ventura di nascere in famiglie o benestanti o che credevano molto al valore dello studio. Pochissimi, se non sporadicissimi casi, di persone di talento che provenivano da famiglie operaie o famiglie di poveri diavoli (per esagerare ma rendere meglio l’idea). Morale della favola, il frullatore sociale che potenzialmente doveva venire dalla scuola almeno per quelli della mia generazione non ha funzionato molto. Ovviamente non credo che le responsabilita’ siano solo di un professore in particolare (anzi a volte e’ grazie a qualche singola/o donna o uomo di buona volonta’ che qualche ragazzo in gamba e dotato, ma che non e’ molto supportato dalla famiglia, riesce poi a continuare), dei professori, o della sola scuola… mi sembra vengano da molto lontano. Scusa per l’ennesimo pippone.

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